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Value e growth in Asia

06/12/2017

Proseguiamo nella nostra lista di previsioni fuori da quello che è il consensus ordinario attuale. Essenzialmente l'idea comune, che in effetti rappresenta l'ipotesi più probabile, è che l'anno prossimo gli asset rischiosi mostrino minori rendimenti e maggiore volatilità, pur restando nell'alveo di un quadro positivo. Di recente abbiamo già visto come Usa e Giappone potrebbero stupire al rialzo e questa ipotesi potrebbe essere estesa anche alle altre due potenze industriali del Nord-est dell'Asia: Corea del Sud e Taiwan.

Entrambi i paesi vengono da un'annata buona. In particolar modo il Pil coreano dovrebbe crescere in maniera superiore al 3%, un valore che non veniva toccato dal 2014, anno che era stato peraltro un’eccezione: nell'era post-2010 la supertigre tecno-industriale dell'Asia  non era praticamente mai arrivata alla soglia del +3% di Pil. Taiwan ha fatto peraltro anche peggio, tanto che la distanza fra le due economie in termini pro capite non ha fatto altro che aumentare a favore della Corea nell'ultimo decennio.

Le buone condizioni economiche generali, il dinamismo cinese, che ha stupito molti, il boom tecnologico e il ritorno di interesse per gli emergenti hanno portato dopo anni di stagnazione l’indice borsistico di Seul, il Kospi, in rialzo di oltre il 22%, mentre il Twse taiwanese è su di oltre il 12%. Entrambe le valute hanno mostrato forza e rialzi: nel caso della Corea grazie anche al primo aumento dei tassi da oltre 70 mesi a questa parte.

Il differente andamento delle due borse è in parte spiegato dai diversi sviluppi del proprio comparto tecnologico, in particolar modo dei rispettivi colossi di riferimento: a Taipei Taiwan Semiconductor Manufacturing al momento è in territorio positivo per circa il 25% dall’inizio del 2017, mentre a Seul Samsung Electronics è in rialzo di quasi il 39%. L'ultimo titolo ha ottenuto questo risultato dopo una notevole correzione nell'ultimo mese, a causa di qualche dubbio sui margini di durata residua e di intensità del colossale boom dei semiconduttori dell'ultimo anno. 

Dunque da che cosa nasce la previsione di un 2018 paragonabile al 2017 e, nel caso coreano, di performance equity fra le migliori al mondo? Su due ipotesi un po’ azzardate, ma non impossibili: che la tecnologia prosegua a godere del favore degli investitori in termini relativi simili a quelli di quest'anno e, in particolare, che il boom dei microchip continui senza grandi scosse e che in più questo effetto porti a un rerating generale delle due piazze. La Corea del sud in particolare è ricca di azioni cicliche di ogni genere: tra queste si trovano banche e assicurazioni, auto e componenti, un vastissimo settore di raffinazione dei prodotti petroliferi e acciaio. In pratica un colossale complesso industriale e finanziario che per anni non ha goduto di considerazione da parte degli investitori e che è molto migliore rispetto alle controparti europee.

La scommessa di ulteriore crescita dei due mercati è dunque basata sull'idea di una ripresa del value all'interno di una continuazione dei temi growth visti fino a oggi: la quadra non è facilissima da trovare, ma i multipli contenuti in entrambi i listini certamente forniscono un aiuto in questa direzione. Che cosa potrebbe andare storto? Tutto. La situazione geopolitica è quello che è, la Cina rischia di rallentare di nuovo, gli investitori in mercati emergenti potrebbero focalizzarsi sul Sud e il Sud-est dell'Asia, mentre quelli globali magari riprenderanno a ignorare gli emergenti in generale.  Pasti senza rischio in borsa non ci sono da nessuna parte, tanto meno fra i produttori di pannelli per schermi, chip di memoria e batterie della fascia industriale dell'Asia.

A cura di: Boris Secciani
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