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Le paludi della volatilità americana

02/08/2017

Arriviamo oggi alla terza parte della disamina sui rischi che comporta l'investire nel comparto It statunitense, che sta trascinando praticamente da solo l'intera Wall Street in questo 2017. La volta scorsa è stato evidenziato un ranking dei possibili rischi, mentre oggi passiamo a vedere come possono essere affrontati e adeguatamente coperti le diverse incognite: a fronte di uno scenario che evidenzia l'economia globale stabile, con gli Usa e il comparto It che perdono colpi a livello relativo, basta sostanzialmente trovare il modo per diversificare in maniera efficace. Ad esempio l'investimento nella tecnologia, che resta comunque un settore fondamentale in un portafoglio, potrebbe essere accompagnato da un’esposizione a livello globale a Etf o fondi attivi che abbiano l’Msci Acwi It come benchmark di riferimento. In questa maniera si montano alcune posizioni soprattutto verso i colossi asiatici di questo comparto, che stanno vivendo una stagione d'oro in termini di risultati e rerating.

Siccome, però, in particolare a livello di information technology collocarsi su un benchmark generale in qualche maniera significa comunque guardare al passato, un simile investimento dovrebbe essere accompagnato da acquisti di prodotti più specifici e focalizzati su nuove tecnologie quali robotica e intelligenza artificiale. Se poi si ritiene che a guidare le performance nel prossimo futuro siano altri driver, settoriali e geografici, in un contesto comunque globalmente positivo, si può puntare in generale su altri comparti e titoli del Nord-Est dell'Asia, che potrebbero manifestare un rerating positivo, e sull'Europa, che dovrebbe ricevere una spinta da parte di quei mercati (Italia e Spagna) che più hanno sottoperformato nell'ultimo decennio.

Quanto esposto in queste righe tende però ad aumentare in maniera significativa il beta complessivo del portafoglio nei confronti dell'andamento dell'economia globale e della propensione al rischio. Pertanto è interessante prendere in considerazione gli altri rischi evidenziati, cioè lo scenario in cui l'America continui ad andare bene grazie ad altri pilastri rispetto alla tecnologia e quello in cui invece si verifichi una crisi generale.

In entrambi i casi la scelta migliore sembra che sia comprare volatilità sulle aziende statunitensi. Sia che si tratti di investire su Cds sul debito di alcuni dei colossi Usa (non solo dell'It), sia che questo concetto preveda ad esempio di comprare opzioni su Etf basate sul Nasdaq 100 o composite o sull'S&P 500, non si può fare a meno di ricordare che oggi la volatilità implicita si paga storicamente pochissimo, con alcune differenze fra l'equity made in Usa a livello generale e l'high tech. A inizio agosto, infatti, l'indice Cboe delle implicite quotate sulle opzioni del Nasdaq 100 (l'equivalente per questo indicatore del Vix) era intorno a 14,8, un valore storicamente molto basso, anche se altrettanto non si può dire a livello relativo. Infatti per quanto riguarda la volatilità del Nasdaq 100, il suo livello attuale rappresenta circa il 18,8% dei picchi del 2008, il 33% di quelli del 2011 e il 49,1% di quelli dell'agosto del 2015. Questi momenti hanno costituito nell'ultimo decennio le tre fasi di maggiore avversione al rischio.

Per il Vix riferito all'S&P 500 le percentuali equivalenti sono: l’11,2% dei massimi del 2008, il 23,44% di quelli del  2011 e il 35,4% dell'agosto 2015. Inoltre come si può vedere il Vix attualmente scambia ancora ai minimi del movimento: livelli così bassi sono stati toccati solo nel gennaio del 2007 e a metà anni ‘90. La volatilità implicita del Nasdaq 100, invece, ha visto comunque un rialzo del 44% circa dal minimo toccato a marzo, segno della presenza di paure specifiche legate alla tecnologia. Di conseguenza la scelta migliore sarebbe scommettere sulla risalita di entrambi gli indicatori: da una parte la volatilità implicita del mercato in generale copre dai rischi di una crisi endogena degli Usa generale, dall'altra l'altro indice consente di proteggere specificatamente l'elevato beta del nostro portafoglio, sfruttando peraltro un trend che sembra già avviato.

A cura di: Alessandro Secciani

Parole chiave:

It Usa diversificazione rischio
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