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Quali paesi guadagnano di più con il petrolio?

06/02/2017

Stando ai dati raccolti ed elaborati dalla Banca Mondiale, nel 2013 il greggio ha assorbito il 16% del valore di tutte le merci esportate a livello planetario. Arabia Saudita e Russia guidano la classifica degli esportatori

Anche se il peso percentuale del barile sull’export globale ha subito una contrazione che ha raggiunto il 12,2% nel 2015 a causa della caduta delle quotazioni, molti paesi continuano a dipendere dagli introiti derivanti dalla vendita dell’oro nero o a incamerare cospicue risorse dal suo business.

L’Arabia Saudita, e non potrebbe essere altrimenti, occupa il primo posto della speciale classifica dei paesi con i più elevati incassi provenienti dalle vendita di oro nero. Le esportazioni di petrolio nel 2015 hanno garantito al paese arabo oltre 133.000 mln di usd nel 2015. Questa somma corrisponde a circa il 20% del Pil del paese. Nei conti pubblici sauditi, l’export o di petrolio assorbe il 70% del totale delle esportazioni di Riad.

Il secondo gradino del podio è occupato dalla Russia con introiti per 86.200 mln di dollari, un ammontare che rappresenta poco meno dell’8% del Pil russo. Nel 2015, stando agli ultimi dati ufficiali disponibili, le esportazioni di petrolio hanno assorbito circa il 40% dell’export totale di Mosca.

In terza posizione, in valore assoluto, troviamo l’Iraq con esportazioni che si traducono in introiti di circa 52.200 mln di usd, corrispondenti a circa il 30% del Pil del paese e ad oltre il 90% delle esportazioni (dato che denota una forte dipendenza dell’export dal petrolio).

Al quarto posto si posizionano gli Emirati Arabi Uniti con 51.200 mln di esportazioni di petrolio, seguiti da vicino dal Canada con 50.200 mln (anche se per il paese nordamericano l’esport di greggio rappresenta soltanto il 15% del monte esportazioni ed equivale al 4% del Pil).

Gli altri cinque posti della top ten sono occupati da: Nigeria (38.000 mlnd i dollari), Kuwait (34.100 mln di usd e corrispondente al 30% del suo Pil), Venezuela (27.800 mln di usd e Kazakistan (26.200 mln di usd).

Lo scenario del mercato

Il recente accordo raggiunto in seno all’OPEC ha parzialmente supportato, ma non è stato sufficiente a spingere il mercato del greggio in una situazione di backwardation. Tuttavia, secondo alcuni esperti c’è la possibilità che il ciclo di rialzo dei tassi della Fed segni una nuova stretta. La prospettiva è interessante perché le materie prime sono state storicamente la miglior asset class durante questi cicli, visto che rappresentano gli indicatori chiave di inflazione che la Fed sta cercando di combattere.

Guardando al futuro, sono due i potenziali scenari per l’asset class. Il primo prende in considerazione il fatto che ci si possa effettivamente trovare di fronte a un’importante inversione di tendenza che può durare tra i 5 e gli 8 anni grazie al ritorno del ciclo reflativo abbandonato nel 2008. Questo scenario richiederebbe una massiccia espansione fiscale e una svalutazione del dollaro. Il secondo, invece, appare più negativo per gli investitori: il dollaro continua ad apprezzarsi e le politiche fiscali sono prudenti.

In questo contesto, l’austerità trionfa, i beneficiari sono i creditori e la FED ha aumentato i tassi in assenza di pressioni inflazionistiche al rialzo, vaporizzando l’esiguo numero di condizioni di backwardation che vediamo al momento. Qualora dovesse verificarsi il primo scenario, il potenziale di rialzo è sostanzialmente immenso, specialmente alla luce del fatto che abbiamo assistito a un drawdown del 70% dal 2008.

A cura di: Rocki Gialanella
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