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Eurozona: rischio recessione, i mercati si aspettano nuovi shock
Negli Usa l’inflazione resta persistente e la Fed potrebbe mantenere una politica più restrittiva di quanto ci si aspetti. Il neopresidente, Kevin Warsh, potrebbe adottare una linea particolarmente rigorosa contro l’inflazione. Anche la Bank of Japan sembra vicina a un nuovo rialzo dei tassi.
L'Eurozona potrebbe essere già sull'orlo di una recessione tecnica. È il monito di Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay Asset Management, che nell'ultimo aggiornamento individua segnali sempre più evidenti dell’indebolimento dell'economia europea. La correzione del Pil del primo trimestre dell'area euro a -0,2% su base trimestrale, determinata principalmente dalla debolezza dei dati arrivati dall'Irlanda, aumenta infatti di molto la probabilità che l’Eurozona abbia registrato due trimestri consecutivi di contrazione economica. Uno scenario che, secondo l’esperto, potrebbe aggravarsi qualora la crisi in Medio Oriente continuasse a compromettere le supply chain globali.
Prudenza sul credito high yield
La seconda metà dell'anno potrebbe rivelarsi ancora più difficile, osserva Dowding, il quale sottolinea come le eventuali nuove interruzioni nei flussi commerciali internazionali rischino di alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche e rallentare la crescita economica mondiale. In questo contesto, nella casa di gestione mantengono un atteggiamento prudente nei confronti del credito high yield. Gli spread delle obbligazioni speculative, evidenzia il gestore, infatti non riflettono ancora pienamente il deterioramento delle prospettive macroeconomiche. I rischi di recessione, di riflesso, potrebbero tradursi in un aumento dei declassamenti di rating e dei tassi di insolvenza.
Attenzione all’inflazione montante negli Usa
Gli investitori possono permettersi di essere pazienti poiché, spiega Dowding, il restringimento degli spread osservato negli ultimi mesi appare poco coerente con il peggioramento dello scenario economico globale. Attualmente gli spread risultano addirittura inferiori rispetto ai livelli di inizio 2026, nonostante le prospettive siano diventate decisamente più fragili. Ma le preoccupazioni non si limitano all'Europa. Negli Stati Uniti, l’esperto di RBC BlueBay continua a vedere pressioni inflazionistiche persistenti e ritiene che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere una linea più aggressiva di quanto il mercato stia attualmente scontando.
Warsh sarà più rigoroso del previsto?
Dowding sottolinea come l'inflazione Usa sia rimasta superiore all'obiettivo della Fed per oltre cinque anni e come il massiccio ciclo di investimenti nelle infrastrutture legate all'IA stia oggi contribuendo ad alimentare ulteriormente le tensioni. Per questo la riunione della Fed in calendario a settembre viene considerata cruciale, con la possibilità che si torni a discutere di ulteriori rialzi dei tassi. Particolare attenzione è rivolta anche a Kevin Warsh, destinato a ricoprire un ruolo centrale nella politica monetaria Usa. Contrariamente alla percezione di parte del mercato, Dowding ritiene che Warsh possa adottare un approccio molto più rigoroso una volta alla guida della banca centrale, facendo della lotta all'inflazione una priorità assoluta.
La Boj pronta ad alzare i tassi
Nel frattempo, anche il Giappone si trova davanti a una svolta. Dopo anni di politica ultra-espansiva, la Bank of Japan appare sempre più vicina a un nuovo rialzo dei tassi. Secondo RBC BlueBay, un intervento già nelle prossime settimane è quasi inevitabile per evitare un ulteriore indebolimento dello yen e ridurre il rischio che la Banca centrale rimanga in ritardo rispetto all'evoluzione dell'inflazione. Dowding evidenzia come il tema valutario sia diventato una questione politica. Un ulteriore deprezzamento dello yen potrebbe avere ripercussioni negative sul consenso della premier Sanae Takaichi, rendendo improbabile qualsiasi interferenza nei confronti delle decisioni della BoJ.
L’incognita M.O. e le incertezze sul Regno Unito
Anche sul fronte geopolitico le incognite restano numerose. Le recenti dichiarazioni del Presidente Usa Donald Trump su un possibile accordo con l'Iran hanno temporaneamente rasserenato i mercati, favorendo il recupero degli asset rischiosi. Tuttavia, secondo RBC BlueBay, qualsiasi intesa rischia di essere fragile. Dowding ritiene che la regione mediorientale resterà esposta a nuove fasi di instabilità, con possibili ripercussioni sulle forniture energetiche. Per questo il rischio sui prezzi del petrolio appare orientato più al rialzo che al ribasso nel medio periodo. Anche il Regno Unito rappresenta una fonte di incertezza crescente. Le imminenti elezioni suppletive di Makerfield potrebbero modificare gli equilibri politici interni al Partito Laburista e rafforzare la figura di Andy Burnham come possibile alternativa a Keir Starmer. Nel mentre, i mercati d’oltremanica stanno mostrando una calma apparente che potrebbe essere messa rapidamente alla prova da eventuali sviluppi politici inattesi.
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