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Bce: economia in frenata, i vaccini daranno spinta

I dati del primo trimestre segnalano un nuovo arretramento dell’economia dell’area euro, causato dalle misure di contenimento dei contagi. Il procedere delle vaccinazioni darà la spinta giusta per ripartire.

13/05/2021

L’economia dell’Eurozona ha iniziato il 2021 con il freno tirato: ha tutto il potenziale per ripartire ma deve fare ancora i conti con gli effetti della pandemia. I dati, le indagini congiunturali e gli indicatori ad alta frequenza segnalano infatti per il primo trimestre una possibile nuova contrazione dell’attività ma, allo stesso tempo, anche una ripresa della crescita già nel secondo trimestre. Lo riporta la Bce nel suo bollettino mensile, dove traccia un orizzonte comunque più all’insegna dell’ottimismo. La campagna vaccinale in corso, che lascia intuire un graduale allentamento delle restrizioni di movimento, dovrebbe assicurare un deciso recupero dell’attività nel prosieguo dell’anno.

Bene il manifatturiero, ancora sofferenti i servizi

Le incertezze sul breve però non mancano, sebbene la ripresa della domanda globale e la consistente azione di stimolo fiscale stiano sostenendo l’attività mondiale e nell’Eurozona. A ‘tirare’ il freno sono le incertezze legate a una possibile recrudescenza della pandemia, considerato che i contagi restano elevati, e al ritmo di avanzamento delle campagne vaccinali. Il quadro è disomogeneo: le indagini presso le imprese indicano che il comparto manifatturiero, favorito da una robusta domanda mondiale, continua a lanciare segnali di miglioramento. Contestualmente, le restrizioni alla mobilità e alle interazioni sociali limitano ancora i servizi, anche se evidenziano alcuni segni di ripresa.

-4,9% il PIL nel quarto trimestre 2020

L’ultimo trimestre del 2020 il PIL reale dell’Eurozona sconta l’ondata di contagi autunnale: è calato dello 0,7%, accumulando -4,9% rispetto al livello al quale si trovava prima della pandemia. L’inflazione a marzo è salita all’1,3% dallo 0,9% di febbraio, spinta dai beni energetici e da un notevole effetto base, fattori considerati temporanei: aumento per altro compensato dal calo dei prezzi dei beni alimentari. La Bce, pur ritenendo che l’inflazione complessiva possa aumentare ulteriormente nei prossimi mesi, ritiene che le pressioni di fondo sui prezzi si mantengano contenute in un contesto di significativa capacità inutilizzata nell’economia e di perdurante debolezza della domanda.

Il quadro inflativo non preoccupa

L’inflazione per ora non preoccupa. Le pressioni nel complesso rimangono contenute per due fattori: le spinte salariali sono moderate in un contesto di capacità inutilizzata e l’apprezzamento dell’euro. Solo quando sarà venuto meno l’effetto della pandemia, la riduzione della consistente capacità produttiva inutilizzata contribuirà al graduale rialzo dell’inflazione nel medio termine. Per questo la Bce prevede di lasciare i tassi su livelli pari o inferiori agli attuali finché le prospettive di inflazione non convergeranno su un livello sufficientemente prossimo, ma sotto, al 2% nell’orizzonte di proiezione e tale convergenza non si sarà coerentemente riflessa nelle dinamiche dell’inflazione di fondo.

I tassi sui prestiti vicino ai minimi storici

Secondo la Bce il mantenimento in questa fase di condizioni di finanziamento favorevoli è fondamentale per ridurre l’incertezza e rafforzare la fiducia. Tuttavia, sebbene le misure di politica di bilancio continuino a sostenere le famiglie e le imprese, nota che i consumatori restano cauti alla luce dell’emergenza sanitaria e dei suoi effetti sull’occupazione e sui redditi. Allo stesso modo sono stati rilevati alcuni segnali di un moderato irrigidimento dell’offerta del credito. Mentre i tassi sui prestiti bancari hanno continuato a oscillare a livelli prossimi ai minimi storici. In tale scenario il Consiglio direttivo ha deciso di riconfermare l’orientamento molto accomodante di politica monetaria.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

bce eurozona bollettino
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