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L’impatto cinese sui mercati azionari

21/06/2018

L’impatto cinese sui mercati azionari

I mercati cinesi si sono aperti al mondo. Questo vuol dire che più capitali esteri confluiranno nell’azionario dell’ex Celeste Impero, ma è vero anche il contrario, ovvero che capitali cinesi guarderanno con attenzione a piazze lontane, cosa che potrebbe scatenare la volatilità nei mercati regionali.

Dal 31 maggio i titoli A-Share sono entrati a far parte, per la prima volta, degli indici mercati emergenti dell’MSCI. Aprendo una porta sempre più grande agli investitori stranieri, tuttavia, la Cina consente allo stesso tempo il passaggio di un maggior flusso di denaro degli investitori cinesi verso l’estero.

Il denaro della Cina continentale sta fluendo ad Hong Kong

L’impatto è già visibile sul mercato H-Share. Negli ultimi mesi, i flussi di investimenti cinesi verso Hong Kong sono cresciuti notevolmente e per due ragioni. Innanzitutto, dal 2014 i titoli H-Share sono più convenienti di quelli A-Share. Avendone l’opportunità, gli investitori cinesi preferiscono possedere un titolo più economico ad Hong Kong invece che uno più caro sulla controparte A-Share. In secondo luogo, i titoli di grandi aziende come Tencent e vari gruppi di casinò a Macao semplicemente non sono disponibili sul mercato A-Share, rendendo necessario per gli investitori cinesi interessati bussare alle porte di Hong Kong.

Secondo Alliance Bernstein, nel corso del tempo questa tendenza potrebbe condizionare il comportamento del mercato H-Share. I mercati azionari cinesi sono molto volatili, ed inefficienti, perché dominati da investitori privati che possiedono l’86% del mercato, una percentuale più che doppia rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati e in quelli asiatici in via di sviluppo. Perché ciò è rilevante? Le abitudini di trading degli investitori retail cinesi sono volubili; tendono ad agire sulle ultime notizie e su sviluppi di breve periodo piuttosto che su previsioni di lungo termine. Persino i gestori onshore di fondi comuni tendono a comportarsi come gli investitori retail a caccia di notizie, perché i gestori di portafogli cinesi sono tipicamente incentivati a puntare ad una performance di breve periodo.

Ad esempio, consideriamo come i due mercati hanno reagito alla stessa notizia su China Unicom. Il 18 ottobre 2016, il gruppo ha avvertito che i suoi guadagni annuali sarebbero scesi in modo pronunciato nonostante la crescita di alta qualità trainata dai nuovi sottoscrittori 4G fosse forte. Da quella data fino alla fine dell’anno, il titolo è sceso del 5,8% sul mercato H-Share, mentre nell’A-Share su cui è quotata l’azienda madre, China United Network Communications, è balzato del 38% (sebbene China Unicom rappresentasse la maggior parte dei suoi profitti).

Perché questa differenza? Gli investitori in China Unicom sul mercato H-Share si sono concentrati sui dubbi circa i profitti futuri dell’azienda, come ci si aspetta nei mercati sviluppati. Gli investitori dell’A-Share hanno trascurato rapidamente la debole riga finale del bilancio e si sono tranquillizzati con le promesse della società di ristrutturazione interna e inserimento di investitori strategici e incentivi al management. Sebbene siano fattori importanti, il team ritiene che la reazione diffusa possa essere stata espressione di attese irrealistiche di breve termine rispetto al possibile impatto di questi cambiamenti.

Quale sarà il prossimo mercato?

Secondo il team di Alliance Bernstein, Hong Kong è solo il primo passo. Nel corso dei prossimi 3-5 anni, con la realizzazione della liberalizzazione cinese, i deflussi dalla Cina cominceranno a raggiungere altri mercati, alterandone la composizione della base degli investitori e, in sostanza, influenzandone il loro comportamento, con un’attività di trading che potrebbe diventare sempre più guidata dalle notizie e dal sentiment di breve termine. La Cina è già il motore dell’export manifatturiero a livello mondiale. Potrebbe presto aggiungere la volatilità sul mercato azionario alla lista delle sue esportazioni, sia nell’area asiatica che oltre.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: cina, azioni, indici, investitori
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