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Cinque variabili da non perdere di vista

07/02/2017

L'incertezza e i timori su quello che potrebbe accadere nei mercati finanziari nel corso dei prossimi mesi sta guadagnando terreno lentamente, senza nessuna forma di panico, almeno fino a questo momento

In siffatto scenario di riferimento, l’agenzia Bloomberg ha appena pubblicato un’analisi in cui pone l’accento su cinque variabili che gli investitori non dovrebbero smettere di monitorare.

La prima è l’aumento senza precedenti degli articoli, report, analisi, commenti che contengono al loro interno il termine ‘incertezza’. Stando ai calcoli effettuati da Bloomberg, il ricorso a questa parola avrebbe raggiunto livelli record.

La seconda è la disputa tra Wall Street e Washington. L’indice VIX –che misura il livello di volatilità dei mercati finanziari- ha mostrato un andamento piatto negli ultimi mesi (inusuale per gli accadimenti del 2016 –Brexit, vittoria di Trump- e strano se si guarda agli appuntamenti elettorali che aspettano l’Eurozona nel 2017). A dispetto della calma apparente sul versante finanziario, quello della politica mostra un volto certamente preoccupante per il futuro. Tale situazione è ben resa dal confronto tra l’indice VIX e il Global Economic Policy Uncertainty Index (indicatore che misura l’incertezza politica globale). Il differenziale tra i due indici è ai massimi storici.

La terza è il prezzo da pagare per acquistare protezione rispetto ad un crollo dello S&P 500. Una delle teorie che potrebbe spiegare la volatilità piatta è che le distinte società si stanno muovendo verso direzioni molto diverse. Questo trend avrebbe eliminato le correlazioni e con esse la volatilità. Un buon indicatore da seguire per ‘leggere’ il nervosismo dei mercati è il CBOE Skew Index, che misura il prezzo da pagare per proteggersi da potenziali movimenti drammatici dell’indice Standard and Poor’s 500.

La quarta è data dai flussi di denaro che vanno verso il metallo giallo. L’oro viene da sempre considerato un asset rifugio, capace di offrire un porto sicuro nei momenti di maggiore incertezza a livello internazionale o durante le crisi più profonde.  Negli ultimi mesi sono aumentati continuamente i flussi di denaro diretti verso gli Exchange traded funds che consentono di investire nel metallo giallo.

Da Bloomberg rilevano che questo tipo di flussi non ha ancora fatto sentire i suoi effetti sull’indice VIX. Tra l’indice che misura la volatilità e i flussi di denaro diretti verso l’oro si è registrato un continuo incremento del differenziale. In altri termini, mentre la volatilità continua a permanere su livelli molto bassi, i flussi di denaro diretti verso i veicoli d’investimento che consentono di puntare sull’evoluzione della quotazione dell’oncia continuano a calamitare risorse.

La quinta: alcuni esperti sostengono che bisogna prestare particolare attenzione ai periodi in cui l’aumento dei rendimenti obbligazionari è accompagnato da incrementi nei flussi d’investimento captati dagli Etf focalizzati sull’oro. La ragione? Si tratterebbe di situazioni anomale che nascondono rischi d’impennate della volatilità.

In passato, alcune crisi di Borsa sono state precedute da tre trimestri consecutivi caratterizzati da rialzi dei rendimenti obbligazionari e dei prezzi dell’oncia: 1973/1974 (crollo del mercato obbligazionario); 1987 (Black Monday). Dall’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa (novembre 2016), il rendimento annuo dei Treasury bond decennali è salito dell’1,77% fino a raggiungere il 2,44%. Nello stesso periodo, la quotazione dell’oro ha sperimentato un andamento laterale.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: vix, volatilità, obbligazioni, oro
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