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El Niño: rischio di nuova ondata inflazione degli alimentari
In uno scenario particolarmente severo, i prezzi degli alimentari globali potrebbero persino raddoppiare in un anno. A pesare sono anche la scarsità e il caro-fertilizzanti, legati alle tensioni internazionali, e la crescente domanda di biocarburanti che sottrae risorse alla produzione alimentare.
Il fenomeno legato al El Niño, il vento caldo che provoca il riscaldamento periodico delle acque dell’Oceano Pacifico, potrebbe provocare nei prossimi mesi un aumento delle temperature globali e condizioni meteorologiche estreme. È quanto riporta un’analisi di Schroders. Mentre l’Europa fa già i conti con temperature molto più alte delle medie stagionali, secondo l’OMM, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, l’evento è atteso tra giugno e il prossimo agosto, con una probabilità del 90% di durare fino a novembre. Gli effetti non sarebbero solo climatici: in passato El Niño, infatti, ha alterato il livello delle acque del Canale di Panama, ridotto la produzione idroelettrica e causato siccità e alluvioni in diverse aree del mondo. El Niño, secondo l’analisi della società di gestione, potrebbe contribuire a una nuova fase di inflazione globale guidata dall’aumento dei prezzi delle materie prime.
Il legame tra clima, energia e prezzi alimentari
Il rischio principale è che le pressioni sui prezzi diventino persistenti, soprattutto se si sommano a fattori economici e geopolitici già instabili. Questo scenario potrebbe avere anche conseguenze politiche, alimentando tensioni sociali e spinte populiste, in particolare in Europa. Le ricerche citate nel report di Schroders evidenziano che non esiste una relazione diretta e costante tra El Niño e i prezzi agricoli globali. Tuttavia, il legame diventa più evidente se si escludono gli effetti dei prezzi dell’energia dagli indici alimentari. Questo perché i costi energetici influenzano direttamente la produzione agricola, dai trasporti ai fertilizzanti, rendendo il sistema dei prezzi più sensibile agli shock energetici e climatici combinati. Dinamiche che sono risultate ancora più evidenti con l’inizio della guerra Usa-Iran e con la conseguente esplosione dei prezzi energetici.
Il rischio di un forte aumento dei prezzi alimentari
In uno scenario di El Niño particolarmente intenso, secondo lo studio, i prezzi globali dei prodotti alimentari potrebbero anche raddoppiare nel giro di un anno. Tuttavia, le previsioni restano complesse: nel 2023, ad esempio, alcune analisi hanno sovrastimato l’impatto del fenomeno, confermando quanto sia difficile prevedere con precisione i raccolti e le dinamiche climatiche. Oltre al clima, altri fattori comunque stanno già contribuendo al rincaro degli alimentari. Come accennato, le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno ridotto la disponibilità globale di fertilizzanti, con particolare impatto sull’urea, il cui prezzo è raddoppiato dall’inizio del conflitto. Questo sta aumentando i costi di produzione agricola in molte regioni del mondo. A ciò si aggiunge la crescente domanda di biocarburanti, che sottrae materie prime come zucchero, mais e oli vegetali alla produzione alimentare.
Le aree agricole più colpite
El Niño influisce in modo diverso sulle varie regioni del pianeta. In Asia meridionale tende a ridurre le piogge monsoniche, mentre in Africa occidentale aumenta il rischio di siccità e venti secchi dannosi per colture come il cacao. In Australia si prevede un possibile calo della produzione di grano, mentre lo zucchero risulta una delle materie prime più esposte. In passato, eventi simili hanno provocato un crollo della produzione in India e Thailandia fino al 30%. Il mix tra crisi energetica, problemi nei fertilizzanti e shock climatici potrebbe rafforzare una tendenza stagflativa a livello mondiale, con una crescita economica debole affiancata dai prezzi in aumento. Secondo alcune simulazioni, un forte aumento dell’indice FAO dei prezzi alimentari potrebbe portare, con effetti ritardati, a un’inflazione alimentare a doppia cifra nei Paesi del G7 entro il prossimo anno.
Poiché il cibo rappresenta una quota importante dei consumi — tra il 10-15% nei Paesi sviluppati e oltre il 25% in quelli emergenti — un aumento dei prezzi avrebbe effetti significativi sul potere d’acquisto delle famiglie. Il rischio principale a seguito di queste condizioni, secondo gli analisti, non è un singolo shock, ma una serie di ondate inflazionistiche successive. Se i prezzi restassero elevati a lungo, potrebbero emergere effetti secondari come l’aumento dei salari e una maggiore rigidità dell’inflazione, rendendo più difficile il ritorno alla stabilità dei prezzi. In questo contesto, il clima diventa un fattore centrale non solo ambientale ma anche economico, politico e sociale.
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