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Borse mondiali: lunedì nero, Milano la peggiore di tutte

10/03/2020

Borse mondiali: lunedì nero, Milano la peggiore di tutteÈ stato un mix micidiale quello che, lunedì 9 marzo, ha affossato le Borse mondiali: l’avanzare accelerato del coronavirus nel mondo e la ‘nuova guerra' dei prezzi del petrolio. E per Piazza Affari è andata peggio delle altre, con la decisione del Governo di chiudere alcune regioni e provincie del Nord – per contenere la diffusione del Covid-19 - che ha scatenato il panico tra gli investitori e riacutizzato il timore che il Paese sia incamminato verso la recessione. C’è stata quindi la fuga in massa da tutti i mercati azionari e la corsa agli strumenti difensivi quali oro, bond governativi in generale (Bund e Treasury in particolare), così come verso alcune valute ritenute per tradizione più sicure (come il franco svizzero e lo yen giapponese).

A Piazza Affari le vendite non risparmiano alcun settore

A Milano l’indice Ftse Mib ha lasciato sul terreno l’11,17% (primo calo a doppia cifra dal 2016: annuncio della Brexit), piombando ai minimi degli ultimi 14 mesi. Il listino italiano, che da inizio anno aveva bruciato già il 20% del proprio valore, ha così annullato tutti i progressi consolidati (+28%) nel 2019. L’ondata di vendite non ha risparmiato alcun settore. Sono crollati i petroliferi sulla scia dei corsi del greggio, i titoli del lusso e gli industriali, perché oggetto delle conseguenze più dirette del coronavirus sui mercati di riferimento. Profondo rosso anche per bancari e assicurativi, così come per le società del commercio e anche – seppure abbiano offerto spesso migliore resistenza (perché considerate meno cicliche) le utilities e quelle di tutto il gruppo attivo nel mercato immobiliare (le cui perdite hanno sfiorato il 10%).

L’’indice della paura’ ritorna ai tempi di Lehman Brothers (2008)

Milano è sicuramente stata la peggiore, ma la pressione delle vendite ha interessato tutti i mercati mondiali: dall’Asia (Tokyo -5,07%, Seul -4,19%, Hong Kong -3,74%, Shanghai -3,01%, Shenzhen -3,79%) all’Australia (Sydney -7,3%), all’Europa (Parigi -8,39%, Londra -7,69%, Francoforte -7,94%, Madrid -7,96% e Zurigo -5-55%). Dominio dell’orso anche a Wall Street, che ha ignorato le parole del Presidente Usa, Donald Trump, secondo cui il coronavirus non è una minaccia per il cittadino Usa medio. A poco è valso anche il successivo intervento della Fed, che ha annunciato l'aumento del limite per le operazioni sul mercato Repo da 100 a 150 miliardi di dollari per mitigare i rischi sul mercato finanziario. L’indice Vix, che misura la volatilità delle Borse, è infatti salito al top dalla crisi finanziaria del 2008 (fallimento Lehman Brothers). Mentre anche gli indici di riferimento di Wall Street confermano che il bagno di sangue è stato globale: Dow Jones -7,83%, Nasdaq -7,29% e S&P 500 -7,67%.

Il porto sicuro dei bond, schizza lo spread Btp-Bund

Ma dove si sono diretti gli investitori che sono fuggiti dai listini azionari? Molti, con tutta probabilità, hanno preferito tenersi liquidi, e gli altri hanno scelto le obbligazioni sovrane più ‘garantite’. Lo dimostra l’impennata dei prezzi dei Treasury Usa e, di riflesso, il crollo ai nuovi minimi assoluti dei relativi rendimenti (fino a sotto lo 0,5%). È stata invece una giornata pesante per il Btp, il cui spread (rispetto al titolo di riferimento tedesco) si è allargato a 225 punti base dai 180 pb segnati nella seduta di venerdì scorso. Il rendimento del decennale italiano è così schizzato all’1,42% (dall’1,08% della seduta precedente), mentre il corrispondente Bund – titolo rifugio per antonomasia – ha presentato a fine seduta un rendimento negativo record (-0,84%).

L’oro mette nel mirino i 2.000 dollari

Sugli scudi è finito anche l’oro, altro strumento considerato un porto sicuro in periodi di estrema volatilità come quello attuale. Nel corso della seduta il metallo giallo ha rotto la soglia psicologica dei 1.700 dollari/oncia, per la prima volta negli ultimi sette anni, per poi correggere leggermente sotto. L’oro ha così consolidato un progresso da inizio anno di oltre il 7%, mettendo nel mirino la soglia dei 2.000 dollari. Un obiettivo che secondo alcuni potrebbe essere di facile portata se l’economia mondiale continuerà ad arretrare, nonostante gli aiuti previsti da parte delle Banche centrali. Molto dipenderà dalla dinamica del coronavirus nel mondo e soprattutto, gli Usa, così come da quanto impatterà nel mondo il recente crollo della domanda cinese.

Tonfo storico per il petrolio su guerra dei prezzi Riyadh-Mosca

Intanto gli investitori hanno preso posizione contro il petrolio, anticipandone un rallentamento della domanda mondiale. Ma non solo. Il mancato accordo dall'Opec+, circa una riduzione delle quote di produzione, ha infatti lasciato paventare una sovrabbondanza dell’offerta di greggio proprio in concomitanza con la crisi economica innescata dal coronavirus. Il petrolio qualità Wti (future aprile), che nel durante è arrivato a perdere attorno al 30%, il ribasso più ampio dal 1991 (guerra del Golfo), per poi contenere la flessione a fine seduta a New York a -24,6% a 31,13 dolllari/barile: il nuovo minimo degli ultimi quattro anni. 

Si tratta comunque della seconda peggiore giornata da quando il Wti, nel 1983, ha cominciato a essere quotato al Nymex, dopo il 17 gennaio del 1991 (scoppio della guerra del Golfo). A scatenare le vendite ha contribuito la decisone dell’Arabia Saudita di aumentare – per ripicca – la propria produzione dopo la mancata intesa tra Opec e Russia di concertare un taglio dell’output.

A cura di: Fernando Mancini
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