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Timori di recessione, scatta la corsa ai Bund

08/02/2019

Timori di recessione, scatta la corsa ai BundLa paura per l’arrivo di una fase complicata per l’economia europea innesca la corsa degli investitori all’acquisto di Bund con scadenza lunga. A trarne i maggiori benefici i fondi che puntano sui titoli di stato core a lungo termine dell’eurozona. 

Le previsioni macroeconomiche formulate da Bruxelles non sono per nulla piaciute agli investitori. Negli ultimi mesi si è assistito a una crescita dei timori per una decelerazione dell’economia o il progressivo avvicinarsi della fine di uno dei cicli rialzisti più lunghi nella storia dei mercati azionari. Tuttavia, un conto è che tali timori aleggino periodicamente sugli investitori, un altro è che il Fondo Monetario Internazionale e le banche centrali confermino che il rallentamento è reale e le prospettive non sono affatto rosee.

L’ultima tra le grandi istituzioni a comunicare la frenata è stata la Commissione Europea, che ha delineato un quadro a tinte fosche per i paesi dell’eurozona. La lettura dei dati pubblicati dalla Commissione mostra un taglio dello 0,6% delle previsioni di crescita per l’eurozona nel 2019, che ha portato la stima sulla variazione annua del Pil all’1,3% (in particolare a causa delle performance non esaltanti di Germania e Italia). La Commissione ha applicato una revisione al ribasso anche del dato relativo alla crescita economica per il 2018: la variazione definitiva è stata posizionata all’1,9% dopo una riduzione dello 0,2% rispetto alla stima precedente (novembre).

L’incertezza si sta trasmettendo velocemente al mercato obbligazionario. I flussi d’investimento confermano il rinnovato interesse per l’obbligazione rifugio per eccellenza: il Bund tedesco. La domanda di titoli di stato tedeschi è stata tale da comprimere nuovamente i tassi d’interesse pagati da Berlino sui mercati finanziari. Il tasso annuo del Bund decennale è sceso del 24% fino a un minimo dell0 0,16%.

La domanda degli investitori si è concentrata sulle emissioni a lungo termine nonostante la presenza di rendimenti risicati. Per gli esperti si tratta di un chiaro segnale che il sentiment degli investitori sta peggiorando in scia ai timori crescenti per l’avvio di una fase recessiva. Sulle scadenze più brevi, i Bund non sono stati interessati da pressioni così forti: il bund a cinque anni ha sperimentato un calo del tasso d’interesse annuo del 10%. Per le emissioni triennali il calo è stato di poco superiore al 5%. Per entrambe le emissioni, i rendimenti si sono mossi sempre in territorio negativo. La Germania, a causa del rallentamento economico in atto, è stata la prima artefice di questa nuova ondata di acquisti aventi a oggetto i Bund.

La Commissione Europea ha sottolineato che uno dei motivi della marcata decelerazione tedesca è la crisi dell’industria automobilistica del paese. Il peso dell’industria dell’auto ha convinto le autorità europee a rivedere la stima sulla variazione del Pil dall’1,8% di novembre all’1,1% di febbraio. La revisione della Commissione Europea ha fatto seguito a quella già annunciata dallo stesso Governo teutonico, che aveva ribassato la variazione annua del Pil all’1% come conseguenza delle tensioni commerciali e delle accresciute probabilità di andare incontro a un hard Brexit.

Alla maggiore domanda di Bund ha fatto eco la giornata non brillante delle principali Borse del Vecchio Continente. Il Dax tedesco ha perso ieri l’1,7% in una giornata di vendite che ha coinvolto l’Europa intera. Il Cac francese ha ceduto quasi, l’1%, l’Ibex spagnolo poco più dell’1%. La peggiore Borsa è stata quella milanese con una perdita prossima al 2,5%.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bund, fmi, ue, recessione
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