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Un altro placido anno di profitti in America

29/11/2017

In un precedente articolo avevamo elencato una serie di previsioni un po' fuori da quello che è il range più probabile di avvenimenti. Ma vediamo nel dettaglio perché queste positive opportunità potrebbero verificarsi, tentando di capire in che cosa differiscono dallo scenario centrale.

Al primo posto vengono gli Usa per i quali era stata evidenziata la possibilità di un ulteriore anno di grande forza da parte di Wall Street, con la continuazione di una preminenza dei titoli growth rispetto a quelli value. Inoltre non è così incredibile pensare che il dollaro possa vivere una nuova fase di debolezza, fino ad arrivare sull'euro a 1,35 e a indebolirsi verso qualsiasi altra divisa rilevante. La ragione che sta dietro la previsione di ulteriore rerating del mercato americano risiede nel discreto stato di salute dell'economia statunitense, che dovrebbe determinare una crescita degli utili aziendali almeno intorno al 10%.

Questa previsione è in linea storicamente con un’economia che dovrebbe essere ancora più lontana di un anno da una situazione di recessione, a meno di non ipotizzare deterioramenti rapidi e disastrosi nei dati economici emersi di recente. Inoltre, se andiamo a vedere i dati sulla volatilità implicita quotata nel mercato delle opzioni, un livello così basso risulta compatibile con lo stesso tipo di crescita evidenziata dalle prospettive di profitto. È difficile infatti che con indicatori macro più che decenti, tassi di interesse in crescita, ma ancora storicamente molto bassi, profitti in solido aumento nonché un livello di fiducia nei confronti dell'equity molto alto, si arrivi nel giro di pochi mesi a una fuga dall'azionario.

Qual è dunque lo scenario centrale per le borse americane? Viste le quotazioni, il trend più probabile è ottenere per l'S&P 500 un aumento, in termini di total return, in linea con l'incremento dei profitti o magari anche qualcosa di meno a causa di un piccolo derating, dati i corsi storicamente elevati: sostanzialmente qualcosa nella fascia fra l'8% e il 12%. Non ci sarebbe però da sorprendersi se per varie ragioni gli investitori decidessero di spingersi ancora più in là ripetendo nel 2018 le fantastiche performance del 2017 (attualmente oltre il 19%), contando i dividendi con una volatilità quasi a zero. In particolar modo, se dai conti delle maggiori corporate uscissero sorprese positive, soprattutto per quanto riguarda i colossi della tecnologia, che in quel caso vivrebbero un'altra annata da protagonisti. Tutto ovviamente è possibile, però è difficile pensare che, se profitti e cash flow dovessero stupire al rialzo, ciò deriverebbe da una particolare fiammata dai (pochi) angoli value di Wall Street.

Se poi ciò si accompagnasse a una Fed, per qualche motivo meno hawkish del previsto, si avrebbe una continuazione del doppio fenomeno del dollaro debole e dell'azionario fortissimo, peraltro con un’ulteriore spinta per i conti delle aziende statunitensi.

In pratica potrebbe tranquillamente continuare nel 2018 il quadro caratterizzato da un'economia Usa complessivamente anemica, anche se comunque più che decorosa, con alcune punte di competitività e di crescita di qualità strepitosa che continuerebbero a guidare il mercato, aumentandone ulteriormente i multipli. Il tutto però mentre il dollaro entra in una fase di ulteriore debolezza.

Vista la distanza siderale che c'è fra la struttura dei tassi a breve statunitensi e il resto del mondo, Eurozona in particolare, il percorso più logico sarebbe vedere un ritorno del super-dollaro in tempi ragionevoli; in realtà il mercato Forex è guidato da flussi enormi, spesso basati su strategie fortemente incentrate sul momentum, che possono a lungo contraddire la logica che emerge dalla struttura dei tassi di interesse globali.

Quali probabilità possiamo infine assegnare alle previsioni positive sul mercato azionario? Se ipotizziamo come scenario centrale un rendimento del 10%, modellandolo come una gaussiana, con volatilità annualizzata dei rendimenti stessi al 12%, vi è oltre un quinto di probabilità di vedere l'S&P 500 schizzare in termini simili a quelli visti quest'anno. Va notato che la stima di volatilità prevede già una forte mean reversion rispetto alle implicite quotate al giorno d'oggi (inferiore al 10%) mentre l'assunzione di gaussianità in un  ambiente placido come quello attuale non pare così fuori posto, almeno per il prossimo anno.

Il 2019 rischia di essere tutta un'altra cosa.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: usa, wall Street, profitti, 2018
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