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Emergenti, tempo di una parziale rotazione

09/10/2017

Arriviamo oggi alla terza parte della disamina di fine terzo trimestre sull'azionario emergente, che tante soddisfazioni ha dato quest'anno agli investitori. Abbiamo visto alcune delle trasformazioni di questi anni, che hanno evidenziato la prepotente ascesa dell'It asiatico, in particolar modo quello legato a internet e ai consumi in generale in Cina.

Queste azioni oggi rimangono temi growth assolutamente centrali per costruire un portafoglio esposto ai temi più importanti del futuro. Diciamo che però forse esse vanno accompagnate da altre scelte che possano in qualche maniera diminuire il rischio costituito da valutazioni ormai pari a quelle dei colossi tecnologici Usa.

Va notato che sull'equity emerging, secondo una ricerca di Morningstar, circa il 35% degli asset detenuto dai fondi comuni specializzati è di natura prettamente value, mentre un po' meno del 30% è chiaramente definibile come growth. Inoltre oltre l'80% è collocato su società definibili come large e mega cap, il resto su mid e small: queste ultime spesso offrono un premio al rischio notevole, rispetto alle controparti dei paesi sviluppati, anche grazie alla minore copertura in termini di analisi da parte delle istituzioni finanziarie locali e internazionali, oltre che a causa di una più ristretta base di investitori. Ricordiamo infine che circa la metà della capitalizzazione delle borse emergenti è legata a temi prettamente ciclici.

Come si può vedere da queste caratteristiche, vi è abbondante possibilità di scelta per affiancare una componente value ai tori furibondi dell'It e del consumo. Prendiamo, ad esempio, alcuni dei comparti più ciclici, ossia i materiali di base (il 4,4% della capitalizzazione dell’Msci Em), la chimica (il 5,5%) e i beni industriali (il 6,7%). Mesi fa avevamo parlato della forza delle economie del Nord-est dell'Asia a fronte di valutazioni ancora contenute. Ad esempio in Corea del sud è possibile affiancare l'esposizione ai colossi It e al ruggente settore locale del bio pharma con un overweight nei tre comparti appena menzionati. Essi infatti offrono in questa piazza finanziaria una grande abbondanza di ottime aziende con P/E largamente nel territorio della singola cifra.

Se ci spostiamo poi in Cina, oltre ai colossi internet, temi tipicamente growth sono l'emergente componentistica hardware cinese, il biotech e i brand di beni di consumo discrezionali e di base locali. Resta valido però nell'ambito delle azioni A e delle H puntare anche su un rerating progressivo e secolare delle banche locali, che stanno vivendo senza troppi scossoni l'ennesimo processo di ristrutturazione e alleggerimento degli Npl. Se andiamo a osservare ad esempio il P/B value dell'Hong Kong China Enterprises Index, in cui i servizi finanziari hanno un peso preponderante, esso allo stato attuale è di poco superiore a 1, un livello ben al di sotto della media dell'ultimo decennio (intorno a 1,7).

Dall'altra parte forse è il caso di diminuire la propria esposizione su comparti come la grande distribuzione (8,3% del totale dell’Msci Em) e il food&beverage (5,1%), specialmente in quelle piazze del Sud-est asiatico che negli ultimi anni nel comparto hanno fornito diverse soddisfazioni agli investitori. Se andiamo a osservare come questi ultimi sono posizionati sugli emergenti, vediamo che Taiwan, Corea del Sud e Cina rimangono, in ordine crescente, le tre nazioni con il maggiore underweght da parte degli investitori rispetto al peso nell’Msci Em. In pratica a parte il ruggente successo della tecnologia, ancora vi è molta cautela a tornare su queste piazze. Le cinque borse invece con il maggiore overweight relativo in ordine crescente sono Turchia, Messico, Russia, Brasile e India. In pratica tre ex fragile five più Messico e Russia, che hanno visto un ritorno di fiamma nell'ultimo anno.

Allo stato attuale è tempo di orientarsi su un'allocazione più razionale.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: equity, emergente, growth, value, ciclici
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