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La fiducia degli investitori torna a crescere

10/05/2017

Dall’ultimo monitoraggio realizzato dalla Consob tra i risparmiatori si evince che, nel 2016, l’ottimismo e la fiducia hanno gradualmente riconquistato una parte del terreno perso dopo la crisi del biennio 2007-2008.

Nel 2015, la quota della ricchezza di nuclei familiari allocata in depositi e risparmio postale era al 52% dei patrimoni, mentre nel 2016 è scesa al 47%. Si tratta di una percentuale ancora lontana dal 38% registrato nel 2007, prima dello scoppio della crisi economico-finanziaria internazionale. I dati mostrano che la quota di azioni è scesa dal 6% del 2015 al 5% del 2016 (ma era al 10% nel 2017), indicando che al calo della quota detenuta in depositi non ha fatto seguito un incremento della quota destinata a strumenti più rischiosi (ma potenzialmente più redditizi).

I titoli di stato, nonostante la presenza di rendimenti molto risicati a causa della politica monetaria condotta dalla Banca Centrale Europea, hanno fatto segnare un ritorno d’interesse da parte degli investitori, passando dal 10% del 2015 all’11% dell’anno scorso (erano al 13% nel 2007). Il monitoraggio periodico della Consob evidenzia che la crescita della percentuale di patrimonio investita –e non semplicemente accumulata e depositata- si deve alla possibilità di acquistare prodotti con capitale e/o rendimento minimo garantito e alla maggiore fiducia riposta nel lavoro degli intermediari.

Tra i fattori che potrebbero elevare la fiducia riposta nei consulenti, si annoverano l'impegno a guidare i clienti nella comprensione dei rischi e nel monitoraggio degli investimenti (35% circa) nonché l'indipendenza (quasi il 25%) e la certificazione delle competenze dell'esperto (15%). Inoltre, circa il 15% degli investitori definisce la fiducia come una percezione soggettiva, alimentata dall'istinto piuttosto che da specifiche caratteristiche o abilità del consulente.

I dati raccolti mostrano che la crisi sperimentata dal sistema bancario ha provocato un netto calo del peso delle obbligazioni bancarie all’interno dei portafogli. Le emissioni obbligazionarie corporate realizzate dagli istituti di credito si sono dimezzate rispetto al 2015, sia con riferimento ai volumi (circa 41 mld di euro nel 2016 a fronte dei 41 mld del 2015) sia per numero di titoli offerti (1.270 rispetto al precedente 2.440). Il commento della Consob è che le banche si sono orientate verso forme di raccolta diverse  dal tradizionale strumento obbligazionario.

L’analisi conferma il basso livello di conoscenze finanziarie delle famiglie italiane. Solo poco più del 40% degli intervistati è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base, quali inflazione e rapporto fra rischio e rendimento; concetti più sofisticati riguardanti le caratteristiche dei prodotti più diffusi registrano percentuali anche inferiori (fino all'11%). Il livello di conoscenze finanziarie, omogeneo tra generi, è più elevato per i soggetti più istruiti e i residenti in Italia settentrionale. Più del 20% degli intervistati dichiara di non avere familiarità con alcuno strumento finanziario (il dato scende all'8% per il sotto-campione degli investitori), mentre il restante 80% indica più frequentemente i titoli del debito pubblico e le obbligazioni bancarie, seguiti da azioni quotate e fondi azionari.

I dati Consob possono essere incrociati con le risultanze del report  ‘Sentiment e Risparmio delle famiglie Italiane’ a cura di Gfk Eurisko. Il risultato più sorprendente che si evince dalla ricerca Gfk è che esiste un bacino di quasi cinque milioni di famiglie che non ha attualmente investimenti finanziari, ma asset interessanti (compresi fra i 10.000€ e i 100.000€), che si dimostra reattiva ed interessata ad una ottimizzazione della costruzione del proprio portafoglio finanziario, riducendo la quota di liquidità (l’accumulo appunto) in favore di prodotti finanziari con obiettivi di programmazione, previdenza e crescita del capitale. Questo risultato conferma che il recupero di fiducia descritto dall’analisi firmata Consob si è verificato per le famiglie già propense all’investimento. Al contrario, resta ancora una fetta di mercato ampia di nuclei familiari italiani che si mantiene ai margini del mercato finanziario.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: depositi, azioni, btp, fiducia
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