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Commodity, il business della certificazione

16/01/2017

La ripresa delle commodity è indubbiamente un fatto ormai accertato, con il petrolio nella sua versione Brent che attualmente è sopra 55 dollari al barile. Ma sulle materie prime non c'è sicuramente la certezza che i mercati stiano per ripartire in maniera definitiva e l'attuale rally ha sicuramente basi molto fragili. Ma per chi vuole investire in questo segmento è possibile trovare alcune nicchie decorrelate dall'andamento generale delle materie prime e in forte crescita.

Tra le molte industrie che operano in settori legati alle risorse naturali ce n'è infatti una che sembra destinata a una notevole crescita, indipendentemente dall'andamento dei mercati: quella del controllo e della certificazione. Che si tratti di caffè equo-solidale o di legname rispettoso dei diritti umani, le società che operano in questi ambiti sono quasi tutte in buona salute e, soprattutto, presentano una forte connotazione anticiclica.

Tra le varie forme di certificazione, una assai interessante è quella che riguarda la sicurezza dei cibi. Pesce, uova, carne, cioccolato, burro di arachidi, lattuga e altri prodotti sono stati associati a contaminazione e a malattie trasmesse da alimenti. In molte parti del mondo, le affezioni di origine alimentare parrebbero aumentare e infliggere seri danni alla salute nel suo complesso. Milioni di persone si ammalano e molti muoiono a causa del consumo di alimenti a rischio. Nuovi dati analizzati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sui danni causati da malattie di origine alimentare sottolineano le minacce globali poste dai cibi non sicuri e la necessità di un'azione transfrontaliera coordinata lungo l'intera filiera di approvvigionamento alimentare. Si stima che oltre 2 miliardi di persone nel mondo soffrano di malattie causate da cibi e acque contaminati, tra cui molti bambini. Negli Stati Uniti, le malattie di origine alimentare provocano 48 milioni di casi, 128 mila ricoveri e 3 mila decessi all'anno. Il cibo non sicuro pone anche importanti rischi economici, soprattutto in un mondo globalizzato. A titolo di esempio, lo scoppio dell'epidemia di Escherichia coli in Germania nel 2011 ha causato 1,3 miliardi di dollari di perdite per gli agricoltori e le industrie e ha provocato l'esborso di 236 milioni di dollari di aiuti a 22 stati membri dell'Unione europea.

Una volta stabilito che la necessità di controlli c'è, è interessante esplorare le caratteristiche specifiche del settore. Il mercato dei test sulla sicurezza dei cibi è composto da tre differenti metodi di prova: test per la presenza di elementi patogeni, per la rilevazione di contaminazioni chimiche e per l'individuazione di microrganismi. In questo ambito le prospettive di crescita sembrano decisamente buone: il mercato dei test sugli alimenti ha una dimensione stimata in 2 miliardi di dollari. Andando avanti il volume dei fatturati dovrebbe crescere con un Cagr del 6% fino alla fine di questo decennio, in un contesto di prezzi stabili.

Questo tema di investimento si riallaccia a uno dei tratti più controversi della globalizzazione: il commercio planetario di beni agro-alimentari, con tutto il suo corollario di insicurezze nei paesi sviluppati. In particolare, gli importatori saranno tenuti ad avere un programma per verificare che i prodotti alimentari che stanno introducendo nei diversi stati occidentali siano sicuri.

A questo punto, l'investment case appare indubbiamente valido. Detto ciò, vale la pena fare un paio di cenni sulla struttura di mercato di questo variegato mondo. Diciamo subito che le piccole imprese che operano in questi campi (diagnostica, analisi e strumenti ad hoc) erano molte, ognuna con una sua storia particolare, di sapore pionieristico. Il settore in questione è caratterizzato da M&A continui: società che nascono, crescono, si fondono, si ridividono, brand che vengono acquisiti e ceduti. Listing e delisting e relisting non mancano. La situazione è complicata dal fatto che queste aziende sono di fatto l'estensione commerciale di un solo cervello o al massimo di una mezza dozzina. Si fa ricerca, si fanno scoperte, si commercializzano e ci si divide, per poi ritrovarsi dopo qualche anno a un convegno e ripartire insieme verso nuove imprese. Tutto ciò per dire che società nascono e muoiono di continuo e che spesso gli scienziati che le fondano sono rintracciabili in diversi gruppi nel tempo. Quindi: attenzione quando si va su nomi minori, quali che siano le scoperte rivoluzionarie e le corrispettive prospettive di guadagno. Nel frattempo, però, tutto il complesso della sicurezza alimentare sembra destinato a offrire buone opportunità di crescita.

A cura di: Alessandro Secciani
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