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Mercati: in ripresa, ma economia sotto pressione per la guerra

La Bce e Fed devono bilanciare inflazione e crescita: possibili tassi più alti o meno tagli, con condizioni finanziarie più rigide per le famiglie e le imprese. Il rimbalzo dei mercati è incerto per questo si consiglia di diversificare gli investimenti, anche verso Paesi emergenti e materie prime.

29/04/2026
saracinesca di un oleodotto
Report sui mercati di RBC BlueBay

Le tensioni in Medio Oriente si allentano e i mercati tirano un primo sospiro di sollievo. Il cessate il fuoco ha finora retto ed bastato per favorire un calo dei rendimenti obbligazionari, mentre le Borse, soprattutto negli Stati Uniti, hanno recuperato tornando sopra i livelli precedenti al conflitto. Tuttavia, avverte Mark Dowding, fixed income CIO di RBC BlueBay AM, dietro questa apparente stabilizzazione si nascondono rischi economici ancora rilevanti. Nonostante la tregua, lo Stretto di Hormuz – snodo fondamentale per il trasporto di petrolio – resta in gran parte bloccato. Gli effetti iniziano già a farsi sentire: i prezzi del petrolio restano elevati, con il Brent per consegna spot intorno ai 140 dollari al barile, segnale di carenze nell’offerta. E il peggio, secondo l’esperto, potrebbe non essere ancora arrivato, considerando i tempi lunghi di trasporto e distribuzione.

Inflazione in aumento e crescita in frenata

Già l’aumento dei costi energetici si sta trasferendo all’economia reale. Oltre al petrolio, salgono anche i prezzi dei trasporti e degli alimentari, complice il blocco delle forniture e il rincaro della logistica. Anche il settore aereo registra marcati rincari per il forte balzo del carburante. Le stime indicano un’inflazione in crescita: fino al 3% nell’Eurozona e al 4% negli Usa: livello che rischia di pesare sul potere d’acquisto e sui consumi. Questo potrebbe tradursi in una riduzione della spesa delle famiglie e in una maggiore cautela delle imprese. Allo stesso tempo, la crescita economica rallenta. Negli Stati Uniti dovrebbe restare sopra il 2%, mentre nell’Eurozona si riduce a circa lo 0,5%. Se la guerra dovesse riaccendersi, il rischio di recessione diventerebbe concreto, soprattutto in Europa. Anche il commercio internazionale potrebbe subire una frenata a causa delle difficoltà logistiche.

Banche centrali davanti a scelte difficili

Il ritorno dell’inflazione, secondo Dowding, mette inevitabilmente le Banche centrali in una posizione delicata. Da una parte c’è la Bce che potrebbe arrivare ad aumentare i tassi di interesse nel 2026 per contenere i prezzi, mentre dall’altra c’è la Federal Reserve che oggi appare meno propensa a tagliarli nel breve periodo, almeno finché l’inflazione non tornerà sotto controllo. Questo significa che ci saranno condizioni finanziarie più rigide sia per imprese sia per le famiglie, con effetti negativi su investimenti, crescita e domanda. Diventerebbe così concreto il rischio di assistere a un rallentamento più marcato dell’economia, soprattutto nei Paesi più esposti ai costi energetici.

Il rimbalzo dei mercati è fragile

Nonostante il recente recupero delle Borse, gli esperti invitano alla cautela. Il miglioramento dei mercati finanziari riflette soprattutto la fine temporanea delle ostilità, ma non può tenere ancora pienamente conto delle conseguenze economiche del conflitto (soprattutto quelle sul medio-lungo termine). Per questo motivo la volatilità resta elevata e potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi, soprattutto se i dati sull’inflazione dovessero sorprendere al rialzo. Anche il mercato obbligazionario potrebbe subire nuove tensioni, legate alle aspettative sui tassi di interesse. La crisi in Medio Oriente ha comunque già cambiato gli equilibri tra i principali asset globali. Se da una parte il petrolio è stato sostenuto dalla guerra, dall’altra c’è stato il dollaro che ha ritracciato nella prospettiva della tregua.

Parola d’ordine: la diversificazione

La precaria stabilità che si è raggiunta, secondo gli esperti, consiglia di puntare maggiormente sulla diversificazione degli investimenti a livello globale, con un possibile spostamento di capitali verso altri mercati, inclusi alcuni tra i Paesi emergenti. In particolare, le economie esportatrici di materie prime potrebbero beneficiare di questo nuovo scenario. Senza comunque dimenticare che l’inflazione più alta, una crescita più debole e la maggiore incertezza rappresentano le sfide principali per i prossimi mesi. Sono tutti fattori destinati a influenzare i mercati perché, a loro volta, peseranno sulle decisioni delle Banche centrali e sulle politiche commerciali dei Paesi.

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A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

mercati ripresa guerra
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