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Azioni Uk alla prova May

26/01/2017

Le performance messe a segno dai titoli delle società export oriented sembrano confermare che l’indebolimento della divisa locale abbia alimentato i rialzi dell’Ftse 100, ma le ragioni potrebbero essere molteplici

Il divenire della Brexit è incerto e lo è ancora più dall’annuncio della May di voler abbandonare il mercato unico. Se soffermiamo la nostra attenzione sulle performance conseguite dai singoli titoli quotati sul listino londinese, risalta agli occhi di tutti l’evidenza della correlazione inversa tra la svalutazione della divisa locale e l’andamento delle quotazioni dei titoli delle società più votate all’export.

Una spiegazione non speculativa del fenomeno potrebbe essere basata sul fatto che il mercato tende ad anticipare i risultati aziendali: le attese si focalizzerebbero sugli utili crescenti che le aziende export oriented e quelle concentrate sul business delle materie prime (che quotano in sterline, ma presentano risultati di bilancio in dollari Usa) dovrebbero registrate nei prossimi trimestri o semestri.

Da quando sono state spazzate via le incertezze legate all’esito del referendum dello scorso giugno, il principale indice della Borsa londinese, l’Ftse 100, si è rivalutato del 16%.

Nello stesso arco di tempo, la sterlina ha proseguito il trend discendente iniziato prima dell’esito referendario e ha perso circa la stessa percentuale. Il rialzo dell’indice azionario poggia le basi sui titoli delle aziende britanniche export oriented.

Tuttavia, la pubblicazione degli ultimi dati che fotografano l’export britannico è deludente (non sembra proprio che la svalutazione della sterlina sia stata in grado di migliorare i conti
delle esportazioni) e che i rialzi delle quotazioni siano legati a una speculazione basata su un pretesto e non su ritorni concreti
. L’Ftse 100 ha accumulato quattordici sessioni consecutive al rialzo ed ha registrato nuovi massimi storici che hanno pilotato i livelli di ipercomprato indicati dal suo Rsi (84 punti) verso quote non sperimentate in passato.

Un altro motivo a supporto del rialzo dell’indice risiede nel fatto che solo il 26% degli introiti delle 100 società facenti parte dell’Ftse 100 provengono dal Regno Unito. Conseguentemente, l’impatto del rallentamento dell’economia locale sui conti di queste società dovrebbe essere molto contenuto.

Nel dettaglio, la classifica delle performance conseguite dai titoli dell’indice è guidata dalla società biotecnologica Convatec , che ha duplicato il suo prezzo nel periodo post-referendum. Le cinque posizioni successive alla prima sono occupate tutte da società operanti nel settore energetico e in quello delle materie prime: Glencore (52%), Anglo American (49%), BHP Billiton (41%), Antofagasta (40%) e Río Tinto (39%). 

Scorrendo la top ten verso il basso troviamo Ashtead Group (36%) –società attiva nel business della locazione di attrezzature per l’industria- e il gruppo bancario Hsbc (33%). Chiude la classifica il gruppo tessile Burberry (32%).

Il caso della biotecnologica Convatec è emblematico di quel difficile mix di benefici di breve termine e difficoltà di medio-lungo termine che si trova a dover gestire una società a causa della svalutazione della sterlina e della Brexit. La società ha confermato che i suoi conti stanno beneficiando della svalutazione della divisa, tuttavia, la spinta al rialzo del prezzo del titolo si deve in larga parte anche alla strategia di espansione seguita dal management con l’acquisizione dell’olandese Euro tec per 25 mlnd di euro. I vertici della società hanno comunicato che la Brexit non porterà solo benefici derivanti dalla svalutazione della divisa, ma comporterà per l’azienda anche uno sforzo (e un rischio) per la necessaria riorganizzazione cui saranno sottoposti i canali di fabbricazione e distribuzione per evitare il pagamento di dazi nell’ipotesi (contemplata dalla May) di uscita del Regno Unito dal mercato unico.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: may, uk, azioni, sterlina
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