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Spread e duration per puntare sui bond ad alto rendimento Usa

12/05/2017

Quali potrebbero essere i rischi maggiori per questo segmento obbligazionario e su quali duration ed emissioni è opportuno focalizzarsi in vista delle prossime decisioni della Fed e della Trumpnomics?

Gli high yield bond Usa restano, secondo la maggior parte degli esperti, interessanti per il flusso cedolare che offrono. Tuttavia, alla luce delle prospettive sui tassi, è meglio evitare le duration più lunghe. La struttura dell mercato high yield americano ha già una duration relativamente breve, intorno ai quattro anni, e in questa asset class vanno  utilizzati con prudenza quelli a più lunga scadenza, specialmente nel segmento delle obbligazioni con rating BB, sensibili ai tassi, dove i rendimenti sono più bassi.

Alcuni gestori sostengono che nei prossimi mesi potrebbe verificarsi un deterioramento della qualità del credito, con un lieve aumento del tasso di default al 4%. Valore che resta comunque al di sotto della media di lungo periodo. Tuttavia, il dato potrebbe essere compensato da una certa contrazione degli spread, ad indicare come potenzialmente maggiori tassi di default sono già attualmente inclusi nei prezzi di questi strumenti. Un altro fattore mitigante è l’attività di M&A, in crescita nella fase espansionistica del ciclo del credito, e spesso gli emittenti di titoli high yield sono obiettivi per operazioni straordinarie e le loro obbligazioni ne beneficiano. Detto ciò, certamente una parte del potenziale restringimento degli spread sarà necessario come protezione verso eventuali futuri rialzi dei tassi.

In siffatto scenario, c’è ancora una buona probabilità per rendimenti reali positivi nel segmento dei titoli high yield americani, ma il rendimento assoluto deriverà in larga parte dal flusso cedolare. I rendimenti degli omologhi europei, nel complesso, sono più bassi, ma gli spread sono più favorevoli e l’Europa è allo stesso tempo indietro nel ciclo del credito, dato che non ha iniziato il ciclo di rialzo dei tassi, e beneficia ancora del quantitative easing.

Secondo Luca Gianelle, client portfolio manager Multi-Asset, Russell Investments, i rendimenti offerti dal mercato obbligazionario high yield in US sono interessanti in termini relativi all’interno del settore obbligazionario. I rischi individuati  sono: in primo luogo il percorso di rialzo dei tassi delineato dalla Fed è in grado di impattare l’asset class in misura marcata.

Secondo il gestore, L’allargamento degli spread sull’high yield nella seconda parte del 2016 ha rappresentato, per noi, un buon punto di ingresso per l’investimento nel comparto. Tuttavia dall’inizio del 2017 assistiamo a un continuo restringimento degli spread , offrendo non così vantaggiose opportunità di ingresso agli investitori.

Focalizzarsi sulla parte corta del mercato obbligazionario high yield e di più elevato merito creditizio, meno sensibile al rialzo dei tassi in US, è sicuramente la soluzione ottimale nel contesto attuale. 

Fabrizio Biondo, gestore Lemanik, non è positivo sulle prospettive del mercato Hy americano nei prossimi 12 mesi. Lo spread medio di mercato, circa 3.75% sopra il comparto governativo, è a soli 25 punti base dal livello minimo toccato dopo la crisi, a soli 60 punti base dalla prima standard deviation negativa degli ultimi 20 anni, e ogni singolo modello di fair value lo considera statisticamente molto lontano dai fondamentali. In altre parole, secondo Biondo le valutazioni sono care in termini assoluti e in termini relativi al rischio: La ragione va cercata nella spaventosa fame di rendimenti che ha accompagnato gli anni dal 2009 in poi.

A cura di: Rocki Gialanella
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