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Mercati: sotto pressione per un quadro globale sempre più fragile
Negli Stati Uniti lo scenario politico appare peggiorato, ma Wall Street continua, comunque, a salire grazie a liquidità, leva finanziaria e fiducia degli investitori, pur mostrando segnali di possibile vulnerabilità. Tra i rischi emergono l’inflazione diffusa, gli effetti ambivalenti dell’IA.
I mercati finanziari internazionali continuano a muoversi in un equilibrio precario, schiacciati tra un’inflazione persistente, le tensioni geopolitiche e la crescente instabilità politica in alcuni Paesi. Ne è la prova, secondo Mark Dowding, fixed income CIO di RBC BlueBay assetAManagement, la continua corsa al rialzo dei rendimenti obbligazionari, con gli investitori si confrontano con uno scenario macro che appare sempre meno prevedibile. Ad accentuare la loro cautela contribuisce il fatto che negli Stati Uniti l’inflazione continua a sorprendere al rialzo (viaggia sopra il target del 2% della Fed da oltre cinque anni consecutivi), mentre il Tesoro statunitense è tornato a collocare titoli trentennali con una cedola al 5% per la prima volta dal 2007.
Rischio escalation
Su tutto pesano soprattutto le tensioni energetiche legate alla guerra in Medio Oriente e il permanere di forti pressioni sui prezzi in diversi comparti dell’economia. Secondo Dowding, oggi il rischio principale è che l’alta inflazione finisca per radicarsi nelle aspettative di famiglie e imprese, alimentando richieste salariali più alte e mantenendo elevata la pressione anche nei prossimi trimestri. L’attenzione si concentra sui prossimi appuntamenti politici d’oltreoceano, a partire dalle celebrazioni del 4 luglio. Secondo alcune voci l’Amministrazione Usa vorrebbe arrivare a quell’appuntamento con un quadro stabilizzato in M.O. Anche se sullo sfondo si agita sempre il fantasma di una possibile ulteriore escalation militare nelle prossime settimane.
Lo scenario politico Usa peggiorato
Il contesto politico Usa appare infatti sempre più deteriorato: il tasso di consenso dei Trump è indicato ai minimi e le prospettive per le elezioni di metà mandato continuano a peggiorare per il partito repubblicano. In uno scenario estremo, alcuni osservatori iniziano persino a evocare la possibilità di un futuro tentativo di impeachment nel 2027, qualora i Democratici ottenessero una larga maggioranza al Senato. Nonostante questo scenario ponga alcuni dubbi, le crescenti tensioni macro e geopolitiche, le Borse statunitensi continuano a mostrare una sorprendente resilienza. Lo S&P 500 prosegue il rally sostenuto dalla liquidità, dalla leva finanziaria usata da imprese e consumatori e dalla persistente fiducia degli investitori nel modello ‘comprare sui ribassi’.
Wall Street appare più vulnerabile
La Fed da Kevin Warsh sembra poco intenzionata a contrastare tale dinamica, mantenendo un approccio relativamente accomodante anche con dati inflativi ancora elevati. Tuttavia, avverte l’esperto, dietro la forza apparente di Wall Street, iniziano ad accumularsi segnali di vulnerabilità: i prezzi vengono considerati sempre più tirati e il credito appare particolarmente esposto a eventuali peggioramenti del quadro economico. In particolare, gli spread potrebbero avere margini limitati per altri restringimenti. Nel frattempo, l’attuale pressione non è attribuita esclusivamente ai prezzi energetici. RBC evidenzia infatti come l’inflazione stia diventando sempre più diffusa tra beni e servizi: fenomeno che potrebbe essere meno transitorio di quanto ipotizzato dalla Fed.
Gli effetti ‘collaterali’ dell’IA
Il quadro è reso più complicato anche dal boom degli investimenti sull’intelligenza artificiale: se nel lungo periodo l’IA potrebbe aumentare la produttività e ridurre le pressioni salariali, nel breve la corsa alla costruzione di data center e infrastrutture high tech sta generando nuove carenze produttive e ulteriori spinte sui prezzi. Allo stesso tempo, aggiunge, la riduzione della forza lavoro migrante negli Usaa starebbe già producendo pressioni salariali in diversi settori a bassa specializzazione, dai servizi domestici all’assistenza personale. Nel frattempo, Dowding rileva due input da monitorare: il rinnovato interesse in Giappone per il reddito fisso e, nel Regno Unito, le tensioni sulla leadership di Keir Starmer che hanno alimentato il premio di rischio sui Gilt.