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Bce al bivio

25/10/2017

La BCE deve decidere come ricalibrare il programma da gennaio 2018. Le attese sono per una estensione del programma, ma con una riduzione dell’ammontare di acquisti mensili, per arrivare nel corso dell’anno ad uno stop agli acquisti

Questo può essere raggiunto attraverso una diminuzione programmata in anticipo (es. 40 mld/mese da gennaio a marzo, 20 mld/mese da aprile a giugno, etc) o riduzioni annunciate volta per volta durante l’anno. Come la Federal Reserve e, con tutta probabilità, la Bank of England, la BCE diventerà una delle banche centrali orientate a una politica monetaria meno accomodante. 

Il contesto economico è sicuramente migliorato e le banche centrali hanno giocato un ruolo fondamentale nella ripresa della crescita globale. Ora però gli strumenti non-convenzionali di politica monetaria hanno assolto gran parte della loro funzione ed evidentemente non risultano più necessari. Rimuovendo gli stimoli, le banche centrali ritornano molto gradualmente a una politica monetaria più normale, lasciando più spazio all'utilizzo di strumenti convenzionali in caso di necessità.

Negli ultimi mesi le aspettative si sono orientate verso il mantenimento di tassi 'più bassi più a lungo' da parte della BCE, con acquisti mensili più contenuti accompagnati da un'ulteriore estensione del programma di QE. Nello specifico la Bce ha bisogno di ricalibrare il proprio programma di acquisti per vincoli e limiti politici. Le dinamiche economiche attuali viaggiano nella stessa direzione. Ciò dovrebbe portare progressivamente a tassi di interesse più elevati nel medio termine. Quanto più ci avvicineremo a una fine del QE e a un primo aumento dei tassi, tanto più la pressione aumenterà ulteriormente sul reddito fisso europeo.

Con l'inflazione ancora in ritardo e ben lontana dal target della BCE, la mancanza di pressioni sui salari e il rischio di un nuovo apprezzamento dell'Euro, non è da escludere che Draghi preferisca invece adottare cautela. Dal punto di vista tecnico, inoltre, anche se con l’avvio del tapering (riduzione degli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale Europea)  l'effetto netto dei flussi sarà negativo per i titoli di Stato europei, data la riduzione degli acquisti mensili lordi, il reinvestimento di quelli in scadenza mitigherà l'impatto netto sul mercato.

La Bce è consapevole del fatto che il tapering sia un’operazione estremamente sensibile per i mercati, pertanto sottolineerà probabilmente che la riduzione del programma di acquisto di obbligazioni sarà condizionata da alcuni fattori, piuttosto che automatica. Questo tono rassicurante consentirà alla banca di mantenere la massima flessibilità nell’uscita dalla sua politica monetaria non convenzionale.

La Bce attualmente beneficia di uno scenario estremamente favorevole: i tassi di crescita economica tra i Paesi sviluppati sono stati recentemente rivisti verso l’alto e la Banca centrale statunitense sta avanzando con la graduale normalizzazione dei tassi Fed. A questo punto è probabile che si entri in una fase caratterizzata da meno pressioni a supporto dell’euro rispetto a tutte le altre valute. Il recente apprezzamento dell’euro è stato equivalente a un rafforzamento delle condizioni finanziarie, per cui una svolta dovrebbe garantire alla Bce un ulteriore margine di manovra per iniziare questo processo largamente anticipato.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: draghi, qe, bce, tapering
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