Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Mercati in caduta, la visione positiva

07/02/2018

Mercati in caduta, la visione positiva

Nessuno oggi può dare una risposta certa: la caduta di Wall Street e delle altre borse mondiali, in parte già recuperata, è l’inizio di un nuovo trend al ribasso e la fine di una (quasi) bolla che ha caratterizzato uno dei cicli borsistici ed economici più lunghi della storia o è solo un piccolo inciampo, persino salutare, di un andamento che rimane positivo? Per capire come bisogna comportarsi di fronte a questo nuovo scenario di mercato è necessario analizzare con attenzione gli elementi positivi e quelli negativi. In questo primo articolo vedremo i punti a favore dei mercati e che dovrebbero comunque costituire una rete di protezione in una fase indubbiamente difficile. In un’altra analisi verranno esaminati i fattori negativi.

Ripresa globale. La crescita economica dell’intero pianeta è sicuramente uno dei punti chiave a favore dei mercati. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2017 il Pil dell’intero pianeta è aumentato del 3,6%, mentre per il 2018 le previsioni parlano di +3,7%; nel 2016 l’incremento era stato del 3,2%.

In pratica il mondo sta crescendo con una certa vivacità e, fatto ancora più importante, il trend è positivo praticamente in tutto il mondo. Stati Uniti, Europa ed economie emergenti appaiono economicamente in buona salute e alcuni mercati finanziari, come il Giappone, che resta la terza economia mondiale, sembrano nettamente sottovalutati rispetto ai risultati economici. Un altro elemento a favore di questa tesi è che le materie prime in questi giorni hanno nel loro complesso retto abbastanza bene e hanno avuto una volatilità nettamente inferiore rispetto ai mercati azionari e obbligazionari. Ciò dovrebbe significare che le industrie sparse per il mondo continuano a produrre, a guadagnare e a consumare, appunto, commodity.

Paesi emergenti. A differenza di altri momenti di crisi, in cui l’economia degli emerging market appariva fragile e sostanzialmente agganciata al ciclo dei maggiori paesi sviluppati, questa volta buona parte della crescita globale deriva dai paesi in via di sviluppo. Cina, India, il Sud-est asiatico appaiono realtà sempre più autonome che fondano la loro crescita sui consumi interni e su livelli tecnologici ampiamente competitivi con quelli americani. Non è un caso che, almeno fino a questo momento, lo Shanghai composite e l’Hang Seng di Hong Kong siano ancora positivi dall’inizio dell’anno.

Inoltre molte nazioni hanno avviato forti e importanti riforme e, a differenza di quanto succedeva in passato, hanno livelli di governance più in linea rispetto agli standard internazionali.

Non è tutto bolla. Se andiamo a vedere i P/E delle maggiori borse mondiali, in alcuni casi troviamo sicuramente valori alti, nettamente più elevati della media degli anni passati, ma quasi mai delle bolle. Il P/E trailing del Dow Jones, per esempio, che contempla i 30 maggiori colossi industriali Usa, quindi le azioni più sicure e più sopravvalutate, è attualmente intorno a 25, mente L’S&P 500, che raccoglie 500 titoli e quindi è maggiormente rappresentativo dell’intero mercato, è a quota 21. È probabile che con questi livelli sul mercato americano una correzione ci stia, ma le basi per un crollo non ci sono.

Ancora meglio l’Europa, con lo Stoxx 600 che è un po’ sotto quota 20 e con previsioni di utili in rialzo, mentre lo Shanghai composite è intorno a 18. In questo quadro il P/E a 12 mesi dell’Italia che è un po’ sopra 12 appare decisamente ancora interessante.

Oro. Solitamente nei momenti di panico la quotazione dell’oro prende immediatamente a salire, segnale che una parte dei capitali collocati in asset rischiosi viene spostata sul più classico dei beni rifugio. Dall’inizio di gennaio a oggi, però, il metallo giallo è passato da 1.323 dollari per oncia a 1.332: un rialzo minimo nell’ambito di un trend abbastanza tranquillo. In pratica su questo fronte calma piatta. Almeno finora.

A cura di: Boris Secciani
Come valuti questa notizia?
Mercati in caduta, la visione positiva Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Una tempesta perfetta si abbatte sulla Borsa Usa
Notizia successiva »
Il sell-off non compromette i fondamentali
ARTICOLI CORRELATI
Wall Street, un toro record pubblicato il 7 settembre 2018
Emerging Europe pubblicato il 17 dicembre 2018
Scricchiolii sinistri pubblicato il 10 dicembre 2018
Il peso dello shutdown su Wall Street pubblicato il 18 gennaio 2019
Opzione emerging bond pubblicato il 12 novembre 2018