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La vera minaccia di Pyongyang

25/10/2017

La vera minaccia di Pyongyang sull'Asia

Abbiamo visto che con ogni probabilità in Giappone, la terza economia del globo, l'atteggiamento, per così dire, poco diplomatico abbia probabilmente dato una sostanziale spinta al successo elettorale del primo ministro Shinzo Abe, un uomo politico fino a poche settimane fa caratterizzato da una popolarità calante e che invece è uscito trionfatore dalle urne. Ciò è stato accolto con favore dagli investitori, che nelle politiche del leader del Partito liberal democratico vedono un programma pro-crescita che, anche se in maniera contraddittoria, sta cambiando la percezione dell'arcipelago nipponico.

Il tutto in un contesto di crescenti minacce atomiche da parte della Corea del nord. Ma i rischi di apocalisse sono in realtà non prezzati dai mercati, anche perché sostanzialmente si tratterebbe di un esercizio inutile, secondo il principio per cui se un pericolo fuori dal nostro controllo comporta conseguenze irreparabili è anche abbastanza inutile preoccuparsene. Peraltro pure la borsa coreana quest'anno sta ignorando completamente la questione, mettendo a segno un record dopo l'altro, con il won, la moneta sud- coreana, caratterizzato da un quadro di stabilità e leggero apprezzamento.

Tutto ciò, però, non vuole dire che la presenza della Corea del nord e del suo intrattabile regime, per di più ormai armato con testate nucleari delle più pericolose e avanzate, non presenti conseguenze negative di lungo termine non irrilevanti per tutta l’area, Giappone in primis.

Per capire di cosa stiamo parlando ricorriamo a un episodio di natura extra-finanziaria: la Corea del sud è un paese che è stato dichiarato malaria-free nel 1980, in un periodo di enorme e rapidissima modernizzazione. Al contrario la Nord Corea, fra i vari problemi sanitari che presenta, lotta ancora con questa terribile malattia, anche se la variante locale è meno letale del Plasmodium falciparum diffuso in Africa.  Ora il problema è che fra le due Coree vi è la famigerata Dmz (demilitarized zone, mai nome fu meno appropriato), una terra di nessuno larga 4 chilometri e lunga 250, strapiena di mine anti-uomo e dove le zanzare provenienti dal nord volano libere sconfinando a sud. Il risultato è che ogni anno migliaia di ragazzi sud-coreani, spesso spediti in tale area durante un servizio militare obbligatorio di oltre due anni, tornano malati di malaria, mentre il paese spende cifre non irrilevanti per assumere alcuni dei maggiori esperti al mondo di tale malattia, allo scopo di contenerla vicino alla Dmz.

Questo fatto serve a fare comprendere una cosa: la Nord Corea è l'unico stato con un'economia e logiche da terzo mondo collocato nel bel mezzo di un'area che nell'ultimo secolo ha vissuto uno sviluppo incredibile, arrivando a standard di vita occidentali. Il tutto in un quadro di progressiva pacificazione di tutto il Far east che, soprattutto a partire dagli anni ’80, ha visto una sempre maggiore stabilità politica e sociale, a differenza di Africa, America latina e Medio oriente.

Il dilemma che gli investitori dovrebbero porsi è se l'economia globale può permettersi di dipendere da queste aree per alcune tecnologie chiave (per mancanza di spazio non stiamo a elencarle nei dettagli), che praticamente fermerebbero diverse filiere produttive in tutto il mondo in caso di guerra.

Il rischio sul lungo periodo è che le maggiori aziende della Terra, inclusi i principali colossi cinesi, coreani, giapponesi e taiwanesi, diversifichino sempre di più i propri asset al di fuori dell'area, svuotandola quindi di dinamismo economico. In fondo qualche segnale si vede già, se ad esempio Celltrion, uno dei più importanti gruppi biotech coreani, nonché uno dei leader mondiali dei biosimilari, ha recentemente annunciato di volere costruire il proprio terzo impianto produttivo al di fuori dal paese (probabilmente in Usa), citando espressamente la minaccia nord-coreana fra le ragioni.

Più che l'apocalisse nucleare o al contrario i costi economici associati all'improvviso crollo del regime, l'eredità tossica della Corea del nord rischia di essere una lenta corrosione del Nord est dell'Asia e un suo trascinamento verso scenari e problemi che sembravano spariti da diversi decenni.

A cura di: Boris Secciani
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