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BlueBay: dollaro debole e rendimenti dei Paesi emergenti

19/09/2020

BlueBay: dollaro debole e rendimenti dei Paesi emergenti

L’attuale debolezza del dollaro dipende da diversi fattori, il più importante dei quali riguarda l’erosione del differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e resto del mondo, alla luce delle misure straordinarie della Fed. Gli altri fattori sono la sopravvalutazione registrata finora dal biglietto verde, così come i deficit gemelli negli Usa. La Fed, impattando sulle aspettative sull’inflazione, ha guidato i tassi di interesse al ribasso negli ultimi mesi e soprattutto ha allungato i tempi un’eventuale stretta futura. Un quadro che ha spinto gli investitori ad assumersi maggiori rischi alla ricerca dei rendimenti e, di riflesso, a guardare con più insistenza ai mercati emergenti.

In aumento flussi di capitale verso gli emergenti

Ma quali prospettive hanno questi mercati e come possono essere sostenuti dalla debolezza del dollaro? Se lo è chiesto Anthony Kettle, senior portfolio manager di BlueBay Asset Management, ammettendo che è sempre difficile generalizzare nel segmento degli emergenti, dato che racchiude più di 80 diversi Paesi (in aumento), tutti soggetti a dinamiche diverse e con molte variabili. Tuttavia, ha sottolineato nella sua analisi l’esperto, c'è sintonia con chi ritiene che la debolezza del biglietto statunitense probabilmente porterà a un aumento dei flussi di capitale verso gli emergenti, con gli investitori che cercano margini che non trovano più in altri mercati. 

Ancora al palo le valute di Messico, Brasile e Sudafrica 

Alcuni dei temi interessanti a livello Paese sono emersi nel credito, dove è da segnalare una ristrutturazione del debito esterno in dollari in Ecuador e Argentina. Per questo, suggerisce Kettle, è da monitorare la ripresa post-ristrutturazione in queste nazioni, dato che continuano a offrire elevati rendimenti (soprattutto l’Argentina). I Paesi che di solito beneficiano di più della debolezza del dollaro sono quelli i cui cambi presentano beta più elevati (coefficiente del rischio), come Messico, Brasile e Sudafrica, ma finora, aggiunge, non abbiamo ancora visto le performance che ci si aspetterebbe da queste tre valute.

Economia e politica, restano fattori imprescindibili

Al di là del dollaro, i fondamentali e la politica continuano ad essere fattori imprescindibili per la scelta di un investimento. Per esempio, cita ancora l’esperto, in Turchia, dove la valuta si è deprezzata più dell’8% rispetto alla divisa USA, e in Russia, dove i recenti sviluppi con la Bielorussia hanno portato a una contrazione di oltre il 10% per la valuta. La sopravvalutazione del dollaro si è in gran parte corretta negli ultimi mesi e quindi è meno scontato che la sua debolezza continuerà. Tuttavia, secondo Kettle, molte delle ragioni alla base di tale debolezza persistono, come la Fed, che ha di recente comunicato un nuovo frame work per il target di inflazione che probabilmente comporterà tassi fermi per il prossimo futuro. Mentre non sia spetta che le elezioni Usa avranno effetti importanti sul dollaro.

Attenzione al possibile 'ritorno' del dollaro

C’è tuttavia da non sottovalutare un rischio: con multipli elevati nel mercato azionario Usa, qualsiasi risultato elettorale che impatterà sulle imposte alle società o qualsiasi azione che potrebbe avere effetti importanti sul settore tecnologico in particolare, potrebbe danneggiare i corsi azionari e portare a un ‘flight to quality’ (vendere per andare su posizioni più sicure), che potrebbe far apprezzare il dollaro. C’è anche da considerare che, indirettamente, le azioni della Fed hanno aperto la strada alle Banche centrali emergenti verso tagli aggressivi e in alcuni casi verso l’adozione di una loro versione di quantitative easing. Strategia che potrebbe essere destinata a ridare linfa al dollaro.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: dollaro, fed, investitori, emergenti
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