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Usa, un anno d’oro per gli Etf

20/02/2017

Le caratteristiche della Borsa statunitense –efficiente e diversificata- la trasformano nel terreno ideale per l’espansione degli strumenti d’investimento caratterizzati da una gestione passiva.

Ebbene, negli ultimi sei mesi un Exchange traded fund (fondo quotato che replica il comportamento di un indice di mercato) ha conquistato il gradino più alto del podio come valore più negoziato della Borsa statunitense (e pertanto del mondo), superando colossi del calibro di Amazon, Facebook e Amazon.

Il fondo in questione è l’Spdr Standard and Poor’s 500 Etf Trust, che replica l’andamento dell’indice S&P500 che, stando ai dati raccolti ed elaborati da Bloomberg, ha movimentato in media 18.900 mln di usd nell’ultimo semestre, praticamente cinque volte più del titolo azionario più negoziato nello stesso arco temporale (Apple). L’Etf citato non rappresenta un caso isolato. Nella top ten dei più scambiati troviamo anche l’Msci Emerging Markets, il Vaneck Vectors Gold Miners e il Financial Select Sector SPDR.

Il 2016 è stato un anno di grande rotazione in scia ad eventi di rilievo internazionale come la Brexit e le presidenziali Usa. Questi fenomeni di portata globale sono solitamente favorevoli alla gestione passiva, che consente di rimodellare i portafogli in tempi brevi e a costi contenuti. Al contrario, le fasi caratterizzate da maggiore stabilità mostrano recuperi da parte della gestione attiva.

Un altro dato che spiega l’ottima raccolta netta degli Etf nel 2016 va ricercato nel buon comportamento delle Borse Usa. Il mercato statunitense è il più grande del mondo per i prodotti indicizzati: il peso di questi raggiunge il 40% del totale dell’industria del risparmio gestito a stelle e strisce. Nelle fasi in cui il mercato azionario si comporta bene, la gestione passiva negli Usa tende a guadagnare terreno e peso (perché la Borsa Usa è molto efficiente e fortemente diversificata, rendendo quasi impossibile battere l’indice Standard and Poor’s 500).

La difficolotà nel battere lo Standard and Poor’s 500 trova conferma nel fatto che, nell’ultimo decennio, la maggior parte dei fondi a gestione attiva specializzati nel listino Usa non è riuscito a battere l’indice. Per rendersi conto del peso massimo –a livello globale- della gestione passiva Usa, basta ricordare che la sua quota di mercato in Europa è del 15%.

Ter (total expanse ratio) molto più bassi, trasparenza (è possibile conoscere nel dettaglio i titoli che fanno parte dell’indice e i pesi assorbiti da ciascun titolo), possibilità di costruire un portafoglio personalizzato e diversificato a misura dell’investitore e della sua propensione al rischio, sono tra i fattori a supporto del successo di questi veicoli d’investimento.

Nel 2016, gli Exchange traded funds hanno raccolto sottoscrizioni nette  per 624 mld di usd a livello planetario. La cifra è sensibilmente più alta rispetto ai 104 mld di usd di sottoscrizioni nette conseguite dai fondi a gestione attiva in ogni angolo del pianeta. In altre parole, l’86% del nuovo risparmio destinato all’industria dei fondi ha preso la strada che porta agli strumenti a gestione passiva, un dato che porta il peso globale degli asset under management degli indicizzati al 28%.

Anche se il 2016 è stato un anno eccezionale per la gestione passiva a causa dei fattori che abbiamo elencato, gli esperti concordano nel sostenere che il trend di crescita del segmento è destinato a continuare senza molte soste (in particolare nel mercato europeo, dove i margini di crescita sono ancora molto ampi).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: gestione, passiva, fondi, etf
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