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Il bilancio della Bce potrebbe superare quello della Fed

16/01/2017

L’entità presieduta da Mario Draghi ha visto lievitare il suo bilancio di 1.510 miliardi di euro in quasi due anni di Qe. A questi ritmi, la velocità della crescita del bilancio della Bce viaggia su binari più veloci di quelli sperimentati dalla Federal Reserve negli Usa (che ha archiviato i suoi Qe (tre programmi consecutivi nell’arco di sei anni) con un incremento dei volumi di circa 3.500 miliardi di usd in circa sei anni.

Se prendiamo in considerazione le dimensioni del bilancio della Bce e il ritmo al quale continuerà ad acquistare titoli di debito e supponiamo che la Federal Reserve continui senza intoppi nel suo processo di normalizzazione della politica monetaria, a settembre 2017 l’istituto europeo effettuerà il sorpasso sulla Fed.

Attualmente il bilancio dell’istituto guidato da Draghi presenta un volume complessivo di 3.700 mld di Usd (al tasso di cambio euro/usd di 1.06). Quello della Federal Reserve è invece a quota 4.450 mld di usd. Questa differenza si ridurrà progressivamente perché Draghi continuerà ad acquistare nuovi titoli a un ritmo di 80.000 mln di euro al mese fino a marzo, per poi ridurre i volumi mensili di acquisto a 60.000 mln di euro a partire da allora e fino al prossimo dicembre.

Se il Qe dovesse terminare completamente a dicembre dell’anno appena iniziato – fatto che un numero elevato di esperti ritiene improbabile- il bilancio dell’entità si fermerebbe a quota 4.690 mld di usd, quasi 250 mld al di sopra di quello della Fed (sempre che il bilancio manovrato dalla Yellen non venga ridotto dalle scelte del Fomc).

Il bilancio della Bce raccoglie tutti gli assets che detiene la principale istituzione finanziaria dell’eurozona, accompagnati dalle passività che li supportano. Il bilancio fornisce un’idea del denaro che circola nel mercato e della base monetaria esistente. Nell’eurozona il volume del bilancio ha raggiunto il suo massimo storico –superando i 3.130 mld di euro- pochi giorni prima della Brexit. Da allora le dimensioni hanno sperimentato una crescita continua e gli stimoli in corso d’opera supportano le ipotesi di nuovi record storici nel 2017.

Teoricamente, ogni euro in più versato nel bilancio della Bce dovrebbe essere moltiplicato per dieci nell’economia reale. Tuttavia, questo rapporto tra i due valori non ha trovato riscontro nella realtà perché le banche dell’eurozona non hanno alimentato la crescita del credito. Gli istituti di credito hanno ricevuto risorse attraverso le aste di liquidità della Bce e le hanno conservate nei loro bilanci. E’ questo il motivo che spinge molti economisti a parlare della presenza di un eccesso di liquidità.

Per evitare che questa situazione comporti seri problemi nel lungo termine e forzare le banche a erogare credito a imprese e famiglie, Mario Draghi ha deciso di portare in territorio negativo (fino a -0,4%) il deposit facility rate. Nonostante ciò, il volume dei depositi non ha mai smesso di crescere perché gli istituti di credito credono che l’attuale quadro economico comporti maggiori rischi di incorrere in perdite se provvedessero a erogare le risorse al sistema sotto forma di nuovi crediti.

Le aspettative delineate dagli esperti e dagli stessi uomini della Bce indicano che l’inflazione nell’eurozona continuerà a mostrare graduali segni di risveglio. Anche se la Bce ipotizza che la variazione dei prezzi al consumo nell’eurozona raggiungerà l’1,7% (livello ancora inferiore al target inflation fissato al 2%) nel 2019, non sono pochi gli esperti che ipotizzano un livello dell’inflazione più alto per quella data.

Per i più ottimisti, l’inflazione dell’area euro potrebbe toccare il 2% già nel secondo trimestre del 2017. L’arrivo dell’inflazione prossima al target rappresenterebbe una panacea per la Bce, che potrebbe chiudere il rubinetto degli stimoli e cominciare a ridurre il bilancio mediante la vendita di assets obbligazionari (accelerandone la caduta delle quotazioni).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bce, fed, qe, inflazione
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