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Bce tra Scilla e Cariddi

06/02/2017

Mario Draghi, presidente della Bce, non ha un compito facile in questo momento e dalle sue decisioni dipendono i destini degli investimenti dei privati e delle aziende.

Attualmente la Banca Centrale Europea è impegnata nel quantitative easing, vale a dire l'acquisto di bond di vario genere per un totale di 60 miliardi al mese fino alla fine di quest'anno. L'acquisizione di questi titoli, che di fatto costituisce l'emissione di nuova moneta, tiene bassi i tassi e di conseguenza incrementa il valore delle obbligazioni già esistenti. L'azione è stata spinta fino al punto che siamo arrivati, forse per la prima vlta nella storia, ai tassi negativi. Ma quanto può essere sostenibile ancora questa politica e soprattutto quali conseguenze porta per tutti coloro che devono prendere alcune banali decisioni di risparmio, come acquistare un'obbligazione o puntare su un titolo in borsa?

Vediamo i punti principali, con i problemi più immediati per gli investitori.

Titoli di stato. Finché ci sarà il Qe i rendimenti del debito governativo resteranno ai minimi, specie per i titoli considerati meno rischiosi, come i Bund tedeschi e gli Oat francesi. Questi bond nelle scadenze più brevi hanno interessi nominali e reali (cioè al netto dell'inflazione) negativi e anche i decennali non superano lo 0,50%. Un po' meglio va agli acquirenti di Btp che possono contare su una differenza di rendimento rispetto al Bund dell'1,8%, che comunque non è certo molto come premio per il rischio di investire sullo stato italiano.

Perciò proseguire ai ritmi attuali il quantitative easing significa penalizzare i risparmiatori e di conseguenza la classe media europea. Non a caso i piccoli investitori tedeschi, che sono convinti di dovere pagare il conto per tutti, sono arrabbiatissimi per questo fatto. Però, se i tassi fossero più alti, lo stato italiano e gli altri stati indebitati dell'Eurozona sarebbero costretti a pagare interessi che sono fuori dalla loro portata e probabilmente ciò provocherebbe perturbazioni sui mercati e sull'intero sistema che sarebbero molto più gravi.

Banche. Per quanto riguarda il sistema finanziario, i tassi ai minimi rappresentano una vera iattura. Il vero lavoro delle banche è prestare denaro e lucrare sulla differenza tra tassi attivi e tassi passivi. È vero che oggi gli istituti di credito acquistano capitali a costi irrisori, ma è anche altrettanto indubbio che devono fare prestiti a tassi ugualmente irrisori. Il loro margine di intermediazione è talmente basso che coprire le spese per un'azienda di credito è diventato molto difficile. Se poi si verificassero alcune sofferenze, le possibilità di fare utili con il mestiere di banchiere sarebbero ridotte al lumicino.

In questo contesto, anche se uno dei caposaldi dell'azione di Francoforte era fare ripartire il credito, si può dire che il risultato è parzialmente fallito, visto che la ripresa dei prestiti è stata ai minimi termini. Le banche erogano con grande cautela e richiedono sempre più garanzie, con le immaginabili conseguenze sulla ripresa economica. In questo contesto un vero recupero dell'Europa non è certamente facile e investire in borsa potrebbe essere meno interessante di quanto ci si aspetta. Probabilmente non è un caso che sono ormai tre anni che si dice che il Vecchio continente sta per ripartire e non riparte mai.

Inflazione. Uno degli scopi di Draghi & C. era di fare ripartire l'inflazione, fino ad arrivare al 2%. L'obiettivo non è stato ancora raggiunto, ma qualche movimento in proposito è stato indubbiamente registrato. L'ultima rilevazione ha evidenziato un rincaro del costo della vita nell'Eurozona dell'1,1%, che quanto meno allontana lo spettro della deflazione.

Ma se l'inflazione dovrebbe dare una spinta all'intera economia e fare diminuire il valore dei debiti, dall'altra parte, se non è accompagnata da una robusta ripresa economica, rischia di trasformarsi in una miscela altamente esplosiva: la stagflazione, vale a dire stagnazione+inflazione. Attualmente si può notare un minimo di accelerazione dell'economia, ma sicuramente non in maniera travolgente.

Per un investitore difendersi dall'inflazione può essere relativamente facile: ci sono decine di titoli obbligazionari indicizzati al costo della vita. Per un cittadino proteggersi dalla stagflazione è praticamente impossibile.

In conclusione le decisioni della Bce, qualunque esse siano, sono destinate oggi a provocare contraccolpi pesantissimi, di cui sia i cittadini genericamente, sia i risparmiatori saranno inevitabilmente vittime. Scilla e Cariddi per Ulisse erano una scherzo, rispetto alle difficoltà che deve affrontare Draghi.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Bce, Titoli di stato, Banche, Inflazione
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