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Una Star a Piazza Affari

17/09/2018

Una Star a Piazza Affari

Quando si parla di grandi performance borsistiche sul medio-lungo periodo, il pensiero di tutti corre ai grandi indici americani: l’S&P 500 e il Nasdaq composite. In effetti non si può dire che questi due benchmark si siano comportati male: negli ultimi cinque anni il primo è venuto su del 65,43%, mentre il secondo con tutti i suoi titoli tecnologici nello stesso periodo ha più con raddoppiato il valore, con + 104,38%.

Ma a fianco a questi due listini c’è una sorpresa di cui si parla abbastanza poco ed è tutta italiana: il segmento Star di Borsa Italiana (il nome ufficiale è Ftse Italia Star). Cinque anni fa quotava 16.160 punti, contro gli attuali 38.068: una performance del 135,56%, che ha stracciato i ben più famosi e titolati indici americani.

Questo paniere è costituito da 75 società tra mid e small cap, in pratica la parte industriale più felice e più competitiva dell’Italia: ne fanno parte aziende di dimensioni abbastanza ristrette e in grado di muoversi in tutto il mondo spesso con prodotti unici. Esattamente il contrario di quell’Italia ferma, immobile, ripiegata su se stessa che quasi sempre prende i titoli dei giornali.

Il segmento Star, infatti, secondo le parole di Borsa italiana «è dedicato alle medie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni  e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di: 

  • alta trasparenza e alta vocazione comunicativa;
  • alta liquidità (35% minimo di flottante);
  • corporate governance (l’insieme delle regole che determinano la gestione dell’azienda) allineata agli standard internazionali».

In pratica si tratta di un insieme di aziende di dimensione piccola e media che forniscono agli investitori garanzie di trasparenza ampiamente superiori rispetto al listino tradizionale. Inoltre gli industriali, che nel listino maggiore hanno sì un peso rilevante, ma non eccelso, nello Star rappresentano circa il 35% del totale, mentre un altro 15% è costituito dai tecnologici, che solitamente in Italia non hanno grande peso.

E tra le società quotate alcune sono dei piccoli gioielli. Amplifon, per esempio, che detiene circa il 9% del mercato mondiale degli apparecchi acustici fattura 1,26 miliardi di euro con un utile di 100 milioni. Interessante anche Avio, che opera nel settore aerospaziale e più in particolare nel campo dei lanciatori e della propulsione applicata a sistemi di lancio, missili e satelliti: ha fatturato 343 milioni con un utile netto di 21,8. Nel settore dei media c’è Cairo Communication, un gruppo che ha avuto una crescita spettacolare negli ultimi anni e che oggi controlla, oltre al Corriere della sera, La 7, diverse case editrici e una delle più forti società concessionarie di pubblicità. Nel settore edilizio di un certo interesse è Cementir, società che fu fondata nel 1947 dall’Iri e che oggi produce e distribuisce cemento grigio e bianco, calcestruzzo, inerti e manufatti in cemento; fa parte del gruppo Caltagirone. Una delle società forse più tipiche del panorama industriale italiano è Ima, Industria Macchine Automatiche, che è tra le principali aziende internazionali specializzate nel processo di confezionamento di prodotti farmaceutici, alimentari, cosmetici, tabacco, tè e caffè. Ha un fatturato di 1,31 miliardi con un utile di 101 milioni. Tra i gruppi più piccoli c’è Sabaf, uno dei principali produttori mondiali di componenti per apparecchi domestici per la cottura a gas e per il lavaggio, con una quota di mercato stimata di circa il 50% in Europa e di circa il 10% a livello mondiale; con un fatturato di 150 milioni ha un utile netto di 14,8.

A questo punto sorge spontanea una domanda: riuscirà questo listino a ottenere performance in linea con quelle passate? Ovviamente una risposta è difficile darla, ma è indubbio che le probabilità che continui la storia industriale positiva della maggior parte delle aziende presenti nel benchmark sono abbastanza alte, molto più elevate rispetto a quelle dell’indice principale. Poi se arriva una recessione ovviamente diventa difficile per tutti, S&P 500 e Nasdaq compresi.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: star, italia, mid cap, small cap
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