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Risparmio gestito: conoscere, per investire al meglio

07/01/2016

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Risparmio gestito, un potenziale ancora inespresso. Lo scenario che si prospetta nel nostro Paese quando si parla di investimenti da parte delle famiglie è al momento poco incoraggiante. Gli italiani non sono particolarmente propensi ad affrontare questo argomento. Un fenomeno strettamente collegato alla scarsa alfabetizzazione finanziaria, tema sul quale in anni recenti si è dibattuto spesso. 

I dati Consob relativi all’ultimo quinquennio prospettano uno scenario non particolarmente brillante: nel 2009 il 26% del campione intervistato non si avvaleva di alcun tipo di consulenza finanziaria. Percentuale salita al 40% nel 2014.

Un trend che si pone in assoluta antitesi con una delle caratteristiche peculiari dei nuclei familiari italiani, da sempre in cima alle classifiche europei tra i detentori di ricchezze finanziarie.

In altre parole, a fronte di un cospicuo ammontare di capitali, si è spesso riluttanti ad affidarsi agli esperti di gestione del risparmio.

Secondo Assogestioni, l’Associazione del Risparmio Gestito, negli ultimi anni si è tuttavia verificata un’inversione di tendenza nella gestione del portafoglio retail, anche in relazione ad una drastica diminuzione dei rendimenti di immobili ed obbligazioni. I risparmiatori si sono via via focalizzati su polizze assicurative e fondi comuni, con un focus particolare nella fascia di età intorno ai 55-60 anni.

Molto più risicata la percentuale di investitori in tale tipologia di prodotti finanziari nelle fasce d’età comprese tra i 26 e i 35 anni.

In realtà è proprio sui più giovani che punta il mercato, facendo leva sull’elevata digitalizzazione delle nuove generazioni. Sono le nuove tecnologie, secondo gli esperti, il trampolino di lancio per l’affermazione dell’alfabetizzazione finanziaria. I primi segnali li notiamo già oggi: il crescente uso di smartphone e tablet permette una diffusione sempre più rapida delle informazioni, garantendo maggiore trasparenza e tutela dei consumatori.

Da citare a questo proposito un recentissimo intervento, pubblicato su Il Sole 24 Ore, di Annamaria Lusardi, docente di Economia alla George Washington University School of Business e direttrice del Global Financial Literacy Excellence Center (GFLEC).

Secondo Lusardi “tra le economie avanzate, l’Italia è il Paese con il più basso livello di alfabetizzazione finanziaria: solo il 37% degli italiani conosce tre dei quattro concetti fondamentali della finanza. Più che ai paesi del G-7, l’Italia assomiglia ai BRICS; nel Brasile il livello della conoscenza finanziaria è altrettanto basso (35%) e nel Sud-Africa è al 42 per cento”.

Eppure, riprendendo anche le parole di Ben Bernanke, ex presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, i “consumatori ben informati… sono la migliore linea di difesa contro prodotti o servizi finanziari inadatti, eccessivamente costosi o tendenti all’abuso”.

In questo contesto di scarsa alfabetizzazione ed elevata incertezza per i risparmiatori, la soluzione del risparmio gestito distribuito attraverso le reti di promotori finanziari e le banche, soprattutto quelle private, rappresenta una prospettiva interessante.

Nello specifico, parlando di risparmio gestito si fa riferimento a prodotti come i fondi comuni e le gestioni patrimoniali che prevedono l’investimento in panieri altamente diversificati di titoli. Questa soluzione rappresentata un vantaggio, in quanto l’eliminazione del rischio delle singole emissioni consente ai clienti di contenere eventuali perdite che si verificano, ad esempio, con gli investimenti in prodotti illiquidi.

A cura di: Alessia De Falco
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