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Economia globale: resistente, ma la crescita è in frenata
Il commercio globale è destinato a rallentare sensibilmente a causa dei dazi. Le tensioni commerciali restano la principale incognita, soprattutto in vista del rinnovo degli accordi tra Usa e Cina. L’inflazione, grazie ai bassi prezzi dell’energia, è sotto controllo, ma con rischi differenziati.
L’economia mondiale ha finora dimostrato una buona capacità di tenuta, nonostante le tensioni geopolitiche e le politiche commerciali aggressive portate avanti dall’Amministrazione degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo il recente report di Prometeia, le prospettive segnalano un rallentamento della crescita a partire da quest’anno. Molti indicatori mostrano che l’attività economica ha per buona parte assorbito gli effetti negativi legati all’aumento delle tariffe doganali statunitensi. E, anche se l’incertezza sulle tariffe di importazione Usa si è in parte ridotta, i dazi restano molto più alti rispetto a un anno fa, con un aumento medio di circa il 20%. Inoltre, le tariffe variano molto da Paese a Paese, influenzando la competitività dei partner commerciali.
La crescita italiana è legata al PNRR
Per quanto riguarda l’Italia, gli investimenti legati al PNRR continuano a svolgere un ruolo chiave nel nostro Paese, perché contribuiscono a compensare gli effetti negativi dei dazi Usa. I dati leggermente migliori del terzo trimestre hanno portato Prometeia a rivedere al rialzo la crescita del Pil nel 2025, dallo 0,5% allo 0,6%, mentre resta confermato uno spunto dello 0,7% nel 2026. Nel breve periodo, la nostra economia sarà sostenuta dagli investimenti del PNRR e da consumi ancora solidi, favoriti da una bassa inflazione. L’export ha beneficiato degli ordini anticipati prima dell’aumento dei dazi, ma in futuro potrebbe risentirne. Questo effetto potrebbe però essere in parte compensato da una maggiore domanda tedesca, grazie alla spesa per infrastrutture e difesa prevista dalla seconda metà del 2026.
Sui conti pubblici, la politica fiscale resta prudente: il Governo prevede un rapporto deficit/Pil al 2,8% nel 2026, in calo fino al 2,3% nel 2028, grazie a un buon andamento delle entrate.
Le incertezze del commercio globale
Tornando al quadro mondiale, il commercio mondiale ha mantenuto ritmi sostenuti nei primi tre trimestri del 2025, anche grazie a ordini anticipati per evitare futuri aumenti dei dazi. Guardando avanti, però, gli esperti mettono in conto un rallentamento: il commercio globale del 2025 è stimato infatti crescere del 3,4%, per poi decelerare sensibilmente all’1,9% quest’anno. La principale incognita è rappresentata dalle tensioni commerciali, che restano elevate, soprattutto in vista del rinnovo dell’accordo tra Stati Uniti e Cina entro la fine del 2026. Per quanto riguarda lo scenario internazionale, gli esperti hanno corretto al rialzo le stime di crescita: il Pil del terzo trimestre 2025 è stato migliore del previsto nelle principali economie. Questo ha portato a rivedere le previsioni della crescita globale: a +3,1% nel 2025 e a +2,8% nel 2026 (+2,8% e +2,6% nel report di novembre).
Inflazione sotto controllo
Per quanto riguarda le pressioni inflative, i prezzi dell’energia elettrica rimangono sotto pressione grazie a un’offerta abbondante e a una domanda debole. Questo, secondo gli esperti, contribuisce a mantenere l’inflazione sotto controllo e consente a molte Banche centrali di continuare a ridurre i tassi di interesse. Su questo scenario pesano tuttavia alcuni fattori di rischio. Negli Stati Uniti, per esempio, i consumi delle famiglie si confermano forti: la crescita è ora stimata al 2,2% nel 2025 e all’1,8% nel 2026. Il rallentamento previsto per il 2026 è legato soprattutto al previsto impatto dei dazi più alti e a un mercato del lavoro meno dinamico. L’area euro mostra una buona resilienza: la crescita del Pil è attesa all’1,4% nel 2025 e all’1,2% nel 2026, sostenuta dalla ripresa dei consumi e dagli investimenti, soprattutto quelli legati alla difesa e al piano infrastrutturale della Germania.
A livello globale spicca la decelerazione dell’economia della Cina, al 4,3% previsto per quest’anno, zavorrata dalla debolezza della domanda interna e da un contesto internazionale più incerto.
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