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Mercati: le eredità della pandemia sul lungo periodo

Il superamento della pandemia ha restituito al mondo una realtà economica diversa, con possibili strascichi sul lungo periodo relativi all’adozione della tecnologia, all’ascesa del populismo, all’esplosione del debito e alle questioni ambientali.

21/07/2021

Man mano che l’economia mondiale esce dalla lunga crisi provocata dalla pandemia, la ripresa resta disomogenea, con molti Paesi che non sembrano essere adeguatamente preparati per il prossimo rallentamento ciclico. È quanto emerge dallo studio sui trend inevitabili in grado di plasmare il mondo del prossimo futuro, condotto dagli economisti di Schroders. Il quadro complessivo, ha commentato Keith Wade, chief economist,  vede i mercati sviluppati sovra-performare (Usa e Regno Unito in testa, con la Cina ben posizionata e l’Europa a un ritmo più lento) rispetto a quelli emergenti, con alcune economie come quella indiana e brasiliana che faticano a contenere il virus.

Con aumento diseguaglianze si rischia ritorno del populismo

L’altra linea di demarcazione aperta dal Covid-19, ha aggiunto, è stata la disuguaglianza all’interno delle singole economie, che è probabilmente aumentata in termini di reddito e di ricchezza. Di conseguenza è diventato più probabile il ritorno del populismo. C’è anche una nota positiva: la capacità delle economie di adattarsi, facilitata dalla tecnologia, promette una crescita più vigorosa della produttività. Per questo, Schroders ha alzato le previsioni di medio termine, nonostante la persistenza di dati demografici negativi. In questo contesto è comunque difficile individuare trend disruptive da cavalcare e le aree di crescita globale. Ciò che sembra chiaro, secondo Wade, è che i Governi potrebbero giocare un ruolo più importante nel guidare questi trend.

L’esplosione del debito

L’altra frattura provocata dalla pandemia dal Covid-19 è legata alla crescita esponenziale subita dal debito. I Governi nel 2020 hanno preso in prestito enormi quantità di denaro per sostenere le famiglie e le aziende a causa delle misure restrittive imposte alle attività. La maggior parte dei prestiti, ha osservato Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, è stata legata alle politiche fiscali espansive, ma una parte significativa è stata determinata anche dalle mancate entrate. Anche se la maggior parte dei Paesi è ricorso ad aumenti temporanei della spesa e a tagli fiscali, la gran parte di loro avrà bisogno di utilizzare misure di austerity per ridurre i prestiti annuali e stabilizzare le crescenti posizioni debitorie.

Non tutti i Paesi rispetteranno l’austerity entro il 2025

Su questo punto l’esperto ritiene interessante notare il fatto che, secondo le aspettative, non tutti i Paesi dovrebbero riuscire a completare i loro programmi di austerità entro il 2025. E a causa di questa maggiore esposizione, il debito raggiungerà livelli senza precedenti in rapporto al PIL, il che tra gli investitori dovrebbe sollevare inevitabilmente domande riguardo all’accessibilità e alla sostenibilità di questo. L’analisi di Schroders mostra che un numero significativo di Paesi rischia di trovarsi impreparato per il prossimo ciclo economico. Le proiezioni mostrano infatti che entro il 2025 un quarto delle principali economie potrebbe non disporre di uno spazio di manovra adeguato sul fronte fiscale.

I quattro trend disruptive da seguire

Certamente i bilanci pubblici continueranno a portare i segni drammatici del Covid-19 per i prossimi anni ma, grazie agli attuali tassi bassi, il rischio di una situazione fuori controllo non è imminente anche se non si può escludere per il futuro. Il debito pubblico, secondo le conclusioni degli analisti di Schroders, è e sarà un fattore da osservare attentamente, insieme agli altri trend disruptive che influenzeranno l’outlook di medio termine della nuova economia che sta emergendo dalla pandemia: vale a dire tecnologia, ascesa del populismo e focus sulle questioni ambientali.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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