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Troppa calma sui mercati

31/07/2017

A questo punto è possibile che la tecnologia possa presentare notevoli rischi. In ordine crescente i maggiori sono una defaillance dell’Europa e degli emergenti, una rotazione verso altri temi e una crisi endogena vera e propria per l'America.

Lo scorso venerdì 21 luglio avevamo visto come si stesse diffondendo un certo nervosismo fra i gestori di fondi sulle prospettive dell'azionario statunitense. In particolar modo a mostrare qualche segnale di stanchezza sembra il comparto dell'information technology (It), finora in assoluto il preferito dai money manager impegnati sull'equity made in Usa.

Avevamo anche visto che nella prima metà dell'anno lo scarto fra le performance del Nasdaq composite, per oltre metà della propria capitalizzazione composto da aziende che operano nell'It, e dell'S&P 500 sono vicine ai massimi di questo secolo. Se prendiamo poi in considerazione il fatto che diversi colossi tecnologici fanno parte di entrambi i benchmark, si comprende che in questo 2017 c’è uno scarto enorme fra le performance dei campioni tecnologici e il resto dell'economia statunitense, i cui listini sono gravati da valutazioni elevate e delusioni legate al mancato decollo della Trumponomics.

Questo dualismo, però, non è privo di rischi, in quanto in alcuni casi i campioni del Nasdaq possono ormai essere tranquillamente considerati nel territorio della bolla. Come abbiamo visto, i pericoli ci sono, ma questa volta vale la pena fare ordine enumerando gli specifici rischi e tentando di dare loro un ordine gerarchico. Ciò non vuole dire assegnare probabilità specifiche, ma semplicemente riuscire a cogliere una progressione di probabilità. Che cosa potrebbe dunque andare storto per chi investe nell'It, che in ogni caso dovrebbe comunque rappresentare per il futuro una componente importantissima del portafoglio di qualsiasi investitore?

Innanzitutto potrebbe esserci una crisi globale dei mercati, di natura esogena agli Usa: gli ultimi esempi sono stati il crollo degli emergenti nel 2015-2016 e dell'Europa nel 2011-2012. Il rischio di vedere sviluppi negativi di questo tipo appare però decisamente basso: sia l’Europa, sia l’Asia e l’America latina appaiono in una traiettoria di ripresa in termini macroeconomici e di profitti aziendali. Sulla base di un modellino basato su una funzione logistica per prevedere la sovra/sottoperformance futura dell'equity, la maggior parte di questi mercati viene da anni di rendimenti pessimi (in dollari), se paragonati ai fondamentali economici.

Possiamo poi identificare vari tipi di rischi endogeni agli Stati Uniti, partendo da uno scenario di rotazione al di fuori dell'It, a causa del rallentamento di questo comparto per via della valutazioni troppo elevate, all'interno però di un quadro di tenuta del paese. In pratica una situazione di frenata relativa della tecnologia. In questo caso si può assegnare un rischio moderato, a causa delle valutazioni indubbiamente elevate. Con le riforme economiche in stallo, però, non si capisce bene dove dovrebbe essere generata una crescita economica alternativa all'information techonology, che continua a essere il motore del paese.

Infine vi è lo scenario che vede una crisi endogena vera e propria per l'America, generata magari proprio dal crack di quella che viene percepita come una bolla. Questo rischio è in assoluto il più rilevante. Inutile dire tra l'altro che simili sviluppi avrebbero ripercussioni immediate su tutto il resto dell'economia globale. Quanto è verosimile vedere uno sviluppo del genere? Come abbiamo visto, fornire percentuali precise è assolutamente impossibile, ma di un elemento si può essere ragionevolmente certi: che diversi strumenti sul mercato quotano una percezione della rischiosità del sistema troppo bassa, nonostante le dichiarazioni un minimo allarmistiche dei gestori. Ma vedremo che cosa ciò possa significare. 

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: mercati, it, usa, europa
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