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L’oro perde appeal

09/07/2018

La performance registrata a giugno è stata la peggiore da novembre 2016. Dopo gli ultimi scivoloni, il metallo giallo accumula una svalutazione del 7,5% dai suoi massimi annui (toccati alla fine di gennaio).

La scalata del protezionismo che sta mettendo alle corde in particolare le Borse europee e asiatiche (e in minor misura quelle statunitensi), sta provocando lo sconcerto tra i gestori. Il timore principale è che i rischi commerciali finiscano con l’impattare duramente sulle prospettive di crescita dell’economia.

L’incertezza è tale da coinvolgere anche alcune delle asset class che storicamente hanno svolto il ruolo di ‘rifugi’ in tempi di crisi. L’oro, una delle asset class rifugio per eccellenza, è stato uno dei più penalizzati. Il metallo giallo non solo non si è rivalutato dinanzi all’ascesa dei rischi di protezionsimo che dominano l’orizzonte di breve termine, ma ha addirittura perso terreno: il 5% dall’inizio dell’anno e il 3,5% nel solo mese di giugno (proprio il mese in cui i timori per l’introduzione di misure protezioniste si sono fatti più concreti).

Con gli ultimi movimenti al ribasso, l’oncia è  tornata sui livelli visti a luglio del 2013 (nei pressi dei 1.250 usd per oncia).

La traiettoria dell’oro è opposta a quella seguita negli ultimi tempi da altre asset class rifugio. Il rendimento annuo del bund tedesco decennale è passato dallo 0,49% di metà giugno all’attuale 0,3%. Il franco svizzero si è apprezzato da quota 0,98 versus Usd fino alla parità.

Cosa spiega la caduta dell’oro?

La maggior parte degli esperti ritiene che la quasi ‘indifferenza’ dell’investitore Usa ai rischi derivanti dal protezionismo e il recente rafforzamento del biglietto verde, rappresentino i fattori chiave per capire l’andamento negativo dell’oncia. Il dollaro e l’oro sono da sempre caratterizzati da una relazione inversa molto stretta, l’investitore Usa ha scarsi incentivi a detenere oro in un periodo in cui l’usd si sta rivalutando e la remunerazione offerta dai Treasury è diventata nuovamente appetibile.

Dal punto di vista di un investitore statunitense focalizzato nell’economia e nel mercato finanziario domestico, la percezione delle tensioni protezioniste è molto meno marcata rispetto a quella percepita da un investitore europeo. La prova di questo è offerta dal buon andamento dell’indice Russell 2000, che raccolglie i titoli delle società statunitensi a piccola e media capitalizzazione. Al contrario, l’indice tedesco Dax perde il 4,4% dall’inizio dell’anno a causa del forte peso rivestito dal settore automobilistico al suo interno.

Anche l’analisi dei flussi che interessano gli Exchange Traded Funds evidenzia che la rivalutazione del dollaro –che in questi giorni quota in prossimità dei massimi da novembre rispetto all’euro- sta contribuendo a ridurre la domanda d’oro. Nell’ultima settimana di giugno, con l’usd ai massimi da 11 mesi, gli Etf focalizzati sul metallo giallo hanno sofferto deflussi per 32,7 mln di usd. Da inizio anno i deflussi ammontano a 460,5 mln di usd (l’ammontare più elevato tra gli strumenti che consentono di investire in materie prime).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: oro, oncia, quotazione, rifugio
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