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Rischio stagflazione: sono da preferire azioni tech e BTP
Schroders mantiene una posizione neutrale sui titoli di Stato in generale, ma preferisce i BTP, ritenuti convenienti perché i rendimenti incorporano già molti rischi macro. Più cautela invece sui Treasury Usa, esposti al rischio di inflazione. Oro e commodity agricole come copertura difensiva.
L’economia globale secondo gli analisti si sta muovendo verso uno scenario di stagflazione, caratterizzato da una crescita più debole e da un'inflazione più persistente. Un quadro che suggerisce agli investitori cautela e multipli di mercato più contenuti. Questa valutazione è condivisa anche da Patrick Brenner, chief investment officer, multi-asset di Schroders, il quale nel recente outlook multi-asset ha rivisto le stime macroeconomiche alla luce delle tensioni in Medio Oriente. Secondo l’esperto, le previsioni di crescita del Pil globale per quest’anno sono state ridotte dal 2,9% al 2,5%, mentre quelle sull'inflazione sono state innalzate dal 2,4% al 3,3%. Nonostante questo peggioramento del quadro, in Schroders si ritiene che una recessione possa ancora essere evitata.
Opportunità in Regno Unito, Canada e Cina
In questo contesto, la casa d’investimento mantiene infatti una posizione favorevole sull’azionario, sostenuta dalla continua solidità degli utili societari. La preferenza va in particolare ai titoli tecnologici, che continuano a beneficiare dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e di una crescita dei profitti superiore alla media. Oltre alla piazza statunitense, vengono apprezzati anche i mercati britannico e canadese, grazie alla loro esposizione ai comparti energetico e delle risorse naturali. Tra le aree emergenti, Brenner ha migliorato il giudizio sulla Cina, evidenziando come le piattaforme high tech del Paese stiano traendo vantaggio dal ciclo di investimenti legato all’IA. I giudizi che arrivano da Schroders restano inoltre positivi sulle prospettive per diversi mercati asiatici, in particolare Taiwan e altri Paesi fortemente integrati nelle filiere tecnologiche.
Sotto i riflettori i titoli di Stato italiani
Sul fronte obbligazionario, la società mantiene invece una posizione complessivamente neutrale sui titoli di Stato, riconoscendo che il recente rialzo dei rendimenti ha reso più interessanti le loro valutazioni. Tuttavia, permane una visione negativa sui Treasury statunitensi, considerati attualmente vulnerabili alle pressioni inflazionistiche e alla resilienza della crescita nominale Usa. Al contrario, Schroders continua a privilegiare i titoli di Stato italiani. I BTP, per la precisione, vengono ritenuti molto interessanti poiché i rendimenti incorporano già una parte significativa dei rischi macroeconomici, offrendo un rapporto rischio-rendimento più favorevole rispetto ad altri mercati sviluppati. Positivo anche il giudizio sui titoli governativi australiani, grazie all’approccio più tempestivo della banca centrale nella gestione della politica monetaria.
Tra le commodity da preferire quelle agricole
Resta invece negativa la valutazione sul credito societario, soprattutto negli Stati Uniti. Gli spread dell’investment grade sono oggi considerati troppo contenuti rispetto ai rischi di rallentamento economico, inflazione persistente e aumento delle emissioni. Per questo motivo Schroders continua a preferire le azioni alle obbligazioni societarie. Tra le commodity, il gruppo conferma una visione costruttiva, con una particolare predilezione per le materie prime agricole. I rischi climatici, le tensioni sull’offerta e l’aumento dei costi dei fertilizzanti continuano infatti a sostenere le quotazioni. Positivo anche il giudizio sull’oro, considerato una delle migliori coperture difensive in una fase caratterizzata da incertezza geopolitica e dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico a lungo termine.
Cautela nei confronti del comparto energetico
Più prudente, invece, l’atteggiamento nei confronti del comparto energetico. Il mercato del petrolio viene definito ‘fortemente binario’, cioè è molto influenzato soprattutto dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dall’equilibrio tra offerta e domanda globale. Sul mercato valutario, la casa di gestione ha riportato il dollaro statunitense a una posizione neutrale, riconoscendo il sostegno derivante dai differenziali di tasso e dalla maggiore crescita relativa degli Stati Uniti. Migliora invece il giudizio sul renminbi cinese, mentre viene ridotta la valutazione sullo yen giapponese, penalizzato dagli ampi differenziali di rendimento rispetto alla valuta americana.
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