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Italia: la crescita resta debole, Pnrr attenua impatto dazi
In Italia i consumi e gli investimenti fissi sostengono la domanda, mentre le scorte pesano negativamente. Risparmio elevato per incertezza, nonostante salari più alti e maggiore occupazione. L’occupazione continua a crescere, soprattutto nelle costruzioni e nei servizi, con inflazione contenuta.
L’economia italiana continua a crescere lentamente, anche se trova un sostegno importante negli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. È quanto emerge dalla più recente analisi di Prometeia, che ha corretto al rialzo le ultime stime della crescita del Pil nel 2025, che passano dallo 0,5% allo 0,6%, mentre per il 2026 la previsione resta allo 0,7%. Nel breve, secondo gli esperti, il principale motore dell’attività economica rimane l’attuazione dei progetti finanziati dall’Ue. Il Pnrr, in particolare, sta sostenendo gli investimenti, soprattutto nelle costruzioni e nei servizi collegati, con effetti positivi anche sul mercato del lavoro. Una nota negativa, per contro, arriva dal commercio estero che è destinato a rallentare in futuro.
L’export verso la Germania compensa l’effetto dazi
L’aumento delle esportazioni verso gli Usa nei mesi estivi è stato temporaneo, infatti, e legato all’anticipo degli ordini effettuati dalle imprese in vista dell’entrata in vigore dei nuovi dazi. Con un’aliquota effettiva che si aggira oggi attorno al 16%, l’export potrebbe comunque risentirne in futuro. Parte di questo impatto negativo, secondo gli esperti, dovrebbe però essere compensata da un rafforzamento delle vendite verso la Germania. A partire dalla seconda metà del 2026, infatti, sono attesi i primi effetti del nuovo piano infrastrutturale tedesco e dell’aumento della spesa per la difesa. Una visione suffragata anche dai più recenti dati: mostrano sì una crescita modesta ma continua, con il Pil aumentato dello 0,1% congiunturale sia nel secondo sia nel terzo trimestre.
Aumentano i consumi delle famiglie e il risparmio
A corroborare il positivo trend di fondo ha contribuito anche la domanda interna, alimentata soprattutto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti fissi. Al contrario, le scorte hanno pesato in negativo. Allo stesso tempo, le esportazioni nette hanno invece sostenuto l’attività economica, anche se in modo non strutturale. È comunque da precisare, che i consumi delle famiglie restano sempre improntati alla prudenza. Nonostante l’aumento del potere d’acquisto, favorito da salari in crescita e da un maggior numero di occupati, la propensione al risparmio degli italiani è infatti salita all’11,4%, il livello più alto dal 2009 escluso il periodo della pandemia. Questo, secondo l’analisi di Prometeia, riflette un clima di incertezza che spinge le famiglie a rinviare le spese.
Mercato del lavoro sempre tonico
Nel frattempo, il mercato del lavoro continua a mostrare segnali positivi. Tra ottobre e novembre l’occupazione è cresciuta in modo significativo (+0,4% nel terzo trimestre e +0,9% annuo), come nei settori più intensivi di manodopera, in particolare le costruzioni e i servizi. Questo andamento, più dinamico rispetto alla crescita del Pil, conferma una particolare sensibilità dell’occupazione all’attività economica. L’inflazione rimane contenuta. A dicembre i prezzi al consumo sono saliti dell’1,2% annuo, con un lieve rialzo rispetto al mese precedente. L’aumento è stato trainato soprattutto dai beni alimentari non lavorati, mentre i prezzi dell’energia restano in calo. L’inflazione di fondo si avvicina al 2%, in linea con l’obiettivo della Banca centrale europea.
Credito in miglioramento
Anche il credito mostra segnali di miglioramento. I prestiti a famiglie e imprese tornano a crescere, sostenuti da condizioni finanziarie stabili e da una maggiore domanda per investimenti e rifinanziamenti del debito. La crescita resta comunque moderata e potrebbe rallentare in sintonia col calo dell’attività nel settore costruzioni. Sul fronte dei conti pubblici, la legge di bilancio 2026–2028 conferma un approccio prudente. Il deficit è previsto al 2,8% del Pil nel 2026, con una riduzione graduale negli anni seguenti. Le misure, pari a circa 22 miliardi, hanno un impatto macro limitato e mantengono il rispetto delle regole Ue. Restano però irrisolte alcune sfide strutturali: la bassa produttività, la transizione climatica e l’invecchiamento della popolazione.
Fiducia mercati e spread Btp-Bund
Intanto la fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia è migliorata, come dimostra il calo dello spread tra il nostro Btp e il corrispondente Bund tedesco, sceso a poco più di 60 punti base. Benché nel medio termine sia atteso un suo lieve allargamento, legato alle politiche monetarie della BCE, gli esperti stimano che sarà comunque su livelli storicamente contenuti (attorno ai 70 pb). Infine, la riduzione del debito pubblico sarà graduale e continuerà a dipendere dalla solidità della crescita economica.
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