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Banche: 2026 legato a fondi Ue e stabilità politica
Il deficit e il debito di alcuni Paesi pesa sui rating. Le riforme e l’uso dei fondi Ue premiano l’economia di Lituania, Slovenia e Bulgaria. Le banche sono ben capitalizzate, con buona qualità degli attivi e redditività resistente: per il 2026 è atteso un ritorno sul capitale a doppia cifra.
Nel 2026 l’Europa centrale e orientale affronterà una decisiva fase per il proprio sviluppo economico e, in questo scenario, si inseriscono le opportunità del sistema bancario di quell’area. A monte di tutto ciò ci sono due fattori chiave: la capacità dei Paesi di utilizzare in modo efficace i fondi dell’Unione Europea e la ripresa della domanda mondiale. Senza questi elementi, secondo Scope Ratings, lo sviluppo dell’area rischia di rallentare. In particolare, i fondi di Bruxelles, rappresentano uno strumento fondamentale per finanziare gli investimenti in innovazione, le infrastrutture, la transizione energetica e la digitalizzazione.
Fondi: la minaccia dei ritardi nei progetti
Un utilizzo rapido ed efficace di queste risorse può stimolare l’economia, creare occupazione e rafforzare la competitività dei Paesi. Al contrario, i ritardi nell’attuazione dei progetti rischiano di ridurre l’impatto positivo dei fondi, rallentando la crescita e aumentando il divario con le economie Ue più avanzate. Tuttavia, il contesto non è privo di ostacoli. In diversi Paesi, come Polonia, Romania e Slovacchia, le tensioni politiche rallentano le riforme necessarie per sostenere l’economia. In Ungheria, invece, l’incertezza legata ai fondi europei ancora bloccati pesa sugli investimenti e sulla fiducia delle imprese.
Pesano la forte dipendenza energetica e i dazi
In questo scenario, un sistema bancario solido rappresenta un punto di forza, ma non è sufficiente a compensare ritardi politici ed economici. Anche perché, a questi problemi interni, secondo l’analisi, si aggiungono i rischi esterni. La domanda debole espressa oggi dai principali mercati dell’Ue, la forte dipendenza energetica e i possibili shock legati alla politica commerciale mondiale sono fattori di vulnerabilità, soprattutto per le economie più orientate all’export. In particolare, i Paesi con un forte peso del settore automobilistico potrebbero risentire maggiormente di eventuali rallentamenti a livello globale.
I dubbi dei conti pubblici di alcuni Paesi
Un altro elemento di pressione che non si dovrebbe trascurare sono i conti pubblici. L’aumento dei disavanzi fiscali e del debito in Paesi come Polonia, Romania e Ungheria, ha spinto le agenzie le agenzie di valutazione a mettere sotto osservazione il rating sovrano, con possibili effetti sul costo del finanziamento e sui futuri investimenti. Non mancano però segnali positivi. In Lituania, Slovenia e Bulgaria, gli investimenti sostenuti dai fondi europei e i progressi nelle riforme hanno contribuito a migliorare le prospettive economiche, mostrando come un utilizzo efficace delle risorse Ue possa fare la differenza.
Redditività resistente e qualità attivi buona
Il settore bancario europeo, anche grazie a queste considerazioni, si presenta in condizioni complessivamente solide. Guardando al 2026, la redditività resta resistente, la qualità degli attivi è buona e i livelli di capitale sono adeguati. Le prospettive sono state inoltre riviste al rialzo grazie alla ripresa della crescita dei prestiti, all’aumento delle commissioni e a un rallentamento dell’inflazione dei costi. Secondo gli analisti, i margini di interesse si stanno stabilizzando su livelli elevati, mentre le perdite sui crediti dovrebbero restare contenute, nonostante un moderato aumento dei default atteso nella seconda metà del 2026.
Previsto ritorno sul capitale a doppia cifra
Le banche - si sottolinea nell’analisi - dispongono comunque di ampi margini di sicurezza per assorbire eventuali shock. Tuttavia, precisano, anche se il quadro generale per gli istituti di credito è positivo, permangono alcuni rischi. Su tutti, spiccano un’eventuale guerra commerciale, possibili nuove tensioni a livello geopolitico o l’instabilità politica interna (che potrebbe interessare alcuni Paesi membri) che potrebbero frenare l’economia e aumentare i costi di finanziamento. Nonostante ciò, le banche europee dovrebbero mantenere una redditività elevata, con un ritorno sul capitale mediamente a doppia cifra.
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