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Fintech, crescita tra luci e ombre

18/08/2016

Le prime 20 aziende attive nella tecno-finanza hanno una valutazione totale nell’ordine dei 70 miliardi di dollari

La maggioranza delle banche le vede come fumo negli occhi, o anche peggio, preoccupate di perdere quote considerevoli del proprio business a vantaggio di queste nuove realtà che si stanno dimostrando le migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze dei risparmiatori. Stiamo ovviamente parlando delle Fintech. Anche se dare una definizione conclusiva delle Financial technology non è così semplice, si può affermare, senza temere di essere smentiti, che sotto questo cappello c’è tutto un mondo composto da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.

Molte di queste innovazioni sono già entrate prepotentemente nella nostra vita quotidiana: molti di noi le hanno già utilizzate per gestire dei pagamenti mobili in alcuni esercizi commerciali o per saldare un bene con una valuta virtuale. Se a un osservatore poco attento possono sembrare dei giochini tecnologici, delle semplici App utili per poche operazioni, giusto per farsi un’idea, le prime 20 aziende attive nella tecno-finanza hanno una valutazione totale nell’ordine dei 70 miliardi di dollari e l’intero settore ha registrato lo scorso anno una crescita mondiale del 300%, e del 400% in Europa. E solo nel Regno Unito 800 milioni di dollari sono stati investiti in questo settore. 

Non a caso qualche mese fa il Nasdaq ha inaugurato un indice specializzato su questi player: il Kbw Nasdaq Financial Technology Index, che al momento conta 49 società, per una capitalizzazione di mercato di mercato superiore ai 780 miliardi di dollari. Il dato, in ogni caso, può essere letto in maniera ambivalente. Da un lato c’è un intero settore presidiato da società consolidate o da start-up, che presto o tardi potrebbe quotarsi in Borsa, che rappresentano un’ottima opportunità per tutti gli investitori a caccia di occasioni nei titoli growth. Dall’altra parte, un settore, quello bancario, da sempre presente nei portafogli degli investitori per le spiccate caratteristiche value, rischia di pagare pesantemente l’arrivo delle Fintech. Basti pensare che secondo il 76% dei partecipanti al sondaggio Global Fintech Survey 2016 di PwC, le attività del settore bancario rischiano una pesante flessione a vantaggio dei player Fintech.

Queste aziende, in pochissimo tempo, stanno infatti riuscendo a raggiungere direttamente l’utente finale, scavalcando e superando gli istituti tradizionali, che assistono quasi passivamente alla perdita costante della propria quota di mercato e sono sottoposti a una pressione dei margini mai vista prima. Tre quarti dei partecipanti al sondaggio Global Fintech Survey 2016 di PwC ha indicato, inoltre, che i veri plus delle tecnologie Fintech sono i servizi sempre più focalizzati sul cliente e l’attenzione rivolta per risolvere tutte le loro problematiche in ambito finanziario, mentre questo elemento sembra essere il vero punto debole delle banche tradizionali, apparse in grande ritardo in tale sviluppo, benché qualche istituto più illuminato si sia già mosso per stringere delle partnership con le più importanti Fintech.

Banche giù e Fintech su, dunque? Non è così facile rispondere. Come sempre non esistono rose senza spine. Le ombre su questi nuovi player non mancano, specie a livello legislativo e di garanzie, vista la natura dell'attività bancaria. L'aspetto più complicato è rappresentato dagli impieghi che una banca per legge dovrebbe mettere a bilancio, mentre le aziende Fintech rappresentano una sorta di sistema bancario ombra, a causa della loro grandissima disintermediazione e un livello di patrimonializzazione molto contenuto. In sintesi, questi fattori sembrano andare in controtendenza rispetto a quanto accaduto dopo lo scoppio della bolla subprime. Quantomeno negli ultimi anni, il settore dei servizi finanziari ha cercato di mantenere sotto controllo costante i rischi, si è impegnato per ridurre la leva finanziaria e, soprattutto, ha aumentato considerevolmente la patrimonializzazione.  Anche le Fintech rispettano questi parametri?

A cura di: Rocki Gialanella
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