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Oro: resta un pilastro per diversificare e proteggere i portafogli
Le Banche centrali hanno aumentato le riserve di 297 tonnellate di oro, alimentando la domanda che sostiene il prezzo. L’oro è percepito come una riserva di valore universale, non legata a valute o governi, e quindi utile in un contesto di tensioni politiche e incertezze sul dollaro e sulla politica monetaria.
L’oro ha superato i suoi massimi storici e continua ad attirare interesse. Sulla spinta di una forte domanda, dopo oltre il 60% guadagnato nel 2025, il metallo giallo in gennaio si è apprezzato di un ulteriore 25%, arrivando a flirtare con quota di 5.600 dollari. Sulla sua scia si sono mossi tutti gli altri metalli preziosi, a cominciare dall’argento che ha fatto segnare balzo oltre l’importante soglia psicologica dei 120 dollari/oncia, con un rialzo mensile del 65%. Dietro questa accelerazione ci sono diversi motivi, i cui effetti non sono del tutto prevedibili.
Questo momento, anche secondo Matt Bance, solutions strategist e portfolio manager di T. Rowe Price, non va letto come una semplice corsa speculativa: rappresenta invece la conferma che il quadro che storicamente favorisce l’oro – incertezza politica, tensioni geopolitiche e instabilità istituzionale – sono ben presenti. In altre parole, l’oro non sta salendo solo perché ‘va di moda’, ma perché il contesto globale è fragile. Guerre, frizioni tra grandi potenze, politiche macro difficili da prevedere e l’inflazione spingono gli investitori a cercare strumenti capaci di proteggere i loro risparmi nel tempo. Ecco quindi l’oro, scelto anche dalle Banche centrali: le prime, d’altronde, a muoversi in questo senso nel 2022, con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.
Un ruolo chiave nella costruzione dei portafogli
In questo momento sia in grandi investitori sia i piccoli guardano all’oro. Dal punto di vista dell’asset allocation T. Rowe Price, continua a privilegiarlo come strumento di diversificazione, cioè come elemento capace di bilanciare i rischi di altre attività. La storia insegna che l’oro tende a comportarsi bene quando i mercati azionari attraversano fasi difficili o quando l’economia rallenta. Tradizionalmente, questo ruolo di ‘ammortizzatore’ è stato svolto soprattutto dal mercato obbligazionario. Tuttavia, negli ultimi anni l’oro ha mostrato una caratteristica importante: ha resistito meglio dei bond anche in periodi di aumento dei rendimenti reali, cioè quando i tassi d’interesse salgono al netto dell’inflazione. Questo lo rende uno strumento particolarmente interessante in un mondo in cui i tassi possono restare più alti rispetto al passato.
Il sostegno delle banche centrali
La domanda delle Banche centrali è uno dei principali fattori dell’attuale forza dell’oro. Molti Istituti aumentano le proprie riserve in oro per ridurre la dipendenza dal dollaro. Questo tipo di domanda è spesso poco sensibile alle oscillazioni di prezzo: le Banche centrali, d’altronde, comprano per motivi strategici, non speculativi. Di conseguenza, il legame tradizionale tra i corsi dell’oro e i tassi reali si è in parte indebolito. Anche quando i tassi salgono, l’oro riesce a mantenere una buona tenuta, grazie a questo ‘zoccolo duro’ di acquirenti istituzionali.
Negli ultimi dodici mesi – secondo il World Gold Council - gli acquisti delle Banche centrali hanno conosciuto un’accelerazione, stimolati dall’intensificarsi delle tensioni tra gli Usa e il resto del mondo. Tra gennaio e novembre 2025, hanno incrementato le loro riserve di ben 297 tonnellate, nell’ottica di ridurre la dipendenza dal dollaro, perché percepito sempre più come un asset vulnerabile. Le attese indicano che tale strategia di continuerà nel 2026, sostenendo ulteriormente l’ascesa del metallo giallo. Una ragione per la quale alcune banche d’affari hanno rivisto al rialzo le previsioni del prezzo dell’oro di quest’anno, sino a indicare (il caso dell’Ubs) la soglia dei 6.000 dollari/oncia.
Il dollaro e il tema della fiducia
Un altro elemento che rafforza l’attrattiva dell’oro riguarda il dollaro statunitense. Il biglietto verde resta forte, ma le sue valutazioni sono elevate, rendendolo potenzialmente vulnerabile a shock improvvisi. Inoltre, l’aumento delle tensioni politiche, l’elevato debito accumulato dagli Stati Uniti e le discussioni sull’indipendenza delle Banche centrali alimentano dubbi su come le autorità monetarie reagiranno in eventuali future fasi di stress. In questo contesto, secondo gli esperti, l’oro beneficia del suo status particolare oggi rivalutato: non è legato a nessun Paese né a nessuna Banca centrale. È percepito come un
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