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La pazienza del ragno

10/11/2016

La pazienza del ragno Con l’arrivo di Donald Trump alla presidenza Usa e una probabile accelerazione dei rialzi dei tassi da parte della Fed nel 2017, conviene probabilmente adottare una strategia attendista.

Soltanto nell’ipotesi in cui le economie del Vecchio Continente siano destinate a fare proprio un modello alla giapponese (crescita vicina allo zero unita ad una lunga fase deflattiva), potrebbe avere un senso logico legare i propri investimenti a rendimenti offerti dai conti deposito a breve termine (6-12 mesi) che oscillano tra lo 0% e il 1%. Lo stesso ragionamento vale per un ritorno annuo del 2% nel caso in cui si allunghi l’orizzonte temporale fino ai 18 o più mesi.

Il ragionamento posto alla base di tali considerazioni è molto semplice: se l’economia globale è destinata a tornare alla crescita, seppur su tassi molto moderati, arriverà un momento in cui il costo del denaro dovrà necessariamente cominciare a salire. E questo scenario assume prospettive sempre più realiste con l’avvicinarsi dell’inizio del processo di normalizzazione dei tassi Usa annunciato dalla Federal Reserve.

Per tale ragione, i risparmiatori dovrebbero ragionare a mente fredda e non farsi condizionare da quelli che oggi possono apparire come buoni rendimenti (in particolare quelli offerti dai depositi o da prodotti a rendimento garantito). Un numero crescente di gestori ritiene molto probabile che lo scenario vigente si dissolverà come neve al sole nell’arco dei prossimi dodici mesi. 

Ed è ancor più probabile che la sottoscrizione di alcune opzioni di investimento potrebbe essere alla base di grandi pentimenti amari tra soli ventiquattro mesi. Sia ben chiaro, il rischio dell’investitore molto conservatore non risiede nel perdere il capitale investito, ma nel ‘costo opportunità’, vale a dire nell’incassare cedole sensibilmente inferiori rispetto a quelle che avrebbe potuto realizzare se avesse optato per una strategia attendista. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbe anche chiudere l’operazione senza alcun guadagno, a causa, per esempio, di un disinvestimento anticipato dei titoli a breve o media scadenza sui quali aveva fatto affidamento.

Il momento di legare i propri risparmi ad una cedola fissa è probabilmente quello in cui le cedole offerte sono medio-alte, quando le discussioni sui giornali si concentrano sull’inflazione e non sui timori di deflazione, e quando i tassi sono in ascesa da qualche trimestre e non sui minimi storici da qualche semestre. Oppure quando le entità finanziarie sono disposte a pagare cedole elevate per rastrellare la liquidità di cui hanno bisogno (come accaduto durante la crisi). Ma quando i tassi sono sui minimi bisogna saper aspettare.

Lo stesso ragionamento vale per i prodotti strutturati che offrono un rendimento garantito. Se i tassi di interesse dovessero cominciare a salire, il ‘garantito’ sperimenterà un calo del suo valore di mercato.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bond, depositi, tassi, fed, trump
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