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Caccia a punti di ingresso negli Em

19/11/2018

Il periodo di calo che sta interessando l'azionario emergente, pari a dieci mesi, è di una lunghezza anomala. Se si considerano i fondamentali, le valutazioni dei Mercati Emergenti sono più convenienti di quanto non lo fossero prima del rally del primo trimestre del 2016, cui è seguita una crescita, a fine gennaio 2018, pari al 100% del mercato.

I Mercati Emergenti contribuiscono attualmente per una quota pari al 55% alla crescita globale. La World Bank stima che questo dato potrebbe crescere fino al 66% entro il 2023. Questo suggerisce anche un peso superiore all'11% che attualmente ricoprono nell'indice Msci World. Inoltre, il peso della domanda interna rispetto agli indici dei Mercati Emergenti è cresciuto significativamente negli ultimi anni rispetto ai settori estrattivo/minerario e dell'energia, che oggi pesano per circa il 12% nell'indice Msci EM – il dato era pari al 48% cinque anni fa. La domanda domestica è supportata dai programmi di riforma che stanno interessando la Cina e l'India.

I Mercati Emergenti continuano ad essere molto interessanti dal punto di vista della crescita a un prezzo ragionevole. Allo stesso modo potrebero essere attraenti per gli investitori value, rispetto a mercati come quello statunitense, e restano un ambiente ricco di opportunità per individuare titoli dalle valutazioni interessanti.

Attualmente è importante concentrati sui fondamentali, sulle valutazioni e sulla logica di rischio/rendimento per investire nell'asset class. Otto dei primi dieci Mercati Emergenti sono investment grade – fanno eccezione Sud Africa e Brasile. Se si considerano le diverse flessioni importanti degli ultimi trent'anni, in questa fase del ciclo solitamente ci troveremmo di fronte al massimo a tre Paesi dei migliori dieci ancora classificati come IG. Non c'è stato quindi il crollo generalizzato che si temeva inizialmente, i mercati sono calati del 20% circa in dollari e sia le valutazioni che i fondamentali appaiono promettenti.

Secondo Nnip, nell’attuale scenario di riferimento non ha senso esporsi all'azionario dei Mercati Emergenti con una strategia difensiva che non permette di posizionarsi in maniera tale da beneficiare di un eventuale rimbalzo, come nel 2016/2017.  Il team crede sia necessario essere in grado di sovraperformare nei momenti positivi, non tramite il beta ma tramite l'alpha – acquistando titoli di alta qualità quando i prezzi scendono.

Anche la liquidità è un fattore chiave in un ambiente in cui una fase di risk-off è potenzialmente prossima, dato che è importante avere la possibilità di uscire rapidamente da una posizione in caso di necessità. Dal punto di vista dei Paesi, le preferenze del team di Nnip vanno a Brasile, Russia, i Varps (Vietnam, Argentina, Romania, Pakistan e Arabia Saudita), e Corea del Sud, oltre alla Turchia.

Le valutazioni brasiliane sono ancora assolutamente attraenti e la probabilità di una ripresa post-elezioni sia elevata, supportata da fattori demografici favorevoli come la giovane età della popolazione e la domanda non pienamente espressa. Anche i mercati di frontiera continuano a offrire opportunità, in particolare in Romania e Vietnam.

Gli attuali sottopesi includono Malesia, Sud Africa, Cile, Tailandia e Taiwan. Il posizionamento su Taiwan si è rivelato costoso, dato che il settore tecnologico non è calato prima di settembre 2018. Il settore tecnologico di Taiwan è stato uno di quelli a soffrire maggiormente tra i Mercati Emergenti ad ottobre 2018.

A cura di: Rocki Gialanella

Parole chiave:

emergenti quotazioni calo lungo periodo
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