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La sottovalutazione dei cigni neri

15/05/2017

La sottovalutazione dei cigni neri

Secondo Nouriel Roubini, la maggior parte degli investitori internazionali sta nettamente sottovalutando il potenziale arrivo di un cigno nero capace di scombussolare il trend rialzista dei listini azionari

Nouriel Roubini, professore di Economia presso la University of New York, crede che sia necessario soffermarsi ad analizzare perché i mercati azionari stanno attaccando nuovi massimi in un periodo caratterizzato dall’arrivo di nuove tensioni che potrebbero minacciare la stabilità finanziaria internazionale. 

L’esperto crede che gli investitori stiano sottostimando la minaccia di un cigno nero che avrebbe la forza di mettere in discussione l’attuale trend positivo in qualsiasi momento. Il concetto di ‘cigno nero’ è stato reso popolare dal professore Nassim Taleb nel suo celebre libro (intitolato ‘cigni neri’) dedicato allo studio dell’impatto che eventi inattesi potrebbero avere sui mercati.

Roubini, famoso per aver previsto l’arrivo dell’ultima crisi finanziaria, sostiene che la vittoria di Emmanuel Macron è servita all’Europa per schivare una pallottola, ma che il caricatore della pistola puntata contro il Vecchio Continente resta ancora carico. ‘I rischi geopolitici continuano a proliferare e il movimento populista contrario alla globalizzazione non subirà un eccessivo indebolimento in seguito alla vittoria di Macron’ ha affermato Roubini.

Mosca continua a mantenere un tono aggressivo nei confronti dei paesi del Baltico, in Ucraina e Siria. In Medio Oriente, un numero rilevante di paesi sono prossimi al default dei conti pubblici. Nella stessa area, Arabia Saudita e Iran lottano ferocemente per aumentare la propria influenza. Per altro verso, Roubini sottolinea la crescente tensione tra gli Usa e la Corea del Nord, che potrebbe sfociare in un conflitto militare nella penisola coreana. Pechino continua a svolgere un ruolo nelle dispute in corso tra i paesi vicini (e alcuni di questi sono importanti alleati degli Stati Uniti).

Nonostante la presenza di tutti questi rischi geopolitici, i mercati finanziari globali hanno toccato nuovi massimi. L’esperto ipotizza che dietro questa fiducia incondizionata riposta nelle chance delle Borse ci siano diversi fattori. In primo luogo, la convinzione che le scaramucce tra Usa e Corea del Nord non si tradurranno nello scoppio di un vero conflitto militare. Tale ipotesi supporta l’idea che ogni correzione –anche lieve- dei mercati rappresenti un’opportunità d’ingresso.

Per altro verso, Roubini sostiene che gli investitori restano tranquilli perché negli ultimi decenni non ci sono stati casi in cui situazioni di rischio potenziali si sono tradotte in grandi conflitti bellici. In passato, alcune guerre sono state scatenate dai rialzi delle quotazioni petrolifere in Medio Oriente, ma attualmente molti paesi sono riusciti a raggiungere livelli di produzione tali da poter rappresentare un’alternativa in caso di riduzione dell’offerta causata da tensioni in una particolare area del pianeta.

Roubini mette in guardia anche da altri scenari potenzialmente in grado di trasformarsi in cigni neri. L’ipotesi che gode delle maggiori probabilità è un attacco cibernetico della Corea del Nord. Secondo l’economista, è probabile che le scarse probabilità date al materializzarsi di un conflitto Usa-Corea del Nord siano reali. Un vero cigno nero potrebbe invece arrivare da una guerra cibernetica in grado di fare danni alle aziende e all’economia nel suo complesso.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: cigni, roubini, rischi, sottovalutazione
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