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Tassi: Bce in allerta, più vicino il rischio stagflazione

L’aumento dei prezzi energetici, a causa della guerra in M.O., potrebbe alimentare l’inflazione e trasferirsi a salari e servizi, costringendo la Bce a interventi anche in presenza di crescita debole. Nell’Eurozona cresce il rischio di stagflazione, con inflazione più alta e crescita più bassa.

03/04/2026
la presidente della bce, christine lagarde
Analisi sui margini di manovra della Bce dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente

La guerra in Medio Oriente ha cambiato radicalmente lo scenario operativo delle principali banche centrali.

La minaccia di una rapida ripresa dell’inflazione ha infatti già messo sul chi va là i policy maker, come per altro già visto con lo status quo da parte della Bce e della Federal Reserve nel mese di marzo.

Le priorità che però influenzano le politiche dell’Eurotower e della Fed sono però diverse. Da una parte la Bce continuerà a mantenere un approccio attendista, tenuto conto che finora è stata favorita da un’inflazione sotto controllo. Tuttavia, l’aumento dei prezzi energetici rappresenta un rischio per l’Eurozona, molto più che per gli Stati Uniti, perché fortemente dipendente dall’import. Per un approfondimento sul tema, leggi anche Bce: inflazione giù, ma dubbi su salari, energia e alimentari.

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Lagarde, pronta a interventi immediati

I tassi d’interesse nell’area rimangono invariati dal giugno 2025 (tasso sui depositi al 2%, sul rifinanziamento principale al 2,15% e sul rifinanziamento marginale al 2,4%).

Ma, se prima della guerra all’Iran il consenso di mercato era orientato per un taglio nel corso di quest’anno, adesso l’orizzonte è cambiato.

La stessa Presidente, Christine Lagarde, ha ribadito che la Bce è pronta ad adattare la propria politica monetaria per far fronte allo shock energetico legato al conflitto, intervenendo se necessario a ogni riunione del Consiglio direttivo.

In pratica, ha sottolineato, come l’istituto disponga già di maggiore flessibilità grazie a un approccio basato sui dati e su decisioni prese di volta in volta, senza vincoli su un percorso prestabilito dei tassi. Sul fronte dei mercati, uno scenario coerente è quello descritto anche nell’analisi Bce: taglio dei tassi perché la crescita rallenta e l'inflazione frena.

Gli effetti indiretti dell’inflazione

Questa strategia è adottata proprio al fine di evitare rigidità in un contesto economico in rapido mutamento.

Infatti, diversamente da quanto accadde nel 2022, con la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina (con la Bce limitata dalla forward guidance su acquisti di asset e tassi), oggi può reagire con maggiore agilità.

Inoltre, ha spiegato Lagarde, la revisione della strategia del 2025 ha tenuto conto di uno scenario globale caratterizzato da shock dell’offerta più frequenti, così da permettere alla Bce di valutare non solo lo scenario centrale dell’inflazione, ma anche i rischi e le incertezze che lo circondano.

C’è infatti il rischio che l’inflazione si trasmetta ai salari e ai servizi: se i lavoratori chiederanno aumenti per compensare il caro vita, l’Eurotower potrebbe intervenire, soprattutto se queste pressioni supereranno gli effetti negativi del rallentamento economico.

Aumenta il rischio di stagflazione

Sulla futura dinamica della politica monetaria nell’Eurozona pendono dunque molte variabili.

La Bce, secondo Irene Lauro, senior economist – Europe and Climate di Schroders, ha confermato i tassi in un contesto reso più incerto dall’impennata dei prezzi di petrolio e gas legata al conflitto in Iran, proprio mentre l’economia mostrava segnali di miglioramento.

Sicuramente il rialzo dei costi energetici alimenta l’inflazione, ma il punto chiave – spiega – resta capire se si trasmetterà a salari e inflazione di fondo o se il rallentamento della crescita riuscirà a contenerla.

Nel frattempo, avverte, aumentano i rischi per l’economia: lo stop alle forniture di GNL dal Qatar e la competizione globale per il gas potrebbero mantenere alti i prezzi dell’energia più a lungo, frenando la crescita.

Al momento, i mercati ipotizzano uno shock temporaneo, ma l’incertezza resta elevata: per questo, secondo l’economista, la Bce dovrebbe continuare a muoversi con un approccio prudente e basato sui dati.

L’Eurotower rivede stime di inflazione e Pil

A livello di prospettive si registrano le conferme. La stessa Bce ha rivisto al rialzo le stime sull’inflazione e al ribasso quelle sulla crescita, alla luce dell’impatto del conflitto in Medio Oriente.

Nelle più recenti proiezioni l’inflazione è attesa al 2,6% nel 2026, sopra le stime di dicembre, con revisioni al rialzo anche per la componente core.

Contestualmente, ha tagliato le previsioni di crescita: il Pil 2026 scende allo 0,9%, penalizzato dagli effetti della guerra su materie prime, redditi e fiducia.

La Fed per ora starà a guardare

Per quanto riguarda gli Usa, la Fed difficilmente taglierà i tassi a breve: già prima della guerra in Iran manteneva un atteggiamento prudente, aspettando segnali chiari circa un calo dell’inflazione.

Ora, secondo gli esperti, si trova in difficoltà perché rischierebbe di perdere credibilità: una politica monetaria più espansiva non avrebbe efficacia, con l’aumento del prezzo del petrolio che alimenta sia inflazione sia rallentamento economico.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

bce stagflazione tassi
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