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Mercati: il nuovo shock energetico scuote l’economia globale
Le crisi energetiche spingono i Paesi a cambiare strategia: dopo gli shock del passato, alcuni hanno investito in nucleare o rinnovabili. Oggi cresce l’attenzione per energia solare ed eolica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. La transizione crea sia rischi sia opportunità.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato un nuovo shock energetico, destinato ad avere effetti profondi sull’economia. Dopo la crisi del 2022 seguita all’invasione russa dell’Ucraina, il sistema energetico globale si trova ad affrontare un’altra emergenza che rischia di alimentare inflazione, rallentamento economico e instabilità sui mercati. Le conseguenze, secondo Irene Lauro, senior economist ‘Europe and Climate’ di Schroders, potrebbero protrarsi per anni, come già accaduto durante le crisi petrolifere degli anni Settanta. Governi e imprese sono chiamati a ripensare le proprie strategie energetiche, mentre gli investitori osservano con attenzione i nuovi scenari che si stanno aprendo.
Asia la più vulnerabile, toccata anche l’Europa
L’Asia è la più colpita dalla crisi: oltre l’80% delle consegne di petrolio e gas che attraversano lo Stretto di Hormuz è destinato alla regione, rendendo vulnerabili Paesi come Giappone e Corea. Anche l’Europa, pur con una dipendenza inferiore, resta esposta, visto che importa circa il 5% del greggio e il 13% del Gnl tramite Hormuz. La competizione globale per assicurarsi nuove forniture di Gnl potrebbe mantenere elevati i corsi dell’energia a lungo. Tra i Paesi europei più vulnerabili figurano Italia, Spagna e Germania, che importano oltre due terzi del proprio fabbisogno energetico. In questo scenario aumenta il rischio di stagflazione: crescita debole accompagnata da una nuova pressione inflazionistica.
Gli shock energetici cambiano le strategie dei Paesi
Le crisi energetiche, ricorda Lauro, raramente si sono risolte con un semplice ritorno alla normalità. Più spesso hanno accelerato trasformazioni profonde nelle politiche economiche e industriali. Dagli shock del 1973 e del 1979, molti Paesi infatti modificarono radicalmente il loro approccio all’energia. La Francia puntò sul nucleare col Piano Messmer, costruendo in pochi anni uno dei più grandi sistemi nucleari al mondo. La Danimarca investì nello sfruttamento del Mare del Nord e fu tra i pionieri dell’energia eolica. L’Italia seguì un’altra strada, continuando a dipendere dall’import energetico e spostando progressivamente il proprio mix dal petrolio al gas, proveniente soprattutto da Nord Africa e Russia. Una scelta che ha contribuito alla vulnerabilità energetica europea emersa negli ultimi anni.
La decarbonizzazione diventa una questione di sicurezza
La crisi attuale, sottolinea l’esperta, rafforza dunque il ruolo strategico delle energie rinnovabili. Solare ed eolico non solo rappresentano strumenti per ridurre le emissioni, ma sono anche una risposta concreta alla dipendenza dai combustibili fossili importati. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto nell’Unione Europea più elettricità dei combustibili fossili. Questo ha consentito di limitare l’impatto degli shock energetici internazionali sui prezzi dell’energia. Anche in Asia, dopo la crisi del 2022, molti Paesi (con in testa la Cina) hanno accelerato gli investimenti nelle rinnovabili, spinte dalla maggiore convenienza economica rispetto a petrolio e gas.
Rinnovabili centrali per stabilità e competitività
Nel breve periodo, molti Governi potrebbero aumentare le riserve strategiche di petrolio e gas per proteggersi da possibili blocchi delle forniture. Ma nel lungo termine, secondo Lauro, l’attenzione si concentra principalmente sulle rinnovabili e sul rafforzamento delle infrastrutture elettriche. Le fonti rinnovabili presentano infatti un vantaggio importante: non dipendono dall’andamento dei mercati internazionali dei combustibili fossili. Questo permette di ridurre la volatilità dei prezzi dell’elettricità. La Spagna rappresenta uno degli esempi più significativi. Grazie alla forte crescita di solare ed eolico, il Paese ha progressivamente ridotto il legame tra prezzi dell’elettricità e costo del gas. In Spagna, secondo il think tank Ember, nel 2025 il prezzo dell’energia dipendeva dal gas nel 19% delle ore, contro il 75% del 2019. In concreto, nonostante il rincaro del gas legato alla guerra in Iran, l’elettricità in Spagna resta tra le più economiche dell’Ue.
Nuovi rischi ma anche opportunità per gli investitori
La crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe quindi accelerare una nuova fase di trasformazione energetica globale. Da un lato aumentano i rischi legati all’instabilità geopolitica e alla volatilità dei mercati, dall’altro emergono nuove opportunità nei settori delle energie pulite, delle infrastrutture elettriche e della sicurezza energetica. La sfida, secondo Luaro, per i Paesi, le imprese e gli investitori, sarà trovare un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività economica in un contesto internazionale sempre più fragile.