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Sfide demografiche

07/11/2017

Il caso della Finlandia è emblematico. L’ottimo welfare state messo in campo dal Governo di Helsinki a favore delle famiglie non riesce a far ripartire le nascite.

Sradicare la convinzione moderna che si stia bene senza figli è una chimera. Aprire le frontiere all’arrivo di nuovi migranti è un provvedimento che sposta voti a favore dei movimenti e partiti ultranazionalisti e implica –nel lungo termine- problemi molto più gravi di quelli imputabili al calo delle nascite.

Il trend demografico negativo è una delle principali preoccupazioni in tutti i paesi industrializzati. Il dato assume connotati ancor più preoccupanti in paesi dotati di un welfare state generoso perché mette in pericolo la sostenibilità di tale sistema nel lungo termine. Il sistema necessita di un futuro fatto da un numero di contribuenti tale da supportare le attuali politiche governative. In caso contrario, il modello di welfare dovrà obbligatoriamente subire radicali – e dolorose- trasformazioni.

La Finlandia è uno dei paesi più sviluppati del pianeta, con un tasso di occupazione dell’8,8%, un reddito pro-capite elevato e un welfare state generoso. Le politiche approvate dai governi che hanno guidato il paese negli ultimi anni fanno si che il paese venga considerato una sorta di paradiso per le famiglie e le neo-mamme, tuttavia, i dati mostrano che gli sforzi non sono stati premiati da ritorni soddisfacenti in termini di nuovi nati (ai minimi degli ultimi 150 anni). Il tasso di natalità continua a ridursi costantemente da un decennio a questa parte e non c’è nulla che indichi un’inversione di tendenza.

Le autorità finlandesi sono consapevoli del cambiamento che sta interessando la loro società. La sconfitta delle politiche a supporto delle famiglie e delle neo-mamme conferma che non è sempre un problema di reddito o di servizi di qualità erogati dallo stato. E’ la società che cambia ed è difficile porre argine al fenomeno o innescare inversioni di rotta (anche nel medio o lungo termine).

Altri paesi scandinavi come la Svezia stanno implementando cambiamenti in ambito fiscale e finanziario per fare fronte all’inarrestabile trend demografico negativo. L’obiettivo consiste nel gestire le finanze pubbliche in modo tale da chiudere i bilanci statali in surplus nei prossimi anni e garantire una riduzione graduale del welfare state nel difficile contesto di transizione demografica in cui si trova il paese.

E’ noto che il livello di equilibrio in molti paesi industrializzati viene stabilito in due figli per donna. Nel 2016 in Finlandia il ratio è stato di 1,57 figli per donna. Si tratta di un livello sorprendentemente basso se lo si mette a confronto con gli sforzi fatti a supporto delle famiglie. In molti paesi industrializzati il ratio viaggia sugli 1,3 figili per donna.


La situazione è talmente ingessata da aver spinto Antii Rinne, leader dell’opposizione socialdemocratica, a spronare le donne scandinave a compiere il loro dovere patriottico di fare qualche figlio in più.

Il governo sta lavorando al fianco di imprese e sindacati per accelerare la parità di genere e rendere più flessibile i permessi a favore delle giovani coppie. La discussione verte poco sulla maternità e molto sulla parità di genere, che determinerebbe -secondo i curatori del progetto- un maggiore coinvolgimento dei maschi nella crescita dei figli (fattore ritenuto chiave per dare nuova linfa all’incremento del numero di neonati).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: finlandia, nascite, demografia, welfare
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