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Torna interessante il comparto dell'energia

27/04/2017

energiaMentre nel mese di marzo i prezzi del petrolio sono scesi del 13% per poi recuperare l'8% riavvicinandosi ai livelli pre-correzione, è interessante notare che i titoli azionari del comparto petrolifero hanno mancato questo movimento di recupero, segnando nello stesso periodo un rialzo ridotto, di solo il 2% rispetto all'indice azionario globale.

Secondo gli analisti di Etf Securities il prezzo del petrolio non dovrebbe muoversi molto nel medio termine: da una parte le discussioni interne all'Opec riguardo al tagli alla produzione faranno da freno per un rialzo, mentre al contempo la produzione di shale oil statunitense eserciterà pressioni al ribasso.

Nondimeno, nel breve termine ci sono alcuni elementi che possono fornire un supporto all'oro nero.

Innanzitutto, le posizioni speculative nette in futures e opzioni sul petrolio sono ora più equilibrate. A partire da fine febbraio, quando si era registrato un eccesso di posizioni lunghe sull'oro nero, si è assistito a un ribilanciamento, che ha rimosso il rischio di ulteriori ribassi causati da vendite forzate.

In secondo luogo, stiamo entrando in un periodo dell'anno stagionalmente favorevole ai prezzi del petrolio: in media, negli ultimi dieci anni, l'oro nero è sempre salito tra marzo e aprile, favorito anche dalla chiusura delle raffinerie per gli interventi di manutenzione e dall'avvio della "driving season" negli Stati Uniti.

Terzo, la domanda globale di petrolio continua a mantenersi robusta, in grado quindi di compensare i rischi legati a un eventuale aumento dell'offerta da parte sia dei paesi Opec che dei produttori di shale oil.

Se si analizzano i numeri del settore, i titoli azionari del comparto energetico hanno già scontato uno scenario di prezzi del petrolio bassi sul lungo periodo. I dividendi attesi per il comparto (in media il 3,6%) sono i più alti non solo rispetto agli altri settori ciclici ma rispetto a tutto il mercato nel suo complesso (per il quale si prevede un 2,6%).

Le valutazioni, se comparate ad altri settori che beneficeranno di un contesto di reflazione, come quello dei materiali e gli industriali, sono vicine ai minimi di sempre: se si guarda al rapporto prezzo/ valore di libro, le aziende del settore Msci World Energy scambiano oggi a sconto del 20% rispetto a quelle dei materiali e del 40% rispetto agli industriali.

Il comparto è meno attraente per quanto riguarda il rapporto prezzo/utili, perchè le aziende sono ancora in fase di recupero della redditività. Tuttavia, su un orizzonte temporale di tre anni, per il settore energetico gli analisti prevedono la più robusta crescita degli utili rispetto a tutti gli altri settori.

Un altro elemento che vale la pena sottolineare è che il rischio di credito del comparto energetico è molto più basso rispetto a tre anni fa: il recente calo del petrolio non ha causato un'esplosione degli spread sui titoli high yeld energetici, perchè le compagnie petrolifere negli ultimi anni hanno avviato ristrutturazioni e politiche di taglio dei costi senza precedenti.

Ovviamente questo scenario positivo non è esente da rischi. Uno dei maggiori pericoli è rappresentato nel medio termine da un possibile deterioramento degli accordi tra i paesi membri dell'Opec. Al momento solo l'83% dei componenti del cartello si è impegnata a rispettare il taglio alla produzione di 1,2 milioni di barili deciso lo scorso anno.

Estendere l'accordo potrebbe essere difficoltoso, considerato la mancanza di collaborazione da parte dei paesi non-Opec. Per poter avere un quadro più chiaro non resta che attendere il prossimo meeting dell'Opec, che si terrà il 25 maggio.

A cura di: Paola Sacerdote
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