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La tecnologia diventa value?

28/10/2016

L’oracolo di Omaha ha deciso, per la prima volta, di acquistare un pacchetto corposo di titoli Apple. Ancora più sorprendente è l’interesse mostrato dall’investitore per Yahoo

Primavera dell’anno 2000. Il mondo sperimenta una fase di pazzia dei mercati finanziari, alimentata dai titoli delle aziende del comparto tecnologico, in scia alle attese irrealistiche di accelerazione degli utili accreditate a internet. Le pagine dei media sono piene di commenti che descrivono un nuovo mondo, caratterizzato dalla rivoluzione della produttività e dalla fine dei cicli economici. In altre parole, l’avvio del nuovo paradigma della crescita infinita. I sovrani della nuova rivoluzione rispondono ai nomi di America Online, che conquista il gigante Time Warner, Altavista, eBay. Un gradino sopra tutti si posiziona Yahoo, una delle aziende simbolo della bolla speculativa sui titoli tecnologici.

Sostenuto da quest’euforia, l’indice Nasdaq raggiunge il livello stratosferico dei 5.000 punti. Tutti si lanciano all’acquisto di questi titoli o di fondi che puntino tutto su questo listino. Non proprio tutti. Uno dei grandi gestori del panorama finanziario globale resiste alla tentazione di tuffarsi nell’avventura Nasdaq. Si tratta di Warren Buffett, il principale supporter dello stile value (che consiste fondamentalmente nell’acquisto di titoli che quotino a sconto rispetto al loro valore reale).

A suo tempo, Buffett sostenne che preferiva perdere la possibilità di realizzare potenzialmente dei guadagni non soltanto perché le valutazioni apparivano fuori controllo, ma anche perché lui non investe mai in business di cui non riesce a capire il funzionamento. L’oracolo preferisce la old economy e nomi come Coca Cola e qualche compagnia assicuratrice, business facili da comprendere. E’ solo una questione di tempo e il mercato gli darà ragione. Alcuni mesi dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, il mercato tecnologico crolla e l’indice affonda fino ai 1.000 punti nel 2002, accusando una perdita del 75% rispetto ai livelli massimi.

Primavera del 2016. Molti anni dopo lo scoppio della bolla del Nasdaq e la scomparsa di alcuni dei suoi protagonisti, il mercato dei titoli tecnologici riesce, nonostante l’arrivo della crisi economica più intensa dopo quella della Grande Depressione del 1929, a riguadagnare la soglia dei 5.000 punti. I protagonisti del nuovo trend rialzista sono cambiati e rispondono ai nomi di Apple, Google, Facebook, Twitter, Netflix.

Warren Buffett ha ora ottantacinque anni ed ha già delegato in larga parte la gestione della sua creatura (Berkshire Hathaway), pur mantenendo inalterata la filosofia d’investimento adottata nell’anno duemila per scansare i pericoli delle bolla hi tech. Negli ultimi sedici anni, la performance di Berkshire è stata più che soddisfacente.

Nel secondo trimestre dell’anno, Buffett ha investito 1.000 mln di usd nell’azienda fondata da Steve Jobs. Il suo investimento in Yahoo è invece indiretto perché avviene attraverso il finanziamento dell’offerta messa a punto dal suo amico Dan Gilbert, fondatore di Quicken Loans, per gli asset messi all’asta da Yahoo.

Non è la prima volta che Buffett sconfina dai suoi parametri tradizionali. Nel 2012 acquistò Media General, un gruppo statunitense proprietario di alcune televisioni locali e di diversi siti web. In quell’occasione, Buffett ha prima tirato fuori la società dalle secche dell’indebitamento, per poi rilanciarla sul mercato dei media e ottenere una sensibile plusvalenza. Tuttavia, mai prima d’ora aveva deciso di entrare in imprese tecnologiche.

Buffett ha apportato cambiamenti alla sua filosofia d’investimento? La maggior parte degli esperti crede di no. Il cambiamento riguarda il business e i ratio di alcune aziende tecnologiche. Apple, il titolo growth per eccellenza, ha rallentato la sua corsa e a giugno si trovava sui livelli del 2014. L’attuale P/e di Apple è prossimo a 10, un ratio simile a quello di Coca Cola o di una società elettrica, imprese affidabili ma che non crescono a velocità elevata. I numeri sono ora diventati appetibili per un gestore che applica uno stile value. Diverso è il caso di alcuni titoli tecnologici che registrano quotazioni lontanissime dai requisiti dello stile value: si pensi a Facebook o di Netflix.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: buffett, berkshire, apple, yahoo
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