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Mercati: scenario in evoluzione tra rischi e opportunità

La fase d’incertezza sui mercati consiglia strategie d’investimento mirate, con un maggiore interesse per le obbligazioni, soprattutto a breve scadenza in alcuni Paesi. Cautela su Usa ed Europa e sul credito, più favorevole il debito dei mercati emergenti. Fondamentale la selettività nelle scelte.

07/05/2026
grafico con calcolatrice e monete
Analisi di Schroders sull'andamento del mercato del reddito fisso

Il quadro globale resta caratterizzato da un equilibrio precario: da un lato i mercati sembrano aver superato la fase più critica della crisi e, dall’altro, persistono rischi legati all’evoluzione geopolitica e ai prezzi dell’energia. Per gli investitori, secondo i suggerimenti che arrivano da James Bilson, strategist nel reddito fisso presso Schroders, significa adottare un approccio selettivo e flessibile, pronto ad adattarsi a uno scenario in continuo cambiamento. Il reddito fisso, in questo contesto, torna a offrire opportunità interessanti, ma richiede scelte mirate e una costante attenzione ai fattori macroeconomici. In sostanza, la possibile uscita dall’incertezza non elimina i rischi, anche se apre una nuova fase in cui posizionarsi con più consapevolezza.

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È tempo di iniziare di pensare al post-crisi

I mercati iniziano dunque a intravedere un possibile superamento della crisi legata alla guerra in Iran. Al centro dell’attenzione c’è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di petrolio, la cui riapertura rappresenterebbe un segnale decisivo di normalizzazione. Il percorso, però, è tutt’altro che lineare: i negoziati avanzano lentamente, alternando progressi e battute d’arresto, e il rischio di un fallimento resta concreto. Nonostante questo, è già il momento di iniziare a ragionare in un’ottica ‘post-crisi’. Lo scenario di riferimento, stima Bilson, resta quello di un’economia globale in ‘surriscaldamento’, cioè con un’inflazione ancora elevata e Banche centrali meno inclini a tagliare i tassi. I rischi estremi, sia di rallentamento sia di eccessiva crescita, si sono ampliati durante la fase più acuta del conflitto, ma stanno ora gradualmente ridimensionandosi.

Stati Uniti: crescita solida e impatto energetico contenuto

L’economia statunitense mostra una buona capacità di resistenza agli shock energetici. La crescita continua a essere sostenuta dalla domanda interna, grazie alla solidità dei consumatori e a un ciclo manifatturiero ancora favorevole. L’aumento dei prezzi del petrolio ha un impatto diretto sul potere d’acquisto, riducendo i redditi reali. Tuttavia, questo effetto è in gran parte compensato da misure fiscali, come i rimborsi delle imposte, e da dinamiche favorevoli sui prezzi dei beni, legate anche alla riduzione dei dazi commerciali. Anche dal mercato del lavoro arrivano segnali incoraggianti: dopo una fase di debolezza mostra miglioramenti. Nel complesso, l’inflazione potrebbe accusare un rialzo temporaneo di circa un punto percentuale, senza però compromettere in modo significativo il quadro economico generale degli Stati Uniti.

Europa regge, Asia più vulnerabile alla crisi energetica

Discorso diverso per l’Eurozona, che affronta un doppio impatto legato alla crisi: il rincaro del gas, fondamentale per energia e riscaldamento, e l’incerto quadro economico globale. I prezzi del gas, dopo l’iniziale aumento, si sono parzialmente stabilizzati, restando comunque sopra i livelli precedenti alla guerra. Secondo Schroders, l’impatto sull’economia europea sarà concreto ma non tale da causare una recessione. L’area beneficia infatti di una base economica relativamente solida e di dinamiche cicliche che contribuiscono a mantenere una certa stabilità. La Bce continua a mantenere un atteggiamento prudente: pur monitorando attentamente l’inflazione, non ha ancora adottato misure drastiche. Tuttavia, tra le principali Banche centrali, potrebbe risultare una delle più restrittive. Più complesso il quadro in Asia, dove il rischio legato a eventuali blocchi delle forniture energetiche è maggiore.

Strategie di investimento: focus su obbligazioni e selettività

In vista di uno scenario più stabile, Bilson consiglia di rivedere il posizionamento nei portafogli obbligazionari. Suggerisce di aumentare l’interesse per la duration, l’esposizione al rischio dei tassi, che passa da neutrale a positiva di riflesso all’idea che il picco dell’impatto dei prezzi energetici sia ormai alle spalle. Le opportunità più interessanti si trovano in Canada, Australia e Regno Unito, soprattutto i bond a breve scadenza. Più cautela invece su Usa ed Europa, dove i titoli governativi principali vengono valutati con un approccio neutrale. Risultano meno attraenti i segmenti del credito, sia ad alto rendimento sia investment grade. Dopo un temporaneo aumento degli spread durante la fase più acuta della crisi, i premi al rischio sono tornati ai livelli precedenti, riducendo l’appeal di queste asset class.

Anche alcuni strumenti come i titoli garantiti da ipoteca negli Stati Uniti sono stati rivisti al ribasso, mentre resta positivo il giudizio sul debito dei mercati emergenti, che continua a offrire un miglior equilibrio tra rischio e rendimento.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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