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Petrolio: la debolezza persiste, tagli Opec non convincono

30/04/2020

Petrolio: la debolezza persiste, tagli Opec non convincono

Il petrolio continua ad aggiornare i minimi: l’accordo sulla riduzione della produzione raggiunto in seno all’Opec+, pur avendo un’entità monstre, non convince il mercato. Rispetto ai segnali che si sono accumulati nel frattempo, per quanto riguarda le prospettive della domanda mondiale di greggio, i tagli sono insufficienti per fare invertire la rotta alle quotazioni. Anzi, la volatilità è aumentata: il primo contratto a termine sul petrolio qualità WTI è crollato ai nuovi minimi dal dicembre 1998, arrivando a perdere in una sola seduta fino a oltre il 38,6% e spingendo il prezzo poco sopra la soglia degli 11 dollari al barile (e accusando il maggiore calo intraday dal 1982). Parliamo della prima cosegna di riferimento (maggio) che, a causa della sua imminenta scadenza, subisce anche (e soprattutto) la pressione tecnica. La scadenza giugno, che registra volumi in crescendo, scambia infatti poco sopra i 22 dollari (comunque in calo di quasi il 12%).  

Da gennaio un tracollo di oltre l'80%

Il lockdown pressoché globale ha ridotto la domanda delle imprese e le limitazioni alla circolazione adottate dovunque per contrastare la pandemia da coronavirus hanno reso inutilizzati i veicoli: nessuno si sposta e, di riflesso, nessuno consuma carburante. E i prezzi precipitano: basti solo ricordare che i corsi del greggio qualità Wti (prima consegna a termine di riferimento) da inizio dell’anno, quando erano indicati in area 63 dollari al barile, hanno subito un tracollo di oltre l'82%. Una migliore resistenza l’ha mostrata il Brent, petrolio del Mare del Nord (qualità migliore), soprattutto da quando è cresciuta la sensazione che il lockdown in Europa sia prossimo alla fine. 

L’accordo dell’Opec+ per limitare i danni  

Il mercato resta comunque in balia delle incertezze sul fronte dei consumi dopo le stime sulla domanda di greggio diffuse negli ultimi giorni sia dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) sia dallo stesso cartello dei Paesi produttori. Al momento non sembra avere sortito effetti lo storico accordo raggiunto dai membri dell’Opec+ (Russia e Qatar) per diminuire la produzione di greggio di 9,7 milioni di barili/giorno (b/g) a maggio e a giugno (pari a un taglio del 10% della produzione giornaliera mondiale). Nel secondo semestre 20220 l’adeguamento dell’output concordato è di 8 milioni di b/g, cui seguirà un altro taglio di 6 milioni di b/g per un periodo di 16 mesi (gennaio 2021-aprile 2022). 

T. Rowe Price, a questi livelli molti pozzi verranno chiusi

Le crescenti preoccupazioni riguardo una possibile impennata delle scorte globali di greggio, a seguito della debolezza della domanda legata al coronavirus, “ha aumentato le pressioni su tutti i produttori di petrolio, soprattutto su quelli che devono affrontare costi più elevati e che non sono membri Opec, come quelli statunitensi e canadesi”. Lo sostiene Shawn Driscoll, gestore del T. Rowe Price Funds Sicav – Global Natural Resources Equity, secondo cui alcuni stanno pensando già di chiudere i pozzi perché non più redditizi rispetto ai costi operativi. Per il greggio WTI, Driscoll stima “che tale livello sia compreso tra i 25 e i 30 dollari al barile”, ben al di sotto degli attuali corsi.

È possibile una ripresa a ‘V’ dei prezzi

Prezzi così bassi, secondo l’esperto, “non solo porteranno a deflussi di capitale dal settore – il numero di impianti attivi negli Usa è destinato a diminuire anche del 50% rispetto ai livelli di febbraio 2020 – ma anche alla chiusura di pozzi petroliferi in risposta a un prezzo inferiore ai 30 dollari al barile”. Ci potrebbe essere in modo modo un ribilanciamento dell’offerta rispetto alla domanda e, dopo il tracollo atteso per il breve termine, “non ci dovrebbe volere molto tempo prima che il mercato torni all’equilibrio” e, infatti, Driscoll si aspetta “una ripresa a ‘V’ più avanti quest’anno, in modo simile a quanto avvenuto nel 1986, 1988, 1998, 2008-09 e 2014-15”.

Opec, shock da Covid-19 “storico, brutale, estremo”

Prima però il mercato deve prendere le misure con gli effetti della pandemia e la conseguente gelata dei consumi. Il petrolio ha fallito il recupero perché il suo tentativo si è scontrato con i brutti dati sul Pil cinese del primo trimestre (-6,8%), le nuove stime sulla caduta in recessione dell’economia globale e le ampie correzioni al ribasso delle stime sulla domanda. L’Opec ha ridotto le stime per quest’anno di 6,85 milioni b/g rispetto al 2019 della domanda quotidiana di greggio (a 92,82 milioni), descrivendo lo shock come “storico, brutale, estremo e di portata planetaria”. È il primo calo dei consumi di greggio dal 2009. Più pessimistiche le stime dell’Aie, che vede i consumi globali a 90,6 milioni b/g.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: petrolio, opec, produzione, recessione
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