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Un mix esplosivo per la Cina

18/10/2016

Le autorità monetarie del gigante asiatico si trovano a gestire deflussi di capitali ‘camuffati’ sotto forma di pagamenti transfrontalieri e una montagna di titoli di debito in usd accumulati dalle società locali.

Stando ai dati elaborati da Goldman Sachs, i valori ufficiali mostrano che, nel mese di agosto, sono stati registrati pagamenti effettuati in yuan per 27.700 mln di usd fuori dai confini cinesi. Quest’ammontare supera nettamente la media dei pagamenti transfrontalieri degli ultimi anni (4.400 mln di usd).  Il dato che fotografa i pagamenti transfrontalieri si somma a quello concernente le scadenze di bond in usd che devono essere affrontate dalle aziende cinesi che, nel corso degli ultimi anni, hanno continuato a preferire l’emissione di titoli di debito denominati in biglietti verdi per beneficiare di tassi d’interesse molto bassi. Questo mix di fattori è in grado, secondo gli analisti della banca Usa, di mettere in discussione l’efficacia del controllo esercitato dalla Banca Centrale cinese sul mercato delle divise.

Secondo il team di Goldman Sachs, i movimenti transfrontalieri degli ultimi mesi non sono facili da spiegare, ma bisogna tenerli in considerazione per analizzare le fuoriuscite di capitali e i loro effetti sulle riserve di divise (che negli ultimi anni si erano stabilizzate). Un’accelerazione dei deflussi di capitali potrebbe anche concludersi con l’avvio di una nuova fase di calma piatta, tuttavia, è già possibile notare una certa pressione sulla divisa cinese: lo yuan è sceso al livello più basso rispetto all’usd in sei anni (da settembre del 2010 lo yuan non toccava quota 0.1488 usd).

Alcuni analisti ipotizzano che i limiti imposti dalla Banca Centrale cinese alla conversione di yuan in dollari stanno convincendo le aziende cinesi a trasferire all’estero i propri yuan. Le stesse aziende non sono intenzionate a mantenere tali riserve in yuan perché stanno gradualmente aumentando le attese per una svalutazione della divisa cinese. Questo scenario determina una maggiore propensione a vendere yuan e innesca delle pressioni sul cambio della divisa cinese.

Le imprese del gigante asiatico hanno bisogno di convertire grandi quantità di yuan in dollari Usa per rispettare le prossime scadenze di bond emessi in valuta nordamericana. Nel secondo semestre dell’anno in corso, tali scadenze ammontano a 341 mld di usd. Questa è la seconda ragione alla base delle vendite di yuan: le aziende accumulano Usd in vista delle scadenze dei bond emessi per evitare di dover sborsare quantità maggiori di divisa locale nell’ipotesi di una sua prossima svalutazione nel cross con l’usd.

Il volume di corporate bond in Cina è elevato ed ha sperimentato una rapida crescita negli ultimi anni. Si tratta di un tema delicato perché la maggior parte di tale debito è denominato in usd. Ora che la Federal Reserve ha cominciato a discutere di normalizazione della politica monetaria, l’evoluzione del cambio yuan/usd dovrà essere attentamente monitorata per riuscire a individuare quali imprese cinesi potrebbero incontrare serie difficoltà nel restituire i dollari ricevuti in prestito dai sottoscrittori dei propri bond. Se l’usd dovesse rivalutarsi con forza (si è rivalutato di oltre il 3% da inizio anno) dopo le elezioni presidenziali e in seguito al probabile aumento dei tassi Usa previsto per dicembre, il valore reale dei debiti contratti dalle società cinesi tenderà ad aumentare.

Le riserve di divisa in Cina stanno seguendo un trend discendente. Gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale mostrano una caduta di 21.000 mln di usd a settembre, che porta il totale a 3.166 mld di usd. Il paese resta saldamente il principale detentore di riserve in valuta estera, ma vale la pena ricordare che le riserve ammontavano a circa 3.600 mld di usd. La tenuta delle riserve cinesi è dovuta al fatto che la conversione di yuan in monete estere non sta avendo luogo in Cina ma fuori dai suoi confini.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: yuan, usd, cina, riserve
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