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Sol Levante, una tigre asiatica

04/12/2017

Il Giappone è stato la grande sorpresa del 2017: a inizio dicembre il Nikkei 225 era in rialzo dall'inizio dell'anno di circa il 19% in yen, uno dei livelli più elevati fra i mercati azionari delle nazioni sviluppate. L'elemento interessante è costituito dal fatto che il risultato è stato raggiunto con un impressionante rally partito a settembre: fino a quel momento, infatti, il principale indicatore azionario del Sol Levante era a malapena in territorio positivo. Nel frattempo lo yen ha oscillato fra 112 e 113 contro il dollaro, un valore più basso rispetto a circa 116 registrato un anno fa, ma più elevato rispetto al poco più di 108 registrato al momento dell'avvio del rally azionario a settembre.

Anche se in maniera piuttosto blanda, dunque, la correlazione inverse fra equity e andamento della valuta (più rialzista è il mercato azionario di Tokyo, più debole è lo yen) sembra tenere.

La Bank of Japan nel frattempo continua a essere forse la più lassista del mondo: i suoi asset di bilancio hanno raggiunto il 90% del Pil, a fronte del 39% del prodotto interno dell'Eurozona registrato dalla Bce e di circa il 23% attuale degli attivi della Fed.

E nella serie di previsioni ai massimi della positività avevamo pronosticato un'altra ottima annata per la borsa di Tokyo: la ragione che sta alla base di una simile tesi è che il Nord-est dell'Asia sta vivendo, almeno sulla base dello scenario globale di bassa crescita ormai cronica, una fase di boom. La Cina ha finora mostrato un'ottima capacità di tenuta, la Corea si è portata sopra il 3% di crescita economica, grazie al boom di vari comparti dell'It, e a tale processo sta partecipando pienamente anche il Giappone. Quest'anno infatti l'economia del Sol Levante dovrebbe crescere ben al di sopra dell'1,5% (le stime indicano una forbice fra +1,6% e +1,8%), un valore più che doppio rispetto al +0,7-0,8% stimato come livello potenziale di lungo periodo.

In pratica, considerando il livello di sviluppo raggiunto e il quadro demografico, l'arcipelago nipponico è vicino anch'esso a una situazione di boom. Prova ne è il fatto che gli ultimi dati indicano che vi sono 152 posti di lavoro disponibili per ogni 100 richiedenti, con una disoccupazione complessivamente sotto il 3% (2,8% a ottobre, ultimo dato disponibile)

È vero però che una buona parte dei posti di lavoro è di qualità piuttosto scadente, tanto che pressioni su salari e inflazione non se ne vedono assolutamente: il costo della vita locale è ben al di sotto dell'1%, mentre l'aumento degli stipendi oscilla fra 0 e +0,5%.

Al tempo stesso, però, è ormai un fatto noto il recupero di efficienza e profittabilità delle maggiori aziende del paese, in cui vi sono colossi della robotica, delle batterie elettriche, dei videogiochi e degli applicativi internet. Tutti comparti non esattamente privi di driver di crescita e che stanno rimettendo il paese nell'alveo del dinamismo tecnologico asiatico, dopo che aveva rischiato di essere considerato una sorta di Italia del continente.

Il riallacciamento del Giappone alle trasformazioni dell'economia mondiale ha fatto si che le valutazioni azionarie, elevatissime all’inizio degli anni 2000 per il livello minimo di utili da parte dei colossi locali, oggi siano (anche in questo caso relativamente parlando) più che interessanti. In tutta l'era dell'Abenomics sostanzialmente il P/E forward ha quasi sempre oscillato fra 14,5 e 16,5, con uno sconto attualmente di circa il 20% rispetto all'S&P 500.

Se poi aggiungiamo il fatto che, anno dopo anno, gli investitori sia domestici sia internazionali stanno acquisendo sempre più fiducia nei confronti di un listino negletto per decenni, allora gli ingredienti ci sono tutti per un'ulteriore annata all'insegna di una botta di vita. Resta la questione della divisa locale: anche se lentamente, la correlazione inversa con l'andamento degli asset nipponici si sta affievolendo e coerentemente con una previsione di ulteriore indebolimento del dollaro in generale e nello specifico anche nei confronti delle valute dell'area, non si vede perché l'upgrading del Giappone non possa avvenire anche a livello di Forex.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: giappone, nikkei 225, yen, bank of japan
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