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Assoreti: bilancio raccolta 2020 positivo

Netto aumento della raccolta netta realizzata sugli organismi di investimento collettivo del risparmio di tipo aperto, che ha toccato i 23,6 miliardi di euro. Il patrimonio delle quote di Oicr aperti è cresciuto del 5,7 pct a 1.133 miliardi.

10/05/2021

L’emergenza sanitaria scaturita dalla pandemia e le conseguenti misure di contenimento dei contagi hanno comportato una marcata riduzione del reddito disponibile degli italiani. La crisi, sempre nel 2020, ha avuto anche un doppio effetto sul comportamento delle famiglie: una forte flessione dei consumi finali e una più alta propensione al risparmio rispetto agli anni precedenti. Il quadro segnato dall’incertezza ha, di riflesso, fortemente condizionato le loro scelte in merito a dove allocare le risorse disponibili. In questo contesto, l’atteggiamento precauzionale delle famiglie ha portato a un massiccio accumulo di liquidità. In particolare, gli investitori si sono diretti verso gli strumenti percepiti come meno rischiosi, come i prodotti assicurativi e i buoni del tesoro.

Accelerano i prodotti del risparmio di tipo aperto

È quanto emerge dal rapporto annuale di Assoreti, a chiusura di un anno complessivamente positivo, dove spicca la raccolta netta realizzata sugli organismi di investimento collettivo del risparmio di tipo aperto: ha toccato i 23,6 miliardi di euro, che si confronta con i 5,1 miliardi dell’anno precedente e gli appena 519 milioni di euro del 2018. Segno positivo anche per patrimonio: a tutto dicembre la valorizzazione delle quote di Oicr aperti era pari a 1.133 miliardi di euro, in aumento del 5,7% tendenziale. Lo spaccato dell’Associazione rivela come gli investimenti abbiano riguardato quasi esclusivamente le gestioni collettive domiciliate fuori dei confini nazionali, sulle quali sono confluite risorse nette per 29,2 miliardi di euro (+75,8% sull’anno precedente).

Ancora in sofferenza i fondi di diritto italiano

Per contro sui fondi comuni di diritto italiano hanno prevalso ancora i riscatti: le risorse nette in uscita, -5,6 miliardi, hanno toccato quota 68,3 miliardi, in aumento del 7,3% (pari al 5,7% degli asset totali in Oicr). La domanda per questo tipo di prodotto, in termini di raccolta netta, ha registrato una crescita annua del 70,1% a 6,6 miliardi. A fine dicembre, il patrimonio delle gestioni patrimoniali individuali risultava aumentato del 4,5% a 1.012,8 miliardi di euro, grazie al contributo sia delle gestioni retail sia istituzionali. Le prime hanno registrato un forte aumento dei flussi, quasi triplicati rispetto al 2019 a 3,1 miliardi. La valorizzazione degli asset patrimoniali ha raggiunto così i 142,2 miliardi di euro, pari a un incremento del 3,4%.

Nell’assicurativo bene i prodotti multiramo

L’aumento dei volumi di raccolta visto nel 2020 sugli organismi di investimento del risparmio gestito e sulle gestioni individuali retail non ha trovato pieno riscontro nel comparto assicurativo ramo vita, anche se su questo settore sono stati realizzati investimenti netti, comunque, positivi (ma inferiori a quelli dei sei anni precedenti). Il saldo tra i flussi e i riscatti, infatti, è pari a 24,9 miliardi di euro, -16,8% annuo. Ancora una volta il maggiore contributo in termini di raccolta netta è arrivato dai prodotti multiramo sui quali i premi lordi versati (37,4 miliardi di euro, +1,1%), pari al 36,9% della produzione lorda totale, hanno determinato volumi netti per 21,9 miliardi di euro (-14,8%), pari all’87,8% della produzione complessiva.

Come cambiano il risparmio e la spesa delle famiglie

Tornando alla propensione al risparmio delle famiglie italiane e a come sono cambiate le loro abitudini di spesa, il rapporto annuale di Assoreti ci dedica un capitolo. Nel 2020 la crisi scaturita dal Covid-19 ha comportato una contrazione sia del reddito disponibile (-2,8%) annuo, sia dei consumi finali (-10,9%). L’incertezza di fondo, di riflesso, è risultata un’importante leva per l’aumento della propensione al risparmio, con un valore medio dell’indice quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente e pari al 15,8%, (8,2% nel 2019). Lo spaccato infra-annuale rivela come il valore massimo di questo atteggiamento precauzionale sia stato raggiunto nel secondo trimestre (20,1%), in concomitanza con i mesi di aprile e maggio interessati dal primo lockdown deciso dal Governo.

A cura di: Fernando Mancini

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