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Bce: sceglie la linea dura, alza i tassi contro l’inflazio
La Bce ha rivisto al rialzo le previsioni e ha ridotto quelle di crescita. Pur mantenendo una linea rigorosa, l’Eurotower ha ribadito che le prossime decisioni dipenderanno dai dati. Per ora il rialzo appare più come un segnale di vigilanza che come l’avvio di una lunga stretta monetaria.
La Bce si è ritrovata tra l'incudine e il martello: la prima è rappresentata da un'economia che mostra sempre più chiari segnali di rallentamento e, il secondo è il brusco ritorno dell'inflazione (soprattutto di quella attesa), alimentata dal rincaro dell'energia innescato dalla guerra in Medio Oriente. Di fronte a questo equilibrio precario, l'Eurotower ha scelto di colpire il fantasma dei prezzi, confermando la priorità assoluta attribuita dal suo mandato alla stabilità monetaria. Ne è derivato un aumento dei tassi d’interesse di 25 punti base, ampiamente anticipato dai mercati, che ha portato il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%.
Si è trattato di una decisione, presa all’unanimità (i membri del Consiglio – osserva, tra gli altri, Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR – non hanno discusso nemmeno alternative) che, come si affrettata a sottolineare la stessa Presidente Christine Lagarde, riflette la necessità di contrastare il rischio che il nuovo shock energetico si trasformi in un fenomeno inflazionistico più ampio e persistente. In altre parole, la Bce si è trovata stretta tra forze opposte. Da un lato, i costi di produzione stanno aumentando rapidamente e i rincari dell’energia si stanno già trasmettendo ai prezzi di alimentari, beni e servizi. Dall’altro, i nuovi ordini rallentano e gli indicatori economici segnalano un indebolimento della crescita, alimentando i timori di una possibile recessione.
L’inflazione rivista in forte rialzo
Le nuove proiezioni macro dell’Eurotower fotografano uno scenario sempre più vicino alla stagflazione. Le stime sull’inflazione sono state infatti riviste significativamente al rialzo sia per il 2026 sia per il 2027, mentre le prospettive di crescita hanno subito solo lievi ritocchi verso il basso. Nel dettaglio, l'inflazione headline di quest’anno è stata corretta al rialzo di 40pb, quella core di 20pb, mentre la crescita economica è stata tagliata di soli 10pb – un mix stagflazionistico, ma sbilanciato sul lato dei prezzi. Lo stesso schema si ripete sia per il 2027 (+30pb sia su headline, sia su core, -10pb sulla crescita) e anche per il 2028, quando l’inflazione core – anche se rimane al 2,2% - è attesa di 20pb sopra le proiezioni precedenti all'escalation in Iran.
Un quadro che, agli occhi della Bce, ha giustificato un intervento immediato per evitare che il rialzo dei prezzi energetici finisca per contagiare salari, aspettative di inflazione e infine anche i comportamenti delle famiglie e delle imprese. La decisione di stringere le redini del credito, osservato gli economisti, è quindi “segnale forte”, finalizzato a dimostrare che Francoforte resta fedele al proprio mandato, che a differenza della Federal Reserve non prevede un doppio obiettivo di crescita e occupazione, ma è concentrato esclusivamente sulla stabilità dei prezzi. Tuttavia, aggiungono concordi gli esperti, il rialzo dei tassi d’interesse potrebbe non rappresentare necessariamente l’inizio di una nuova fase aggressiva di stretta monetaria nell’Eurozona.
I mercati potrebbero sopravvalutare l’aggressività dell’Eurotower
La stessa BCE ha d’altronde ribadito che le future decisioni saranno prese di volta in volta, seguendo un approccio guidato dai dati e senza alcun impegno preventivo sul percorso dei tassi. Ma i mercati potrebbero sopravvalutare il grado di aggressività dell’Istituto. Alcuni esperti hanno interpretato la comunicazione compatta e uniforme adottata dai membri del Consiglio come sì un segnale particolarmente hawkish, ma potrebbe avere soprattutto l’obiettivo di mantenere ancorate le aspettative di inflazione in una fase di forte incertezza. Resta infatti aperta la questione cruciale degli effetti di secondo round, anche se finora non si osservano accelerazioni significative dei salari e le aspettative di inflazione di lungo periodo rimangono sotto controllo.
È proprio questo elemento che consente alla BCE di mantenere, almeno per il momento, un approccio definito ‘misurato’. Ma se il contagio ai salari dovesse intensificarsi, Francoforte potrebbe essere costretta a impugnare nuovamente il martello. Per ora il rialzo di giugno assomiglia più a un avvertimento che all’avvio di una lunga serie di aumenti. Con i rischi per la crescita in aumento e il deterioramento degli indicatori economici, la Bce dovrà continuare a camminare sul filo sottile che separa la lotta all’inflazione dal rischio di soffocare l’economia. Una sfida che potrebbe rendere questo intervento un episodio isolato, o al contrario il primo passo di una nuova stretta se il fantasma dell’inflazione dovesse continuare ad agitarsi sull’Eurozona.
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